Formula 1

F1 Amarcord: Salo e la mancata vittoria di Hockenheim

© Ercole Colombo

Il 1° Agosto 1999 Mika Salo al volante della Ferrari F399 (come sostituto di Michael Schumacher, alle prese con i postumi dell'infortunio patito a Silverstone) lascia, dietro ordini di scuderia, al compagno di squadra Eddie Irvine la vittoria del Gp di Germania, rinunciando alla sua prima vittoria in Formula 1.

Una combinazione di eventi. Da sempre la carriera agonistica di uno sportivo (sia esso un calciatore o un pilota di Formula 1) viene decisa da una serie di episodi che può finire con il condizionare inevitabilmente il proprio futuro. Insomma, le cosiddette sliding doors. Nella storia che stiamo per affrontare il protagonista è un pilota di Formula 1 che nella sua carriera piuttosto circoscritta nel Circus non ha mai avuto modo di correre con delle monoposto di prima fascia, se non per un breve periodo. Un periodo che lo ha visto ottenere un rendimento piuttosto altalenante, ma anche alcune soddisfazioni, riuscendo in due occasioni a salire sul podio e in una di queste a sfiorare una vittoria certa, ceduta al compagno di squadra per un ordine di scuderia. Stiamo parlando del finlandese Mika Salo.

Un'avventura, quella di Salo in Formula 1, che comincia nel 1994 con la Lotus, dopo che nelle prime gare dello stesso anno la Jordan aveva pensato a lui per sostituire lo squalificato Irvine. Al finlandese viene proposto un contratto di una sola gara (il Gp del Giappone, in programma il 6 Novembre 1994 a Suzuka) per sostituire Johnny Herbert, passato nel frattempo alla Benetton. Qualificatosi 25° Salo riuscirà a chiudere la gara in 10° posizione, ottenendo anche la conferma per la gara successiva, l'ultimo Gp della stagione ad Adelaide in Australia. Se è vero che in questo frangente il finlandese sarà costretto al ritiro nel corso del 49° degli 81 giri in programma per un problema tecnico, la Tyrrell decide di ingaggiarlo per le tre stagioni successive, i cui migliori risultati saranno cinque quinti posti a Monza (1995), Adelaide (1995), Interlagos (1996) e Monaco (1996 e 1997, riuscendo in quest'ultima occasione ad evitare la sosta ai box).
Nel 1998 Salo passa alla Arrows, ma sarà una stagione piuttosto deludente per via dei limiti della monoposto inglese, con il quarto posto a Monaco come miglior risultato dell'annata.
Nel 1999 su suggerimento di Jacques Villeneuve viene chiamato dalla BAR (British American Racing) per sostituire per tre gare (Imola, Monaco e Spagna) il brasiliano Ricardo Zonta, infortunatosi al piede durante la sessione del sabato mattina nel Gp di casa a Interlagos: se a Monaco Salo sarà costretto al ritiro, nelle altre due occasioni andrà molto vicino alla zona punti con il settimo posto ad Imola e l'ottavo a Barcellona disputando delle ottime gare, limitate però dalla scarsa efficacia della monoposto..

credit: Simon Galloway

Non è un caso, quindi, che la Ferrari pensi a lui come sostituto di Michael Schumacher per il periodo che il campione di Kerpen dovrà affrontare fuori dalla pista per potersi ristabilire dalla frattura di tibia e perone, riportati a Silverstone l'11 Luglio 1999 nelle prime fasi del Gp di Gran Bretagna.

Una convocazione, quella di Salo in Ferrari, che avviene la mattina successiva, un lunedì, quando il pilota finlandese, impegnato con una lezione di ballo in vista del matrimonio che si sarebbe svolto la domenica successiva, riceve una chiamata dal suo manager. Il tempo di preparare la valigia, e nel giro di 48 ore Mika approda così a Maranello, dove firma il contratto con Ferrari e prova la F399 per un paio di giorni, prima di tornare a Helsinki per il matrimonio, e poi ritornare il giorno dopo le nozze per ultimare la sua presa di conoscenza con la nuova monoposto.

Saranno 6 le gare che Salo correrà con la Ferrari, caratterizzate in buona parte da un rendimento altalenante, e al contempo dai primi podi in carriera: il terzo posto a Monza, e il secondo posto di Hockenheim dietro cui si nasconde molto più di quello che uno potrebbe anche solo immaginare.

Se il debutto in Austria vede Salo qualificarsi in settima posizione, staccato di 1”560 dal poleman Hakkinen (con Irvine, terzo a poco più di un secondo dal finlandese della McLaren), e chiudere la gara in nona posizione a causa del tamponamento della Stewart di Herbert che lo obbliga nelle prime fasi di gara a rientrare anticipatamente ai box e a cambiare il muso della sua monoposto (con Irvine vincitore), nella gara successiva in Germania qualcosa cambia: se la pole è sempre ad opera della McLaren-Mercedes di Mika Hakkinen (1'42”950), seguito dalla Jordan di Heinz Harald Frentzen (1'43”000) e dalla seconda McLaren di David Coulthard (1'43”288), in quarta e quinta posizione si qualificano le Ferrari con Salo (1'43”577) davanti al caposquadra Irvine (1'43”769).

