Il 26 luglio 2016 la Juventus acquistò dal Napoli per 90 milioni Gonzalo Higuain, il centravanti che nel campionato appena concluso aveva segnato 36 gol. Un acquisto epocale, una di quelle “bombe” di mercato che, quando deflagrano, fanno parecchio rumore. Nel caso di specie, quello che rappresentava l’attaccante argentino per Napoli e il Napoli aumentò gli effetti mediatici di un’operazione già di per sé molto significativa.
Il senso di Higuain per Napoli
La rivalità tra Napoli e Juventus, si sa, trascende l'aspetto meramente sportivo. Nel triennio compreso tra il 2013 e il 2016, sotto la gestione tecnica di Rafael Benítez prima e di Maurizio Sarri poi, gli azzurrierano tornati a proporsi come un'antagonista rilevante della Juventus, che in quel decennio stava portando avanti un lungo ciclo di vittorie di scudetti consecutivi. Gonzalo Higuaín, grazie alle sue prestazioni straordinarie e alla forte empatia dimostrata verso la piazza, era stato eletto a nuovo simbolo di questa contrapposizione contro i bianconeri e il potere del Nord in generale, arrivando addirittura ad essere avvicinato alla figura mitologica di Maradona, di cui sembrava poter raccogliere lo scettro di condottiero capace di interrompere l'egemonia juventina. La sua decisione di accettare il trasferimento a Torino generò una reazione collettiva estremamente accesa a Napoli, dove l'operazione venne vissuta come un tradimento. Nel sentimento popolare, il passaggio di Higuaín alla Juventus venneconsiderato come l'ennesimo atto di sottomissione del Sud al potere del Nord industriale. Ciò nondimeno, quello che sembrava essere un passaggio che avrebbe portato il Napoli a indebolirsi e la Juventus a consolidare la sua schiacciante egemonia, con il tempo assunse sfumature diverse, sia dal punto di vista economico che sportivo. Vediamo perché.
I costi dell’operazione
Partiamo dai dati relativi al pagamento della clausola rescissoria di Higuain, che costò alla Juventus 90 milioni di euro pagabili in due rate annuali da 45 milioni ciascuna. Un’operazione che, all’epoca, risultòla più costosa mai registrata tra due club di Serie A, nonché la terza transazione più onerosa nella storia del calcio mondiale dopo quelle di Gareth Bale (ceduto dal Tottenham al Real Madrid nel 2013 per una cifra lievemente inferiore ai 101 milioni di euro) e Cristiano Ronaldo, arrivato nel 2009 alla Casa Blanca per 94 milioni. Con quel trasferimento, Higuain divenne il giocatore sudamericano più costoso della storia fino a quel momento. Grazie alla sua vendita, oltre che al metodo dell'ammortamento a quote decrescenti del suo costo iniziale, il Napoli realizzò una cospicua plusvalenza, pari a circa 86 milioni di euro, che consentì alla società di De Laurentiis di chiudere il bilancio 2016-17 con un utile netto di 66,6 milioni di euro, il più alto mai registrato da una società di calcio italiana fino a quella data. La Juventus, per il Pipita,sostenne uno sforzo economico senza precedenti, finalizzato alla costruzione di una squadra capace di vincere la Champions League dopo la finale persa nel 2015 contro il Barcellona a Berlino, che comprendeva anche uno stipendio equivalente a circa 14 milioni lordi. Per mantenere l'equilibrio richiesto dai parametri del Fair Play Finanziario, i bianconeri cedettero il francese Paul Pogba, uno dei perni del suo centrocampo, al Manchester United per la cifra di 105 milioni di euro. Un’operazione di compensazione che riuscì, comunque, a garantire al club sabaudo, al termine della stagione 2016-17, un bilancio in attivo di 42,6 milioni di euro. Per i bianconeri, quel bilancio fu, in qualche maniera, storico perché l’ultimo chiuso in positivo. Dalla stagione successiva, il segno meno ha fatto costantemente capolino sui bilanci della Vecchia Signora, arrivando alle cifre monstre del periodo del Covid. La ricerca disperata della vittoria della Champions League portò il club a indebitarsi oltremodo anche con l’acquisto di Cristiano Ronaldo, preso nel 2018 per circa 100 milioni di euro. E se è vero che i problemi finanziari, alla lunga, si riflettono sui risultati sportivi, era quasi inevitabile che anche il dominio in Serie A venisse meno. Nel 2020 la serie di nove campionati vinti di seguito arrivò al suo ultimo atto. Da sei anni la Juventus non si cuce il tricolore sul petto né le sue esperienze in Europa hanno raggiunto momenti migliori delle due finali di Champions giocate nel 2015 e nel 2017.
Tra campo e bilanci
Il Napoli, al contrario, ha seguito un modello di sviluppo più sostenibile. Con un’oculata politica di gestione finanziaria che non ha mai trascurato i risultati sportivi, il club partenopeo è riuscito a contenere le perdite durante le stagioni del Covid (2020-2022), tornando ad avere un bilancio ampiamente positivo nell’anno dello scudetto 2022-23 e in quello successivo, grazie alla valorizzazione dei calciatori, al controllo dei costi e alla partecipazione alla Champions League. Nel periodo seguente al trasferimento di Higuain, la Juventus ha accusato un bilancio complessivo delle stagioni dal 2016-17 al 2024-25 di oltre 900 milioni di perdite, chiudendo in nero solo la prima annata. Il Napoli, nello stesso arco temporale, ha ottenuto un saldo positivo intorno agli 81 milioni, con quattro esercizi in utile e cinque in perdita. Rilevante anche il suo “fatturato” sportivo, che ha aggiunto due scudetti, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana alla bacheca del club. Nelle ultime sei stagioni, al contrario, la Juventus non ha più vinto un campionato ed è riuscita ad a rrivare solo due volte davanti agli azzurri nella classifica finale: nel 2020-21 e nel 2023-24. Insomma, a dieci anni di distanza da uno dei trasferimenti più importanti di sempre, il rapporto di forza tra la Juventus e il Napoli è decisamente cambiato così come, più in generale, è mutata la postura della Serie A verso i maggiori campionati esteri. Leggendo le cifre legate alle trattative del calciomercato, appare di tutta evidenza il fatto che nessuna squadra italiana, oggi, può permettersi di spendere degli importi così elevati come quello che la Juventus dovette riconoscere al Napoli per il bomber argentino.
Nuovi equilibri
Un depauperamento che, almeno a livello domestico, ha permesso l’avanzata di squadre disabituate ai grandi successi. Come l’Atalanta che, con un bilancio costantemente in attivo, si è inserita stabilmente ai vertici della serie A e ha vinto l’Europa League nel 2024; o come il Bologna che, in concomitanza del primo bilancio in utile del periodo che stiamo considerando, è tornato a conquistare la Coppa Italia dopo un digiuno di cinquantuno anni mentre il Como, approfittando delle grandi disponibilità della proprietà indonesiana e della competenza della sua direzione tecnica, nel 2026 si è qualificato per la prima volta in Champions League.Anche l’Inter, acerrima rivale della Juventus, da quando ha cominciato a migliorare i conti è riuscita, in parallelo, a raggiungere importanti risultati sportivi, come la vittoria degli scudetti 2020-21, 2023-24, 2025-26 e il raggiungimento di due finali di Champions (nel 2023 e nel 2025). Gli equilibri del valore sono mutati nella Serie A degli ultimi anni, rendendo le equazioni dei risultati più difficili da risolvere.E la sostenibilità economica dei club, anche in ragione delle norme Uefa in materia, è diventata un elemento necessario per poter competere con continuità ad alto livello.