Il cuoio

Una leggenda di nome “Piedone”

Pedro Manfredini, grande bomber giallorosso, decise anche la sfida contro la Lazio in Coppa Italia nel 1962

Uno scatto è per sempre. Una foto può bastare a lanciare una leggenda. Quando “Piedone” Manfredini arriva a Roma, la curiosità è tanta. La fama di goleador, svezzato da “Mumo” Orsi, l’oriundo campione del mondo con l’Italia nel 1934 e allenatore del Racing Avellaneda, lo precede. Atterrato a Fiumicino, il fotografo di “Momento Sera”, Pietro Brunetti, lo riprende dal basso col grandangolo mentre scende dell’aereo. Porta il 43, in realtà, ma cambia poco. «Ecco Piedone» dirà il cronista dell’epoca. E “Piedone” resterà, per tutta la vita. Nasce così il mito di uno dei migliori attaccanti nella storia della Roma, morto a Ostia lo scorso 21 gennaio: 164 presenze con la maglia giallorossa e 104 gol, di cui 77 in Serie A, fino al 1965.

NEL DERBY. Alla Roma l’ha consigliato un ex giocatore della Lazio, Silvestro Pisa, andato poi a vivere in Argentina. Ripaga la Lazio con cinque gol nel derby. Ne segna due nel primo che gioca: nell’ottobre 1959 la Roma vince 3-0, ultimo gol di “Raggio di Luna” Selmosson, il primo a segno con entrambe le maglie nella storia della sfida. Aggiunge una tripletta nel novembre del 1960, l’unica che nel derby sia mai stata realizzata dalla squadra ufficialmente in trasferta. Andava in campo, ha raccontato, con un obiettivo solo, far felici i romanisti. L’Olimpico è sempre pieno in quegli anni e Manfredini dentro quell’abbraccio genuino e passionale si sente a casa. Gli piacciono gli sfottò, le scommesse tra i tifosi. A Trastevere si lascia coinvolgere nei Roma-Lazio di quartiere. Tra i rivali ha anche amici veri, Morrone su tutti. Ma c’è un altro derby che segna l’eredità di “Piedone”. È un ottavo di Coppa Italia, si gioca il 25 aprile 1962, una partita ampiamente dimenticabile per tutti i 90 minuti regolamentari e i 30 supplementari. Ai rigori, però, cambia tutto. All’epoca i tiri decisivi li batte un giocatore solo. La Lazio sceglie Longoni. Tutti si aspettano che il tecnico della Roma, Carniglia, incarichi Antonio Valentín Angelillo. E invece sceglie “Piedone”, che per la prima volta in carriera non ne sbaglia uno. Ne segna sei su sei, tre di forza e tre di precisione. Col suo destro, spiazza sempre il portiere avversario. L’altro eroe della partita è Fabio Cudicini, il Ragno Nero. Escono insieme, abbracciati, e insieme tornano a casa: vivono uno di fronte all’altro, in via De Carolis, stesso palazzo e stesso piano, alla Balduina.

LA COPPA DELLE FIERE. Famiglia italiana, nonno cremonese emigrato in Argentina, Manfredini ha sempre diviso. È un centravanti fisico, potente, non tecnico. Si scontra con il tecnico Carniglia, che ha una concezione tutta estetica del pallone. Resistono insieme fino alla storica conquista della Coppa delle Fiere 1961. “Piedone” segna 12 gol, va in rete in tutti i turni. Timbra il 4-1 al St. Gilloise nel ritorno degli ottavi e il 2-0 al Colonia nel ritorno dei quarti. Perso 2-0 il ritorno, risolve con una doppietta il 4-1 nello spareggio che vale la semifinale con l’Hibernian. Finisce 2-2 in Scozia, 3-3 a Roma con un’altra doppietta di Manfredini. Altro spareggio, ed è game, set and match Roma: 6-0, quattro reti di “Piedone”. Si preoccupa quando vede gli avversari avanzare verso di lui, ma vogliono solo fargli i complimenti. Suoi anche i due, preziosissimi gol, nel 2-2 al St.Andrew’s di Birmingham. In un tripudio di bandiere, la Roma vince 2-0 al ritorno all’Olimpico. Manfredini alza anche la Coppa Italia del 1964, la prima nella storia giallorossa. E si prende un posto nella storia.