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Il calore del San Paolo

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''Il San Paolo è lo stadio italiano più simile a quelli colombiani''. Non proprio un complimento, di sicuro qualcosa di molto diverso da quel 'calore' della curva che viene esaltato quasi di default a qualsiasi latitudine. Il paragone con la Colombia viene dalle parole del procuratore aggiunto Giovanni Melillo, a margine dell'inchiesta che la Procura di Napoli sta svolgendo sul conto di un gruppo ultrà chiamato 'Bronx' e che ha portato a provvedimenti cautelari nei confronti di 11 persone. Saltiamo a pie' pari tutte le storie su scontri con tifoserie rivali, legami con la camorra, rituali violenti che imbarezzerebbero anche alcune gang di latinos: niente di questo può ormai soprendere, non solo a Napoli, quindi speriamo che la magistratura vada fino in fondo. La parte per noi più interessante è quella calcistica, se così la si può definire, quella dei contatti fra gli ultras e i giocatori. Nessuno dei quali (parliamo dei calciatori) ha commesso, a quanto si sa mentre stiamo scrivendo queste righe, reati né penali né sportivi. Certo è che il libero accesso al campo di allenamento di Castelvolturno a molti dei personaggi indagati dimostra una volta di più che anche ad alto livello (il Napoli è negli ottavi di finale della massima competizione calcistica del mondo, va ricordato) i calciatori siano raggiungibilissimi e facilmente condizionabili da parte di personaggi impresentabili. Dalla frequentazione con Cannavaro (Paolo), Santacroce e altri fino a favori personali, come quando Lavezzi chiese a un camorrista di attivarsi perché in curva fosse esposto uno striscione in suo favore durante un Napoli-Parma. L'aspetto paradossale della questione è che a Napoli e in molte altre realtà i calciatori non hanno di fatto rapporti con i tifosi, cioè quelli che in ultima analisi li mantengono, né con i giornalisti, che in un mondo ideale dovrebbero raccontare quanto succede. Ce li hanno, questi rapporti, soltanto con alcuni factotum dalla professione imprecisata e con alcuni ultrà che possono essere utlizzati per determinati lavori sporchi. Una vicinanza pericolosissima, che però nessuna società combatte davvero. E' un discorso che comunque non può essere banalizzato chiedendo a De Laurentiis di sconfiggere da solo la camorra, vista la funzione di controllo sociale che ha il calcio soprattutto da noi. Meglio undici affiliati ai 'Bronx' (cambiate gruppo e squadra, la questione è la stessa) che undici cani sciolti incontrollabili: un ministro dell'Interno, o anche solo un prefetto, ragiona diversamente rispetto a un magistrato. Twitter @StefanoOlivari