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La NBA è finita?

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La cancellazione dell'intera stagione NBA è stata fino a qualche giorno fa uno di quegli eventi che si ritengono troppo grandi per essere possibili, secondo la logica del 'too big to fail' che non ha portato troppo bene né a Lehman Brothers né ad alcuni stati (non più) sovrani. Invece adesso il tavolo è stato ribaltato e non è in pericolo solo solo una serie di partite ma l'esistenza stessa della lega. Cosa è successo quindi di così diverso dal solito ping pong di percentuali e di rinfaccio di responsabilità? E' successo che l'associazione giocatori ha adesso intenzione di giocare la carta della cosiddetta 'decertification', cioè una sorta di autoscioglimento che porterebbe alla fondazione di una nuova entità in grado di fare causa alla NBA per violazione delle leggi antitrust. Billy Hunter, direttore esecutivo del sindacato (NBPA), e il presidente Derek Fisher (proprio l'anziana guardia dei Lakers) giocano quindi la carta dell'ultimatum degli ultimatum, in una partita a poker che fra le sue prime vittime oltre ai lavoratori dell'indotto NBA (impiegati delle arene, dipendenti vari delle franchigie, commercianti di prodotti o servizi legati alle partite) avrà i giocatori di fascia medio-bassa. Quelli per cui un mese di stipendio che non corre è un danno vero, essendo i loro introiti legati solo al gioco e non all'immagine come nel caso delle super-stelle. La situazione può cambiare da un momento all'altro, se qualcuno cederà, ma mai come in questi giorni la sopravvivenza stessa della NBA è in pericolo. Non lo era stata in questi termini nemmeno ai tempi della concorrenza della ABA (dal 1967 al 1976), prima che l'età di Magic-Bird e poi di Michael Jordan lanciassero la lega alla conquista del mondo. Se la stagione saltasse del tutto non sarebbe infatti ben chiaro il passo successivo, al di là delle sistemazioni individuali (Nowitzki ha da poco fatto sapere che si pone come limite il Natale per decidere il ritorno in Europa) e delle cause incrociate per danni che infesterebbero i tribunali statunitensi. Una nuova lega unica fondata dai giocatori e dai loro agenti? Una lega concorrente di una NBA rifondata? Una minilega solo di squadre con grandi mercati? Sarebbe comunque il primo caso nella storia dell'economia di fallimento, senza motivazioni finanziarie gravi, di un'azienda di successo in tutto il mondo: un po' come se nel giro di un mese sparissero la Coca Cola, la Apple o la Volkswagen. Ancora non ci crediamo. Twitter @StefanoOlivari