Formula 1

Amarcord: Williams FW14B, l'auto venuta da un altro pianeta

La terza doppietta consecutiva ottenuta dalla Mercedes W10 al termine del Gp della Cina ha consentito al team tedesco di emulare l'ottimo inizio di campionato effettuato nel 1992 dalla Williams FW14B, che dominò la stagione con un superbo Nigel Mansell.

Due monoposto capaci nelle rispettive epoche di dominare il campionato di Formula 1 conquistando nelle prime tre gare di campionato ben tre doppiette consecutive. Quando domenica scorsa sul circuito di Shanghai la Mercedes ha tagliato il traguardo con Lewis Hamilton davanti a Valtteri Bottas, il pensiero di tutti è subito andato alla mitica Williams FW14B, capace di dominare il Mondiale 1992 con Nigel Mansell e Riccardo Patrese.
Vero, non mancano le differenze, a cominciare dal fatto che mentre quest'anno Bottas ha vinto il Gp d'Australia e Hamilton le restanti gare in Bahrain e Cina, all'epoca Nigel Mansell aveva vinto le prime tre gare in Sudafrica, Messico e Brasile sempre davanti a Patrese, come anche il fatto (volendo essere particolarmente pignoli) che mentre il duo Williams aveva conquistato la totalità dei punti che le prime due posizioni potevano assicurare Hamilton e Bottas non hanno conquistato in Bahrain e in Cina il punto extra relativo al giro più veloce (andato rispettivamente al ferrarista Leclerc e al pilota Red Bull Gasly). Eccettuate però queste piccolezze, non c'è dubbio come effettivamente la Mercedes W10 “faccia paura” sopratutto pensando al precedente della Williams dell'epoca.

L'auto venuta da un altro pianeta. Così veniva soprannominata la Williams FW14B, la monoposto che porterà Nigel Mansell e il team di Grove a conquistare il titolo mondiale. Un dominio, quello della stagione 1992, figlio della voglia di rivincita di Frank Williams dopo il triennio 1988-1990 che aveva visto la sua squadra una volta vinto il titolo con Nelson Piquet al termine del Mondiale 1987 perdere competitività a causa della decisione della Honda di rompere l'accordo relativo alla motorizzazione con il team di Grove (la filosofia del motorista nipponico era infatti quella di seguire al massimo due squadre, rappresentate a inizio 1988 dalla Lotus e dalla McLaren, con cui era stato appena sottoscritto un accordo di fornitura dei motori). La Williams si trova così costretta ad affrontare il mondiale 1988 con il motore Judd (basato su un progetto realizzato ad inizi anni 80 dalla Honda, la quale si accollerà le spese di fornitura nei confronti del team di Sir Frank) che si rivelerà scarsamente competitivo, per poi passare a partire dalla stagione 1989 alla motorizzazione Renault. Con il motore francese la scuderia inglese torna alla vittoria aggiudicandosi 4 gare (i Gp di Canada ed Australia 1989, e il Gp d'Ungheria 1990 con il pilota belga Thierry Boutsen, il Gp di San Marino 1990 con Riccardo Patrese), ma al termine della stagione 1990 Renault e Williams arrivano alla conclusione che è necessario un cambio di passo per consentire al team di Grove di battere l'egemonia della McLaren-Honda guidata da Ayrton Senna, e così grazie all'estro del giovane Adrian Newey (ingaggiato a metà stagione dalla March) e con la supervisione del Dt Patrick Head nasce la Williams FW14, che disputerà il Mondiale di Formula 1 1991.
Fin da subito il progetto vettura colpisce un pilota esigente quale Nigel Mansell (in procinto di lasciare la Formula 1 dopo l'annata deludente in Ferrari), il quale accetta la proposta di Sir Frank, e affiancherà per il successivo biennio 1991-1992 Riccardo Patrese, confermato sulla seconda monoposto.

Un dominio, quello Williams, iniziato nel 1992, ma che in realtà avrebbe potuto cominciare un anno prima. Fin da subito, infatti, la FW14 impressiona tutti non solo per la velocità, ma anche per le soluzioni sofisticate che presenta, quali ad esempio le valvole pneumatiche, ma anche il cambio semi automatico, di chiara scuola Ferrari. Una monoposto, la FW14, che oltre ad 'essere molto veloce (anche più della McLaren) presenta però un grosso limite: l'affidabilità del nuovo cambio. Nella prima parte di stagione, Mansell e Patrese sono costretti infatti a ritirarsi in tre delle prime quattro gare. Solo a partire dal Gp del Messico (quinta gara del Mondiale 1991) la situazione sembra cambiare con la Williams che, risolti i suoi problemi al cambio, inizia a vincere prima sul circuito intitolato ai fratelli Rodriguez con Patrese davanti a Mansell, e poi con il Leone d'Inghilterra che conquista ben tre vittorie consecutive in Francia, Inghilterra e Germania.

