Il cuoio

Italia-Finlandia, quel 6-1 che ci portò ai mondiali

La vittoria ottenuta dalla nazionale azzurra il 15 ottobre 1977 ipotecò la qualificazione ai mondiali del 1978. Bettega fu il protagonista assoluto di quella partita con quattro reti

Se l’Italia arrivò quarta in Argentina, disputando uno dei suoi migliori mondiali, in buona parte lo dovette
alla partita che disputò il 15 ottobre 1977 allo stadio Comunale di Torino contro la Finlandia. Era una
nazionale che stava finalmente assumendo una sua identità precisa, frutto delle sperimentazioni coi giovani
resesi necessarie dopo il fallimentare mondiale del 1974 in Germania, che spinse la Federazione a
programmare un piano di ricambio per una generazione di campioni che, con la maglia azzurra, aveva ormai
dato il meglio. A guidare quell’operazione venne chiamato Enzo Bearzot, dapprima in affiancamento a
Fulvio Bernardini e, dalla settimana precedente all’incontro con i finlandesi, in piena autonomia
decisionale.

LA JUVE, IL TORO E LA NAZIONALE - Siamo nella seconda metà degli anni settanta e le gerarchie del campionato, dopo lo scudetto vinto dalla Lazio nel 1974, si sono stabilmente assestate nella città della Fiat, Torino. La Juventus e i granata dettano legge in serie A dando vita a due campionati spettacolari: nel 1975-76 il Toro vince il suo primo (e, ad oggi, unico scudetto) della storia post Superga; i bianconeri se lo riprendono l’anno successivo in un emozionante
testa a testa che la squadra di Trapattoni si aggiudica con 51 punti, solo uno in più dei rivali cittadini. E sulle eccellenze di queste due squadre Bearzot, giustamente, decide di costruire un’Italia solida e moderna, capace di combinare alcuni principi del calcio totale predicato dagli olandesi con l’efficacia essenziale del gioco all’italiana che fa perno su una robusta fase difensiva. Per arrivare a questa sintesi, che nell’acme del percorso porterà al titolo mondiale, è necessario attraversare una fase di costruzione che prevede ostacoli e delusioni, come la mancata qualificazione alla fase finale degli Europei del 1976. Bearzot è friulano, non si scoraggia: convinto della bontà delle proprie idee e delle qualità dei calciatori scelti, va avanti per la sua strada.

IL GIRONE CON L'lNGHILTERRA -  Il girone di qualificazione per i mondiali del 1978 vede gli azzurri doversi disputare la fase finale della competizione con l’Inghilterra, nazionale che, forse più per tradizione che per valore assoluto, incute
soggezione. La partita contro la Finlandia, vista la situazione della classifica e del calendario, per l’Italia è decisiva: gli azzurri sono a punteggio pieno (6 punti) ma dietro agli inglesi, che hanno 8 punti e una sola partita rimasta da disputare, proprio quella da giocare con l’Italia a Wembley. Anche la differenza reti è a loro favore: +9 contro il +8 dei ragazzi di Bearzot. In vista della trasferta del mese successivo a Londra, è evidente che non solo è necessario vincere ma bisogna farlo con una cospicua parata di gol. Allo scopo la formazione che il CT friulano mette in campo vede Zoff tra i pali; Tardelli e Gentile a salire sulle fasce con Mozzini e Facchetti difensori centrali; Causio, Benetti, Zaccarelli e Antognoni, in posizioni differenti e non allineate, a fare (e contenere) gioco in mezzo al campo; Graziani e Bettega in attacco. È un sabato pomeriggio qualunque, di quelli che preludono all’inverno nonostante il sole pallido e umido di quegli autunni sabaudi precedenti ai cambiamenti climatici.

BETTEGA, QUATTRO GOL E UN MONDIALE - C’è voglia di mondiali e paura di non farcela, con la partita ancora da giocare con l’Inghilterra, una trasferta che sembra da hic sunt leones, a gravare mentalmente sulle giocate dell’Italia. Ci vuole mezz’ora per iniziare a spingere il risultato sulla pista di decollo per Buenos Aires: è Roberto Bettega, su un cross dalla destra di Causio, a volare in mezzo all’area per esibirsi in uno dei pezzi che gli riesce meglio per battere i portieri
avversari. Tuffo, impatto col pallone, gol. Un copione recitato spesso anche con la Juventus, che mette in rilievo le doti acrobatiche di Bobby Gol e la precisione delle sue esecuzioni in area di rigore. Dopo nove minuti Penna Bianca, altro soprannome guadagnato per il precoce incanutirsi della chioma, concede il bis, sempre di testa. E poi è tripletta. E, in poco più di un’ora, anche il quarto gol impreziosisce una prestazione che porta l’attaccante bianconero a essere il miglior marcatore di sempre in una singola partita della nazionale (seppur in condivisione con Pernigo, Orlando, Sivori e Riva). Risorsa importantissima, Bettega: attaccante moderno, intelligente, capace di modulare, in funzione delle situazioni di gioco, tecnica di base, potenza fisica e orientamento tattico. È l’esponente di punta di questa prima nazionale di Bearzot, in grado di rappresentare simbolicamente il nuovo corso voluto dal CT friulano: è lui a raffigurare più di altri la sintesi ottimale tra i tumulti del calcio totale e il pragmatismo dell’italianità votata al risultato. Solo la sfortuna lo terrà lontano dal momento più alto espresso dalla nazionale nel dopoguerra: un brutto infortunio rimediato in uno scontro di gioco durante una partita di Coppa dei Campioni contro l’Anderlecht del novembre 1981 lo escluderà dai mondiali di Spagna. Bearzot lo richiamerà, a titolo acquisito, per salvare gli eroi di Madrid da un repentino declino dal quale lui stesso verrà lambito.

DA LONDRA A BUENOS AIRES - Alla festa che è il 6-1 finale danno il perimetro definitivo anche Graziani e Zaccarelli, voci della squadra operaia di una città che, vestita d’azzurro, darà lustro ed emozioni al Paese anche in Sudamerica. Già, perché la trasferta inglese, seppur sbiadita e perdente, verrà neutralizzata dall’ultima vittoria in casa contro il Lussemburgo. Ma è nel 6-1 sulla Finlandia che l’Italia vede comparire sulla linea dell’orizzonte l’estate invertita dall’inverno australe delle città argentine.