La sfida infinita fra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner ha per il momento un vincitore chiaro, ben al di là del numero 1 ATP e della stessa vittoria agli Australian Open 2026. Perché se il Djokovic leggendario (e fresco, dopo i ritiri di Mensik e Musetti) della semifinale l’avesse trovato Alcaraz magari staremmo raccontando altro. Di sicuro lo spagnolo è diventato il più giovane della storia a completare il Career Grand Slam, cioè ad aver vinto almeno una volta tutti e 4 i tornei dello Slam: ci è riuscito a 22 anni e 272 giorni, battendo di oltre un anno il record di Nadal. E al di là della precocità in questa impresa titanica sono riusciti nell’era Open soltanto in 6: Laver, Agassi, Federer, Djokovic (…) e appunto Alcaraz e Nadal. L’altra statistica pazzesca è che Alcaraz sia diventato anche il più giovane a conquistare 7 Slam: in questo caso superato Borg, che ci riuscì a 23 anni e 5 giorni.
Potremmo stare qui per ore a elencare numeri, compresi i 3.850 punti ATP che Alcaraz ha adesso di vantaggio su Sinner, ma sarebbero comunque meno importanti dell’impressione che questo fuoriclasse desta nelle situazioni estreme e nei punti che fanno svoltare i match: il modo in cui è uscito vivo dalla semifinale con Zverev non è certo inedito. Insomma, la sensazione è che per battere l’Alcaraz attuale serva una di queste due condizioni: che lui in un certo senso si batta da solo, e l’anno scorso è avvenuto diverse volte, o che l’avversario faccia i buchi per terra dimostrandosi quel giorno nettamente superiore, tipo il Sinner dello scorso Wimbledon.
Già, Sinner. Il cui standard è così alto che una semifinale Slam diventa una mezza delusione, anche per chi è cresciuto festeggiando il passaggio di tennisti italiani al secondo turno di un Slam. La sconfitta in semifinale con il tennista più vincente di ogni tempo però davvero un po' lo ridimensiona, visti i 14 anni di differenza e un record al quinto set che comincia a diventare pesante: 6 vittorie e 10 sconfitte, un 37,5% che scompare di fronte al 78,8% di Djokovic (41-11), al 65% di Nadal, al 58,9% di Federer e soprattutto al 93,8% di Alcaraz (15-1). Siccome gli allenamenti di Sinner sono curati e maniacali almeno quanto quelli di Alcaraz, è evidente che l’azzurro non ha più margini di miglioramento fisico e che quindi la sfida con il suo grande rivale possa essere vinta cambiando qualcosa a livello tattico o tecnico.
Tutto quanto scritto scompare di fronte alla grandezza di Djokovic, a 39 anni incredibile terzo incomodo fra Alcaraz e Sinner, venti stagioni dopo esserelo diventato per Federer e Nadal, poi superati. Per assurdo una sua vittoria su Alcaraz sarebbe stata meno soprendente di quella su Sinner, per alcune caratteristiche vero suo erede. Difficile che possa avvicinarsi ai più giovani rivali sulla terra, mentre a Wimbledon e US Open potrebbe essere di nuovo uno con cui fare i conti. Si può dire che giochi anche per Federer e Nadal: ogni risultato di Djokovic oggi sottolinea la grandezza dei Big Three nella loro epoca e in assoluto. Inimmaginabile un Becker trentanovenne a dare fastidio a Federer o alla stessa età Agassi insdiare Nadal. Erano davvero incredibile e per Djokovic bisogna anche parlare al presente.
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