Formula 1

Max Verstappen e la prima pole in Formula 1

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Il giovane pilota olandese della Red Bull conquista in Ungheria la sua prima pole position in Formula 1 superando per 18 e 197 millesimi le Mercedes di Valtteri Bottas e di Lewis Hamilton. Più staccate le Ferrari di Charles Leclerc e di Sebastian Vettel.

Un sogno accarezzato più volte e alla fine divenuto realtà. Dopo averla sfiorata già lo scorso anno in Messico quando a beffarlo fu l'ex compagno di squadra Daniel Ricciardo, alla fine Max Verstappen è riuscito finalmente a conquistare oggi pomeriggio in Ungheria la sua prima pole position in Formula 1 mettendo così fine a un digiuno che durava da 93 gare, diventando così il 100° poleman nella storia della massima categoria motoristica. Un tabù, quello delle mancate pole position, sfatato al termine di una sessione di qualifica che ha visto il giovane talento olandese della Red Bull confermare l'assoluto stato di forma della RB15 già intravvisto nelle varie sessioni di libere, arrivando a precedere per 18 millesimi la Mercedes di Valtteri Bottas (apparso in ripresa rispetto alla scorsa gara in Germania, e presumibilmente motivato nel voler dare un segnale alla sua squadra in ottica di un possibile rinnovo di contratto) e per 197 millesimi quella di Hamilton, scatenando così l'euforia dei suoi tifosi, accorsi in massa fino all'Hungaroring per sostenerlo dopo la vittoria conquistata domenica scorsa ad Hockenheim.

Una pole, quella di Verstappen (1'14"572, nuovo record della pista), che mette fine anche al digiuno di pole della Honda (l' ultima risaliva al Gp d'Australia 2006 con Jenson Button) e conferma una volta di più l'assoluto passo in avanti della power unit nipponica che, in attesa del prossimo aggiornamento in programma alla ripresa del campionato in Belgio, sembra ora essere molto più vicina in termini di potenza a quelle di Mercedes e Ferrari.
Un risultato, quello ottenuto oggi dalla Red Bull, frutto non solo del passo in avanti della Honda, non solo del pacchetto aerodinamico introdotto in Austria dalla scuderia di Milton Keynes ma anche della crescita e della maturazione come stile di guida dello stesso Verstappen, incline oggi ad essere più riflessivo e al contempo meno aggressivo rispetto a un anno fa. Merito di una squadra che ha saputo far crescere un giovane talento come quello del pilota olandese, non mancando però di riprenderlo con Helmut Marko lo scorso anno quando in seguito all'ennesimo errore maturato nella FP3 a Monaco (dopo quelli già commessi nelle prime gare) Verstappen fu costretto a partire dal fondo dello schieramento, rinunciando a una pole position che di fatto era nelle sue mani. Una lezione che il giovane Max seppe ben memorizzare e che lo ha portato ad essere quel pilota che oggi stiamo apprezzando.

Tornando alle qualifiche odierne, dopo Verstappen (autore della pole e capace di rifilare ben 878 millesimi al compagno di squadra Gasly, qualificatosi sesto) e le Mercedes troviamo le due Ferrari di Leclerc (quarto) e Vettel (quinto) a conferma delle difficoltà della Rossa a generare downforce in una pista tortuosa come quella ungherese. Un distacco, i 471 millesimi maturati da Leclerc al pari dei 499 di Vettel, che la SF90 accusa sopratutto nel terzo ed ultimo settore: se nel primo la Rossa è nettamente la più veloce in pista e nel secondo se la gioca con i rispettivi rivali, è nelle ultime curve che la scuderia di Maranello soffre il minor carico aerodinamico che la sua monoposto è in grado di generare, accusando un pesante distacco nei confronti di Mercedes e Red Bull e che porta sopratutto con Leclerc la macchina quasi a scodare mentre affronta l'ultima curva.

Una cosa, questa, che il monegasco ha rischiato di pagare seriamente sul finire della Q1, quando, nell'obiettivo di migliorare il proprio tempo pur essendo già qualificato alla Q2, Charles andando troppo al limite ha finito con il perdere la propria monoposto andando a impattare con il retrotreno contro le barriere. Non sono mancati attimi di concitazione ai box: c'era da capire quale fosse il danno rimediato dalla monoposto numero 16, ma anche se ci sarebbe stato il tempo materiale per portare di nuovo in pista per la Q2 il pilota monegasco, con la FIA che con il suo Delegato tecnico Jo Bauer è arrivata subito ai box Ferrari per poter accertare la regolarità delle operazioni effettuate dai meccanici del Cavallino. Meccanici i quali alla fine sono riusciti a sostituire l'ala posteriore a Leclerc, consentendogli di poter effettuare le rimanenti fasi delle qualifiche, ottenendo anche il massimo che la stessa Ferrari potesse ottenere visti gli attuali limiti della vettura, che il nuovo pacchetto aerodinamico qua introdotto ha sicuramente limitato ma non risolto del tutto. Sia per Leclerc che per Vettel è lecito aspettarsi una gara assolutamente in difesa domani, in attesa che, esaurita la pausa estiva, la F1 faccia tappa in Belgio e in Italia, gare che sulla carta dovrebbero decisamente essere a favore della SF90.

Scorrendo la classifica, da sottolineare la buona qualifica delle due McLaren su un circuito sulla carta non favorevole alla scuderia di Woking con il giovane Norris (settimo) davanti per 52 millesimi al più esperto Sainz (ottavo).
Un capitolo a parte lo merita sicuramente la Haas, con Grosjean che sulla sua monoposto ha voluto il pacchetto aerodinamico con cui la scuderia americana aveva debuttato a inizio stagione in Australia, mentre Magnussen ha mantenuto gli aggiornamenti aerodinamici che hanno debuttato nelle ultime gare: a spuntarla è stato nettamente il pilota francese, qualificatosi nono, con il danese eliminato in Q2 con il 15° tempo, a dimostrazione dell'evidente passo indietro compiuto dagli ingegneri con i successivi aggiornamenti introdotti sulla VF-19.
In decima posizione troviamo Kimi Raikkonen a bordo di un'Alfa Romeo apparsa in evidente difficoltà sul tracciato ungherese, come conferma anche il 14° tempo di Antonio Giovinazzi (retrocesso poi in 17° posizione per impeding nei confronti della Racing Point di Lance Stroll nel corso della Q1).
Da sottolineare, infine, l'impresa del giovane Russell, che, al volante della Williams, ha sfiorato per soli 53 millesimi l'accesso alla Q2: la conferma, se vogliamo, del talento del campione 2018 della Formula 2, che al momento cerca di tirare fuori il massimo da una monoposto, la FW42, che anche qui in Ungheria conferma i suoi limiti pur lasciando intravvedere una leggerissima crescita, in attesa di vederlo nei prossimi anni su una monoposto maggiormente competitiva.