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Da Carneade a Invincible: 30 anni di Wenger

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Accolto tra lo scetticismo generale, il tecnico francese è riuscito a scrivere pagine e pagine di storia dell’Arsenal da quel 12 ottobre 1996, quando debuttò sulla panchina dei Gunners

“Arsène Who?” Quando nell’ottobre del 1996 l’Evening Standard utilizzò questo titolo, nel più classico English Humor, il calcio britannico era ancora un mondo fortemente conservatore e scettico verso i manager stranieri. Wenger, nato a Strasburgo e reduce da un’esperienza in Giappone con i Nagoya Grampus, era considerato davvero come un Carneade, l’iconico filosofo greco, originario di Cirene e scolaro della Terza Accademia di Atene, citato da Don Abbondio ne I Promessi Sposi. In pochi, forse nessuno, avevano capito che quel 12 ottobre 1996, a Ewood Park (2-0 al Blackburn firmato Ian Wright), si sarebbe scritto uno dei capitoli più affascinanti, incredibili e longevi della storia dell’Arsenal.

Con i Gunners Wenger vince (quasi) subito

Arsène Wenger conosceva da tempo David Dein, vicepresidente dell’Arsenal, ma fu il consiglio di Gérard Houllier, all'epoca direttore tecnico della Francia, a fugare l’ultimo dubbio: in un amen si arrivò all’accordo tra le parti il 22 settembre, l’1 ottobre l’ufficialità, anche se si dovette aspettare il 12 ottobre per vederlo sulla panchina dei Gunners, a causa di impegni contrattuali precedenti. Chiuse la sua prima stagione al terzo posto, fallendo la qualificazione in Champions per la differenza reti. Con il senno di poi, un trampolino verso la storia. Il primo capolavoro di Wenger con l’Arsenal arriva nella stagione 1997-98 chiusa con un sensazionale double: i Gunners rimontano 12 punti allo United, grazie a una striscia positiva di 10 vittorie di fila iniziata l’11 marzo col Wimbledon e terminata con il 4-0 rifilato all’Everton il 3 maggio, il giorno dell’aritmetico titolo. Tredici giorni dopo, a Wembley, arriva il 2-0 al Newcastle (Overmars e Anelka) a sancire il double dell’Arsenal. L’FA Cup sarà per sempre la coppa di Wenger, alzata altre sei volte. Mai nessuno come lui.

DNA Arsenal: l’eredità di Wenger

Nel giro di pochi anni Wenger cambiò radicalmente il DNA dell'Arsenal e dell'intera filosofia del calcio inglese. In primis con un approccio quasi scientifico al lavoro di campo: bye bye “Tuesday Club", la tradizionale cultura dell'alcol tipica degli spogliatoio inglesi, ecco le diete personalizzate. Tatticamente sovrappose alla tanto iconica quanto solida difesa a quattro (Adams, Bould, Keown, Dixon, Winterburn) ereditata da George Graham, possesso palla e la verticalità. Transizioni veloci, fraseggi di prima e creatività allo stato puro: il nuovo DNA dell’Arsenal degli Invincibili è servito. Il Wengerball è uno spettacolo, alla base del secondo double, quello del 2003-2004. Con 26 vittorie e 12 pareggi, nessuno riuscì a battere i Gunners in Premier, una striscia positiva leggendaria estesa addirittura a 49 gare consecutive. L’undici dell’Arsenal degli Invincibles si cita a memoria nella Terra d’Albione: Lehmann; Lauren, Campbell, Touré, Cole; Ljungberg, Vieira, Gilberto Silva, Pires; Bergkamp, Henry. Ma la legacy di Wenger non è racchiusa soltanto nei suoi 17 trofei alzati in 22 anni.

Da Henry a Fabregas: Arsène, lo scopritore di talenti

Arsène non fu soltanto un innovatore tattico ma, grazie al suo ruolo di manager, anche un maestro nello scovare, valorizzare e rilanciare giovani talenti, trasformandoli in top player. Uno su tutti: Titì Henry. Pescato come esterno d'attacco, in difficoltà alla Juve, fu trasformato in un centravanti moderno da 228 gol complessivi con i Gunners. E che dire di Patrick Vieira? Prelevato giovanissimo dal Milan, diventò il capitano e il motore del centrocampo dell'Arsenal. Le qualità di Dennis Bergkamp vennero esaltate all’inverosimile da Wenger. Arsène, proprio lui: quello che fece debuttare in Premier un giovanissimo Cesc Fabregas sottratto alla Masia del Barça, quello che riuscì a trarre il massimo, come nessun altro, da Nicolas Anelka. E ancora: da Pires a Robin van Persie, passando per Petit, Kolo Touré e Nasri. Tutti giocatori dalle grandi qualità, a cui Arsène Wenger ha allargato gli orizzonti, facendoli diventare dei campioni. Nonostante le difficoltà finanziarie legate alla costruzione del nuovo Emirates Stadium (inaugurato nel 2006) che limitarono il mercato dei Gunners per un decennio, Wenger mantenne comunque l'Arsenal costantemente ai vertici del calcio inglese e internazionale, fino al 30 giugno 2018, rimanendo il manager più longevo della storia del club che fu di Highbiuy e uno dei tre allenatori stranieri, insieme ad Ancelotti e Guardiola, a centrare il double (due volte) in Inghilterra. Ecco chi è stato Wenger. Chissà cosa scriverebbe ora l’Evening Standard, a 30 anni esatti dalla sua prima con l’Arsenal a Ewood Park contro il Blackburn…