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Scommesse di serie A

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Le notizie che arrivano da Bari, con 17 nuovi indagati (fra questi i nomi nuovi sono Ghezzal, Marco Esposito e Portanova) per il secondo filone del calcioscommesse, impongono una riflessione che vada al di là della cronaca che stanno facendo (bene, facilitati dal fatto che al momento i grandi club sono citati solo di rimbalzo) quotidiani sportivi e non. E' ormai assodato che gli slavi, meno simpatici del camionista di Eccezzziunale veramente, comprassero regolarmente informazioni riservate da mezza serie B e da buona parte della bassa serie A. Partite spesso taroccate, soprattutto nel finale di stagione, a volte con accordi fra i giocatori e altre con operazioni pianificate insieme agli slavi stessi. La cui linea difensiva, da Gegic a Ilievski (per citare i più importanti), è appunto che loro comprassero solo informazioni ma che poi fossero i calciatori a fare tutto. Una tesi che sta in piedi, visto che le stesse informazioni venivano vendute anche a più gruppi. Detto questo, i vari gruppi si accorgevano che qualcosa non andava ben prima della Figc o della Lega: un repentino cambio di quota, prima che scendessero in campo i soldi veri a creare l'effetto allibraggio (cioé delle quote che scendono all'aumentare dei volumi), stava a significare che l'informazione era stata venduta prima ad altri. Un cambio di prospettiva totale, che destabilizza chi ha sempre parlato dei calciatori come di ingenui o di onesti minacciati dalla malavita per alterare le partite. La considerazione più pesante che si può fare in base alle ultime notizie è che non è possibile che le informazioni fossero relative solo a partite di scarso impatto mediatico, con poche decine di migliaia di euro di gioco. La matematica dice che per recuperare i 100mila euro usati per comprare informazioni su una partita, con la vittoria della favorita a 1,50 (esempio non fatto a caso, la base del tarocco è assicurare un risultato probabile), si debbano mettere in campo come minimo 200mila euro (in tal caso la vincita netta sarebbe proprio di 100mila), ma ovviamente gli obbiettivi dell'organizzazione sono più alti. Ecco, quando immetti sul mercato internazionale 500mila euro (e parliamo di una singola organizzazione) su un evento che mai ne sposta altrettanti di gioco la quota deve necessariamente crollare e quindi essere ingiocabile anche per gli altri 'sindacati' di scommettitori più o meno informati. Conclusione parziale: chi vendeva informazioni non lo faceva probabilmente solo su squadre mediaticamente sconosciute oltre le Alpi, ma sulle big dove spostamenti di anche milioni di euro fanno cambiare le quote solo di pochi decimali. Siamo insomma vicini a una svolta, il momento di schiacciare il tasto sarà solo una scelta politica. Twitter@StefanoOlivari