Formula 1

Monoposto F1 2019: Red Bull RB15

© Getty Images

Scopriamo i segreti tecnici della nuova monoposto della scuderia di Milton Keynes progettata come sempre da Adrian Newey.

Genio e sregolatezza. La Red Bull RB15 mostra una volta di più al suo interno l'estro di Adrian Newey, capace di progettare una monoposto come sempre aerodinamicamente molto interessante, ma, come vedremo, con alcuni elementi forse troppo azzardati che siamo riusciti con molta pazienza a cogliere.

Cominciamo però dall'ala anteriore, più larga rispetto alla scorsa stagione per motivi regolamentari, che presenta i soliti cinque profili orizzontali. Il muso in apparenza ricorda quello già visto sulle ultime due Red Bull con la differenza che all'altezza dell'attaccatura con la scocca risulta quasi più stretto, con un inedito profilo all'altezza dei turning vanes. Non solo: il nasino (o protuberanza a seconda di come lo vogliamo chiamare) presenta al suo interno delle scanalaturine visibili solo ingrandendo l'immagine, il cui compito dovrebbe essere quello di incanalare il flusso d'aria verso il fondo. Riconfermato, inoltre il buco presente sulla sommità del naso (o protuberanza), il cui scopo è incanalare il flusso d'aria verso l'uscita dell'S-Duct, il quale presenta un innovativo flap il cui compito potrebbe essere quello di reindirizzare l'aria verso l'ala posteriore. Occhio ai badgeboard: uno degli elementi (e in particolare quello a ridosso della sospensione anteriore, riconoscibile perchè si vede sporgente sotto la scritta Aston Martin) sembrerebbe essere più alto dei 350 mm di altezza previsti dal Regolamento. Da capire se la Federazione lo riterrà o meno regolare.
A proposito di sospensione anteriore: lo schema è ovviamente push-rod con il triangolo inferiore che, osservando con attenzione le foto, sembrerebbe esser stato rialzato. Per una ulteriore conferma o meno, aspettiamo di vedere la monoposto in pista durante i test.

L'airbox è simile, come forma, a quello della passata stagione, ma, ingrandendo l'immagine, è possibile osservare al suo interno una suddivisione in due parti.
Occhio alla pance, che si presentano piuttosto rastremate, forse anche troppo. Tenendo conto che quest'anno la scuderia di Milton Keynes monterà il motore Honda che nelle scorse stagioni ha più volte accusato dei seri problemi di affidabilità, ci chiediamo se queste pance così strette (ma ancor più le bocche dei radiatori che si presentano ancora più piccole rispetto a quelle della passata stagione) siano l'ideale per far respirare il motore nipponico, che più volte ha accusato dei seri problemi di surriscaldamento.
Occhio agli specchietti retrovisori: presentano un profilo che molto probabilmente ha funzione aerodinamica, con lo scopo di generare maggior carico.

L'ala posteriore, più alta e larga seguendo le novità regolamentari introdotte quest'anno, è sorretta da un monopilone: confermata, quindi, la soluzione utilizzata nelle passate stagioni, così come la sospensione posteriore mantiene lo schema pull-rod.

Gli scarichi, infine, mantengono lo stesso schema delle passate stagioni, con i due condotti della valvola wastegate posti lateralmente rispetto al tubo di scappamento centrale.

Al termine dello shakedown effettuato nella giornata di ieri sul circuito di Silverstone, Max Verstappen in un video pubblicato sui canali social della scuderia ha espresso parole molto lusinghiere nei confronti della nuova monoposto Red Bull, affermando come fin da subito sia rimasto profondamente soddisfatto sia della monoposto che del motore, e rilevando come Honda abbia portato un gruppo piacevole con cui lavorare. Non c'è dubbio come per lo stesso motorista nipponico la motorizzazione della Red Bull rappresenti una sfida: non solo per la prima volta dal suo rientro in Formula 1 avvenuto nel 2015  Honda dovrà motorizzare ben due scuderie (Toro Rosso e Red Bull facenti peraltro parte entrambe, se vogliamo, dello stesso gruppo, della stessa società), ma una di esse (Red Bull) lo scorso anno con la precedente motorizzazione Renault aveva conquistato il terzo posto in Classifica costruttori. Uno stimolo, quindi, per il motorista nipponico, che lo scorso anno ha potuto lavorare con la Toro Rosso con molta più tranquillità rispetto al tormentato triennio con McLaren. Bisogna anche dire che la stessa Toro Rosso durante la scorsa stagione si è di fatto trasformata in una vettura laboratorio per Honda per cercare di risolvere gli annosi problemi di affidabilità che avevano caratterizzato le annate precedenti proprio in vista della futuro utilizzo dei motori nipponici da parte della Red Bull.
Se l'accoppiata Red Bull-Honda sarà o meno foriera di successi dopo un inevitabile primo periodo di adattamento reciproco, sarà solo il tempo a dirlo.