Il cuoio

Scoglio, il professore di Lipari innamorato del Grifone

Legatissimo alla sua terra, scoprì un amore sconfinato per i rossoblù, chiuse al Napoli e tenne fede alla profezia: «Morirò parlando del Genoa»

Era un altro calcio, un altro mondo, un altro secolo. C’erano meno protagonisti social e più personaggi umani, pittoreschi, veraci. Erano gli anni di Novantesimo Minuto, delle partite tutte allo stesso orario e dei nuovi profeti della sfera: Zeman doveva ancora fondare Zemanlandia insieme a Pasquale Casillo e così il vero grande innovatore di quegli anni era un signore nato a Lipari il 2 maggio 1941 che decide, a soli 30 anni, che la panchina è la sua vocazione e la sua materia di insegnamento. Non per niente sarà sempre conosciuto come “Il Professore”.

SUBITO IN PANCHINA. Franco Scoglio, laureato in Pedagogia e gli Anni Sessanta passati a insegnare negli istituti del meridione, inizia la sua trentennale carriera dalla Gioiese, Prima Divisione calabrese e fa subito centro: vittoria del campionato e addio. Il Professore è così, prendere o lasciare: si ferma un anno, insegna il suo calcio e se qualcosa non lo soddisfa saluta senza guardarsi indietro. In quei caldissimi Seventies, l’uomo di Lipari mostra un personalità a due facce: innovatore quando si tratta di parlare di pallone, conservatore quando bisogna allontanarsi dalla propria terra. Un signore di altri tempi: un carattere difficile, tosto, tipico degli uomini del Sud ma dotato, dietro a quella scorza ruvida, di un cuore enorme e di un attaccamento unico alla propria terra. Fino al 1984 è un girovagare continuo: Gioiese, Reggina, Messina, Acireale, Crotone e Akragas prima di fermarsi sullo Stretto. In quei dodici anni, Scoglio dirazza solo una volta: nella stagione 1977-78  il Professore si allontana dal Sud ma non dal mare visto che approda sul Golfo dei Poeti, in Liguria. Con lo Spezia disputa una discreta annata ma il richiamo dei profumi del Meridione è troppo forte e torna indietro. Ma qualcosa di quella terra, di quella gente, gli è rimasto dentro: Franco da Lipari non sa che in lui è appena scoccato l’amore ma lo capirà solo nove anni dopo.

DA MESSINA A GENOVA. Ai giallorossi, che allena per la terza volta, trova un ventenne palermitano, piccolo e un po’ tozzo che ha voglia di spaccare il mondo: il suo nome è Salvatore Schillaci, ancora lontano dall’essere quel signore simbolo delle Notti Magiche di Italia 90. Tra i due nasce una stima reciproca: Scoglio sente, per la prima volta, che si può costruire qualcosa di duraturo. Il primo anno è di assestamento, il secondo arriva la Serie B e al terzo un campionato dignitoso. Dopo il dodicesimo posto nel 1988, il Professore saluta e viene chiamato da Aldo Spinelli per guidare il Genoa, che langue nella serie cadetta da quattro anni. Scoglio si ricorda della Liguria e accetta. Per il suo gioco però c’è bisogno di un leader difensivo che sappia impostare l’azione da dietro. Scoglio indica un ragazzo di 28 anni reduce da una stagione di alti e bassi alla Roma. La piazza storce un po’ il naso ma Franco da Lipari, da grande conoscitore di giocatori e uomini, ha visto giusto: Gianluca Signorini diventerà l’anima e il simbolo del Grifone. Per sempre. Insieme i due riportano i rossoblù in A e finiscono undicesimi l’anno dopo. Il Professore riprende a girare ma tornerà al Genoa in altre due occasioni: nella prima c’è ancora Signorini mentre l’ultima dura 32 giornate spalmate su due tornei. Allena anche il Napoli per otto partite ma sarà il suo canto del cigno.

GRIFONE PER SEMPRE. Scoglio, anche nel nuovo millennio, rimane un personaggio da invitare alle trasmissioni televisive perché è uno dei pochi, veri conoscitori di calcio. Un giorno afferma senza paura di smentita: «Morirò parlando del Genoa». Tutti pensano che sia la solita frase a effetto ma Franco da Lipari, ancora un volta, sorprende tutti. Il 3 ottobre 2005, mentre il Genoa, il suo Genoa, sta vivendo l’anno più nero in seguito alla retrocessione in C per illecito sportivo, Scoglio è ospite a Primo Canale di una trasmissione sui rossoblù. Intorno alle 22 interviene Enrico Preziosi, patron e numero uno genoano: gli animi si scaldano e il vecchio condottiero, improvvisamente, sbianca in volto. I presenti in studio provano a rianimarlo ma senza fortuna. Il Professore saluta così a soli 64 anni, in un modo fuori dall’ordinario parlando dell’unica, vera squadra che abbia mai amato.