La corsa al Mondiale piloti sembra riaperta, ma alla fine sarà comunque Senna a vincere il titolo con 24 punti di vantaggio su Mansell (96 vs 72). Decisiva oltre a una McLaren-Honda molto affidabile e a un Senna in assoluto stato di forma capace di fare la differenza anche quando la sua MP4/6 non lo supporta, anche la squalifica in Portogallo della Williams di Mansell a causa del cattivo fissaggio della gomma posteriore destra che si stacca dalla macchina una volta finito il pit stop e che fa si che la squadra monti sulla monoposto una gomma in una zona della pit lane non autorizzata per la sosta generando così la squalifica.

Se dunque è Senna a vincere il Mondiale 1991, in molti (tra cui lo stesso pilota brasiliano) comprendono l'assoluta competitività della Williams, destinata molto presto a diventare la numero 1 in pista. Ed è quello che per l'appunto capiterà nella stagione 1992, quando la scuderia di Grove presenta la FW14B: una monoposto che ricalca l'aerodinamica della FW14 della stagione precedente, ma che presenta al contempo delle soluzioni destinate ad entrare nella storia, a cominciare dal controllo di trazione, l'ABS, ma sopratutto le sospensioni attive, costituite da due molle anteriori e una posteriore che si estendevano alzando o abbassando la monoposto dal suolo in base al rollio o al beccheggio.
Fin da subito la Williams si dimostra la monoposto da battere, e nella prima gara in Sudafrica disputata il 1° Marzo 1992 Mansell conquista la pole (1'15”486) con un vantaggio di 741 millesimi sulla McLaren-Honda di Senna (1'16”226), e di 1”186 su quella di Berger (1'16”672). Quarto in griglia Patrese (1'16”989), staccato di 1”503 dal compagno di squadra Mansell. Il Leone d'Inghilterra vincerà il Gp con 24”360 sul compagno di squadra italiano. Senna chiuderà al terzo posto (staccato di 34”675 da Mansell), davanti al giovane pilota tedesco della Benetton Michael Schumacher (a 47”863 dal vincitore) e al compagno di squadra Berger.

Un dominio Williams, quello visto in Sudafrica, che si ripete tre settimane dopo in Messico (22 Marzo). Mansell conquista agevolmente la pole con 16 millesimi di vantaggio su Patrese, mentre i principali avversari del team di Grove accusano distacchi abissali, a cominciare dal terzo qualificato, Schumacher, a 946 millesimi dal poleman, e con Senna sesto in griglia e con un distacco di 2”445 dalla pole a causa di un brutto incidente occorsogli nelle qualifiche del venerdì che lo ha visto perdere il controllo della McLaren che, dopo aver fatto un testacoda, è andata ad impattare contro un muretto. Un dominio che si ripeterà anche in gara con Mansell che si aggiudica il Gp, seguito da Patrese a 12”471, e da Schumacher a 21”429.

Podio identico anche due settimane dopo in Brasile sul circuito di Interlagos (5 Aprile). La prima fila è perfettamente speculare a quella del Messico, con Mansell (1'15”703) davanti a Patrese (1'16”894). Senna si qualifica al terzo posto (1'17”902) davanti al compagno di squadra Berger (1'18”416) ma con un distacco di oltre due secondi nei confronti di Mansell. In terza fila troviamo Schumacher (1'18”541) davanti alla Ferrari di Alesi (1'18”647). La gara, come detto, vedrà anche in questo caso la Williams di Mansell vincere la gara con 29”330 sul compagno di squadra Patrese, e con Schumacher terzo e addirittura doppiato dalle monoposto del team di Grove, con le McLaren di Senna e di Berger costrette al ritiro per problemi tecnici.

Uno strapotere tecnico, quello della Williams FW14B, che vedrà il team inglese conquistare 14 delle 16 pole stagionali, vincere 10 delle 16 gare in programma (9 con Mansell (Sudafrica, Messico, Brasile, Spagna, San Marino, Francia, Gran Bretagna, Germania (come possiamo vedere dal tweet sopra riportato) e Portogallo) e 1 con Patrese (Giappone)) e 6 doppiette (Sudafrica, Messico, Brasile, San Marino, Francia e Gran Bretagna) e che avrebbe dato il via a un ciclo durato sei anni che avrebbe visto la scuderia inglese lottare ripetutamente per il titolo mondiale (vincendolo anche con Alain Prost (1993), Damon Hill (1996) e Jacques Villeneuve (1997)) fino al termine della stagione 1997, quando la Renault avrebbe lasciato provvisoriamente la Formula 1. Ma questa è un'altra storia.