Al via Hakkinen mantiene la testa della corsa, seguito a sorpresa proprio da Salo (autore di un ottimo scatto al via, che gli aveva consentito di guadagnare ben due posizioni, salendo al secondo posto) e da Coulthard, con Frentzen, Irvine e Barrichello (Stewart) più staccati. Il pilota brasiliano nelle primissime tornate riesce a superare sia Irvine che Frentzen guadagnando la quarta posizione, ma sarà costretto al ritiro nel corso del 6° Giro per un problema idraulico della sua Stewart. Nelle posizioni di testa Hakkinen sembra avere il controllo della gara con Coulthard che tenta in più occasioni di superare Salo, salvo poi tamponarlo nel corso del decimo giro. Se lo scozzese sarà costretto giocoforza a tornare ai box per sostituire l'ala anteriore, il finlandese della Ferrari non riporta alcun danno dal contatto e può così proseguire la sua gara.
Al 21° Giro inizia il valzer dei pit stop, con Frentzen che è il primo a fermarsi, seguito da Irvine, Salo, e, nel corso del 24° Giro, anche da Hakkinen, il quale però in occasione della sosta accusa un problema al sistema di rifornimento, e così è Salo a passare in testa, seguito dal compagno di squadra irlandese, capace di superare Frentzen alla sosta grazie all'ottima tempistica dei meccanici della Ferrari). Hakkinen è quarto, subito dietro Frentzen. Il pilota finlandese della McLaren sarà però costretto al ritiro la tornata successiva (25° Giro) per la foratura della gomma posteriore sinistra, che lo porta a sbattere violentemente contro le barriere, rimanendo fortunatamente illeso. Salo potrebbe andare a vincere la gara ma, dopo pochi Km ecco arrivare il team radio che lo riporta giocoforza alla realtà: la squadra decide di invertire le posizioni, chiedendo al finlandese di lasciare strada libera a Irvine, il quale con lo stop di Hakkinen potrebbe addirittura passare in testa al Mondiale.

Non osiamo pensare quanto, più volte nel corso degli anni successivi, Salo abbia pensato a quel momento, a quel team radio che di fatto lo privava di una vittoria certa, assolutamente conquistata sul campo, ma alla fine decide di aiutare la squadra, e così fa passare Irvine dandogli via libera per la vittoria.

Irvine così si aggiudica il Gp di Germania con 1”091 su Salo e con 5”195 sulla Jordan di Frentzen, conquistando anche la testa della classifica piloti con 52 punti, otto in più di Hakkinen, con la Ferrari in testa anche alla Classifica Costruttori con 90 punti, seguita dalla McLaren a 74 punti.
Il pilota irlandese sa ben cosa vuol dire ricevere un team order che ti costringe di fatto a far passare il tuo caposquadra (Michael Schumacher), e così sul podio, dopo che Salo lo ha applaudito, prende la coppa del vincitore, e la consegna a Mika. Per Irvine il vero vincitore del Gp di Germania, è lui: Mika Salo.

Quella di Hockenheim sarà il punto più alto dell'avventura di Salo non solo con la Ferrari, ma anche e sopratutto in Formula 1: nella gara successiva in Ungheria si qualificherà addirittura 18° (concludendo la gara in 12° posizione, staccato di ben due giri); in Belgio dopo essersi qualificato nono riuscirà a chiudere la gara in settima posizione, staccato di 56”249 dal vincitore, David Coulthard su McLaren. Seguirà il terzo posto a Monza (in una gara che vedrà il suo caposquadra Eddie Irvine disputare una corsa anonima, conclusa al sesto posto), e il ritiro in occasione del Gp d'Europa (passato alla storia per la sparizione della gomma posteriore destra, con la monoposto di Irvine ferma su tre ruote nella piazzola della sosta) prima del ritorno di Michael Schumacher, avvenuto in Malesia.

La Ferrari deciderà di ringraziare Salo per il lavoro svolto al fianco di Irvine dandogli modo di disputare la stagione 2000 in Sauber al fianco di Pedro Paolo Diniz, già suo compagno di squadra nel 1998 in Arrows: i suoi miglior risultati quell'anno saranno i quinti posti di Monaco e Germania, e il sesto posto a Imola.
Nel biennio 2001-2002 Salo approda in Toyota (con il primo anno che lo vedrà impegnato in numerosi collaudi, e il secondo in pista con una monoposto alle prese con numerosi problemi tecnici, i cui miglior risultati saranno il sesto posto alla gara d'esordio in Australia e in Brasile) prima di lasciar definitivamente la Formula 1.

Resta però il dubbio di come eventualmente la carriera di Mika Salo sarebbe potuta cambiare se quel 1° Agosto 1999 gli fosse stata data la possibilità di poter ottenere quella vittoria conquistata con le proprie forze (e anche con un pizzico di fortuna) sul campo, e costretta a cedere per via di un team order, che alla fine peraltro non è servito a nulla, dato che Mika Hakkinen a bissò il titolo vinto l'anno prima. Una domanda alla quale non potremo mai di fatto avere una risposta.