Il cuoio

Manu Ginobili, “El Diablo mancino”

Con la mano sinistra ha conquistato il mondo. Quattro titoli NBA con San Antonio, un oro olimpico, l’Eurolega con la Virtus Bologna: la storia del cestista argentino più vincente di sempre  

198 centimetri per 93 chilogrammi di pura anarchia cestistica, estro e sregolatezza uniti ad un talento cristallino innato. Un vincente assoluto, capace di dominare in qualsiasi competizione senza mai accantonare del tutto un low profile che è però solo il primo minuto di un innesco della più esplosiva e scintillante bomba a orologeria. Un basket fatto di strappi e isolamenti, fulmini disegnati in cielo spalleggiati dal sole di mezzogiorno, insensati attimi di follia che centrano l'obiettivo e che attentano quasi sempre alle squadre avversarie, oltre che alle coronarie dei propri tifosi. Manu è un assoluto predestinato. Il papà Jorge è allenatore di una squadra locale di Bahia Blanca. I suoi due fratelli maggiori, Sebastian e Leandro, giocano in serie A Argentina, e l'ultimo arrivato in famiglia, come spesso accade, rimane affascinato dalla palla a spicchi. A 10 anni inizia la sua carriera giovanile nella Bahiense del Norte, una trafila di quasi 9 anni che lo porta poi a sbarcare nel mondo professionistico all'inizio della stagione 1995-96 con l'Andino Basket. Esperienza di un anno prima di tornare più vicino al tepore di casa. Viene messo sotto contratto dall'Estudiantes de Bahia Blanca. Emanuel, però, capisce presto che il Sudamerica gli sta stretto. Vuole andare a giocare in Europa. I campionati che attirano di più la sua attenzione e nei quali vorrebbe andare a fare esperienza sono quello spagnolo, e, ancor di più, quello italiano, dove da qualche tempo gioca Hugo Sconochini, suo amico e primo sponsor per lo sbarco di Ginobili nello Stivale. Dapprima viene contattato da squadre spagnole, poi arriva la Viola Reggio Calabria ed è amore a prima vista. Qui Manu dimostra fin da subito le sue doti di Uomo Provvidenza, caratteristica e pregio che risulteranno una costante nella sua carriera.

Al primo anno in Europa è subito promozione dalla A2 alla massima competizione tricolore, il secondo ed ultimo nella compagine calabrese, un trampolino di lancio verso l'Olimpo dei più forti. Nell'estate, l'argentino viene scelto al numero 58 nel Draft NBA, e il sogno inizia ad assumere forma e concretezza. La Viola, dopo un'annata fantastica, che ricorda i fasti del 1993, termina la stagione come quinta forza del campionato dopo i playoff e arriva ad un passo da una storica semifinale nella postseason. Il nativo di Bahia Blanca è straripante e attira l'attenzione di una Virtus Bologna alla ricerca di un astro nascente da affiancare a Sasha Danilovic. Il serbo, però, prende una decisione che sorprende tutti: a soli 30 anni annuncia il ritiro dal basket giocato. Ginobili invece viene messo sotto contratto dalle V nere per 3 anni, con un’opzione per la fuga verso la National Basketball Association al termine dei primi 24 mesi. Il figlio di Jorge conferma la sua predisposizione a stupire sul parquet a suon di trionfi: nel primo anno in Emilia è un "crack" assoluto e la Virtus vince tutto. Al PalaDozza, nemmeno i più nostalgici sentono la mancanza di Danilovic. La squadra e l'atmosfera sono magiche. Ettore Messina, che ha voluto fortemente Manu e lo ritroverà in futuro anche in America, è un direttore d'orchestra perfetto. Il ragazzo della provincia di Buenos Aires invece, un compositore eccelso che trasforma la sua classe e la sua lucida follia in armi letali per i suoi avversari. Ginobili è furbo, pieno di personalità nonostante la sua giovane età e la sua poca esperienza su campi difficili. Sboccia nei momenti duri della partita prendendo in mano la squadra e la trascina al successo, spesso con scelte che mozzano il fiato ai suoi tifosi, per poi tramutare la paura in urla festanti di vittoria. La Virtus Bologna, nel primo anno del ragazzotto ancora nemmeno 24enne, completa il Grande Slam vincendo Scudetto, Coppa Italia ed Eurolega. Il dado è tratto. Poco importa se il secondo anno si vince “solo” la Coppa Italia, Emanuel David Ginobili è pronto per il grande salto e sfrutta l'opzione per volare verso la NBA, direzione San Antonio.

