Il cuoio

Gaetano Musella, il Golden Boy di Napoli

Nel 1981, l’anno dello scudetto sfiorato, realizzò cinque gol. Attaccante generoso e sensibile, morì per un infarto fulminante

«Vado a fare un bagno, e vorrei anche mangiarmi un pezzo di focaccia, ma è tutto chiuso». Niente, quel lunedì mattina, lascia pensare che sarebbe stata l’ultima telefonata di Gaetano Musella alla moglie Simona. È il 30 settembre 2013, stanno per festeggiare i 30 anni di matrimonio. Ritroveranno il suo corpo tra i cespugli, vicino la scogliera di Caprazoppa, a Finale Ligure, solo con una t-shirt. Infarto fulminante, stabilisce l’autopsia: non ha avuto nemmeno il tempo di chiedere aiuto. Nino, il Golden Boy dal ribelle ciuffo biondo che la paura di crescere non sapeva nemmeno cosa fosse, ha messo il cuore sempre. E il cuore l’ha tradito all’ultimo metro.

GLI INIZI. A pallone ha giocato sempre, con chiunque gli capitasse a tiro. Per un ragazzo nato a due passi dal San Paolo, il Napoli diventa presto più di una passione. Sarà il suo grande amore, da cui riceve il più bel regalo per il diciottesimo compleanno. Una settimana prima di diventare maggiorenne, il tecnico Gianni Di Marzio lo fa esordire in Serie A, proprio nel tempio del tifo a due passi da casa, contro il Bologna. È la prima di 85 presenze in 4 stagioni (72 in Serie A, 10 in Coppa Italia e 3 in Coppa Uefa), con 12 gol: 8 in campionato, 3 in coppa Italia e uno in Coppa Uefa, nel 2-2 contro il Radnicki del 16 settembre 1981.

TRICOLORE SFIORATO. Il fisico c’è già, col destro telecomanda la palla praticamente dove vuole. Col tempo, trasformerà ogni punizione in un esercizio di stile, imparerà come ingannare i portieri guardando da un lato e tirando nell’altro. Gli manca un po’ d’esperienza, che con sé porta la capacità di scegliere la cosa giusta da fare al momento giusto. Il Napoli lo manda un anno in prestito al Padova, per poi riabbracciarlo con l’ambizione di trasformarlo nel nuovo Golden Boy, nel nuovo Rivera. Nel 1979-80, tornato in azzurro, fa il suo esordio in Under 21. Il successivo è il suo campionato migliore. La dirigenza forgia una squadra di giovani (Celestini, Cascione, Marino, Ferrario) riuniti intorno allo spirito guida di Ruud Krol. Così l’ha voluto Rino Marchesi, che schiera Musella in tutte le partite, come collante tra attacco e centrocampo o da punta di movimento in un tridente tutta fantasia con Oscar Damiani e Claudio Pellegrini. Il 12 aprile del 1981 è proprio Golden Boy a prolungare l’illusione della lotta per lo scudetto. Il Napoli, per la venticinquesima giornata di campionato, si presenta al Comunale contro un Torino frenato dalle assenze di Danova, Sala e Zaccarelli. È una sfida interlocutoria, sulla panchina granata Romano Cazzaniga, il portiere riserva di Luciano Castellini nell’anno dello scudetto del 1976, ha sostituito l’esonerato Ercole Rabitti. Musella segna in modo per lui inusuale, di testa su cross dalla sinistra di Pellegrini. Contemporaneamente, la Roma pareggia in casa contro la Fiorentina, così il Napoli vola in testa alla classifica. Ma la sconfitta contro il Perugia regalerà lo scudetto alla Juventus.

ULTIMA STAGIONE. La rete di Musella, associato spesso al gol vittoria di Giordano in un altro Torino-Napoli preludio sei anni dopo del primo tricolore azzurro, sembra lanciarlo verso il successo ma la precocità si rivela un limite. Musella, che cattura anche per la somiglianza con Nino D’Angelo, segna tre gol in 27 partite nel campionato 1981-82. I tifosi lo coccolano, ai compagni uno come lui, sempre altruista, magnanimo e pronto all’amicizia, piace. Il nuovo tecnico Giacomini, però, lo apprezza meno. I successivi dissidi con la dirigenza di Ferlaino lo portano a cercare fortuna a Catanzaro. Sarà l’inizio di una lunga discesa verso un’epoca di rimpianti.