L'estate prima dello sbarco negli Stati Uniti è però scottante per il talento di Bahia Blanca: la sua Argentina si ferma solo in finale ai Mondiali contro una Jugoslavia troppo forte. La Selecciòn, trascinata dal suo numero 5, perde e il sogno iridato si infrange sotto i colpi di Peja Stojakovic, Divac e Bodiroga. Manu viene fermato da un infortunio e manca all'appello proprio nell'ultima partita, non avendo così la possibilità di scrivere la storia. Il primo anno in NBA al cospetto di Gregg Popovich sottolinea ancor di più la caratteristica da talismano di Ginobili, così i suoi Spurs vincono l'anello battendo nelle finali i New Jersey Nets. Il sudamericano è un sesto uomo versatile e nonostante un rapporto inizialmente difficile con l'allenatore, inizia ad entrare negli schemi della squadra. "Mister Pop" è un generale di ferro che fiuta la classe cristallina e che quindi accetta il compromesso di avere in squadra un fenomeno che decide momenti fondamentali delle partite, seppur non rispettando sempre alla lettera quello che vorrebbe il suo coach.

Nel suo secondo anno inizia a giocare molte più partite nel quintetto base, e nell'estate seguente la sua Argentina vince l'Oro Olimpico nella finale di Atene contro l'Italia. Quello che è diventato "El contusion" in NBA, dopo aver mandato i suoi al settimo cielo durante la manifestazione, mostra tutte le sue qualità nell'ultimo e decisivo capitolo, giocando una finale da vero condottiero. Ginobili, così, entra definitivamente nella storia ed è il primo giocatore di sempre nel basket a vincere un titolo Olimpico, la NBA, un titolo europeo e una coppa Nazionale. Nella stagione seguente è di nuovo titolo NBA. Stavolta da protagonista assoluto con gli altri due componenti dei big Three, Tim Duncan e Tony Parker. Gioca tutte le partite di Regular Season, viene chiamato all'All Star Game e si dimostra un tassello fondamentale nell'organigramma degli Spurs realizzando 20 punti di media nelle Finals contro i soliti Pistons. I texani vincono anche le Finals del 2007, in maniera facile e netta contro i Cleveland Cavaliers di un giovanissimo LeBron James. Nel 2007-08 arriva invece la prima onorificenza nella NBA, vincendo il premio per il miglior sesto uomo dell'anno. Nelle annate successive, i guerrieri di San Antonio sembrano quasi assopirsi per ricaricare le batterie ed essere pronti allo sprint finale delle proprie carriere. Si inanellano risultati altalenanti, fino a che nelle Finals 2013,cadono solo contro lo strapotere fisico e mentale dei Miami Heat di coach Spoelstra. Ginobili viene criticato nelle ultime due gare della serie, perde tanti palloni, sembra quasi stia per spegnersi la luce. L'anno seguente però, il destino offre ai ragazzi di Popovich la più dolce delle vendette. Nel remake delle finali dell'anno precedente, gli Spurs battono per 4-1 gli Heat. Manu gioca una serie completamente folle. Trascina i suoi, a quasi 37 anni, a quello che sarà l'ultimo trofeo della Dinastia dei "Big Three". Dopo gli ultimi anni di passerella, il 27 agosto 2018 arriva la triste notizia: a 41 anni Emanuel David Ginobili si ritira, ponendo fine, di fatto, al fantastico ciclo dei San Antonio Spurs di Gregg Popovich. Il numero 20 è stato ritirato dalla squadra texana il 29 marzo scorso per mettere definitivamente in ghiaccio le gesta del cestista argentino più vincente di sempre.