Formula 1

Ferrari e la staffetta Binotto-Arrivabene

© LAPRESSE

Dopo alcune indiscrezioni la Ferrari con una nota ha ufficializzato l'addio di Maurizio Arrivabene e la nomina di Mattia Binotto nel ruolo di Team Principal, dopo una stagione che aveva visto deteriorarsi non poco i rapporti tra i due.

Una vera e propria rivoluzione. Quando il clima intorno alla Ferrari sembrava essersi almeno sulla carta rilassato dopo una stagione che aveva visto il Team Principal Maurizio Arrivabene e il Dt Mattia Binotto fronteggiarsi senza esclusione di colpi, ecco il colpo di scena. Dopo alcune indiscrezioni circolate nella mattinata di ieri, nel pomeriggio la Ferrari ha ufficializzato con una nota l'addio di Arrivabene alla scuderia di Maranello, e la promozione di Binotto nel ruolo di Team Principal.

Dopo quattro anni di impegno e instancabile dedizione Maurizio Arrivabene lascia la Scuderia. La decisione è stata presa di comune accordo con i vertici dell'azienda dopo una profonda riflessione in relazione alle esigenze personali di Maurizio e a quelle della Scuderia.
A Maurizio vanno i ringraziamenti da parte di tutta la Ferrari per il lavoro svolto e per aver contribuito a riportare la squadra a livelli estremamente competitivi. A lui vanno i migliori auguri per il suo futuro e le prossime sfide professionali.
A far data da oggi (7 Gennaio n.d.r) Mattia Binotto assume il ruolo di Team Principal della Scuderia Ferrari. A Mattia continueranno a rispondere tutte le funzioni tecniche.

Arrivabene paga molto probabilmente la mancata conquista del titolo mondiale da parte della SF71-H, monoposto che fin da subito aveva impressionato i tifosi e gli avversari della Rossa e che aveva iniziato molto bene la stagione conquistando ben due vittorie (Australia e Bahrain), e tre pole position (Bahrain, Cina e Azerbaijan) nelle prime quattro gare con Sebastian Vettel. Nessuno, però, aveva messo in conto non solo la tragica scomparsa dell'ex Presidente Sergio Marchionne, che ha finito inevitabilmente con il destabilizzare la squadra facendo riemergere quelle frizioni tra Arrivabene e Binotto che solo il manager italo-canadese era in grado di gestire, ma ancor più gli innumerevoli errori di guida di cui si è reso protagonista lo stesso Vettel in Germania, Italia, Giappone e Usa (superati poi nelle ultime due gare a titolo ormai perso) che uniti a un aggiornamento aerodinamico destinato al retrotreno della SF71-H rivelatosi poco efficiente a Singapore e in Russia hanno finito con il consegnare il titolo mondiale nelle mani di Hamilton.

Un rapporto, quello tra Arrivabene e Binotto deterioratosi definitivamente in Giappone, quando, in occasione delle qualifiche che videro le due Rosse sbagliare la scelta delle gomme sotto un autentico diluvio andandosi a qualificare solo al quarto e al nono posto in griglia rispettivamente con Raikkonen e con Vettel, Arrivabene non esitò a prendersela con la squadra criticando non poco la scelta di andare in pista con gomme intermedie quando le gomme più adatte erano quelle da asciutto, come poi avrebbero fatto tutte le altre scuderie. Da quel momento in poi la squadra si è trovata di fatto spezzata a metà, con i due che sul finire della stagione hanno di fatto sancito una tregua per consentire alla squadra di poter tornare a lavorare il più serenamente possibile, ma purtroppo era destino che la tregua prima o poi si spezzasse. Certo, nessuno immaginava accadesse così repentinamente, visto che nelle scorse settimane lo stesso Arrivabene aveva smentito le voci che volevano Binotto in partenza verso Mercedes o Renault sostenendo come la squadra fosse più unita e compatta che mai.

Al contempo, la decisione della Ferrari di non rinnovare il contratto in scadenza ad Arrivabene era una cosa assolutamente difficile da prevedere, a maggior ragione dopo la decisione da parte del Presidente John Elkann di nominare Louis Camilleri come ad, visto che sia Camilleri che lo stesso Team Principal bresciano erano espressione di una realtà comune, chiamata Philip Morris, dove Camilleri era il capo di Arrivabene. Ovviamente, la scelta di Elkann di promuovere Binotto nel ruolo di Team Principal (rispettando così anche il volere del compianto Presidente Marchionne il quale negli ultimi tempi aveva preso proprio il Dt come punto di riferimento per la squadra, in attesa di poterlo nominare come Team Principal Ferrari in ottica 2019) mette in discussione anche lo stesso ruolo di ad di Camilleri, e non è un caso che in queste ore sia ritornato a suonare il nome dell'ex ad Ferrari  Amedeo Felisa come suo possibile successore, o alla meglio come suo assistente.

Se da un punto di vista tecnico la scelta di Binotto come nuovo Team Principal è sicuramente molto valida, bisognerà capire quale sarà il suo approccio con la squadra. Da un punto di vista tecnico-motoristico, bisogna dare atto al tecnico reggiano di origini svizzere di aver innescato quella ripresa che ha fatto si che la Ferrari riuscisse ad azzerare il gap che la separava dalla Mercedes valorizzando i giovani tecnici made in Maranello con le promozioni a capo motorista di Corrado Iotti, e di Enrico Gualteri come capo progettista, e, in ambito aerodinamico, la promozione di Enrico Cardile al fianco di David Sanchez, con i due che, dopo aver curato l'aerodinamica delle monoposto Ferrari 2017 e 2018, in seguito al trasferimento di Simone Resta in Alfa Romeo Sauber, cureranno a quattro mani la progettazione della nuova Ferrari.

Un risultato frutto di un'ottima conoscenza della squadra da parte di Binotto, al suo 25° anno in Ferrari, dopo aver esordito nel 1995 come ingegnere motorista della squadra test, passato due anni dopo nella squadra corse, per poi salire piano piano di ruolo, diventando nel 2009 Responsabile generale delle operazioni motore e Kers al fianco di Paolo Martinelli (il capo dei motoristi nell'era vincente della Ferrari di Schumacher), Vicedirettore motore ed elettronica al fianco di Luca Marmorini, prima di prendere poi la Direzione del reparto power unit nel 2014 su volere di Sergio Marchionne, e di venir promosso nel 2016 come Direttore Tecnico in seguito al divorzio con James Allison.

Sarà da capire, infine, quale sarà il suo rapporto con i piloti: se come Arrivabene considererà Vettel come una prima guida, con Leclerc destinato in questa stagione a un'annata di apprendistato, o se, come pensano in tanti, metterà i piloti sullo stesso piano, dando  alla pista e al cronometro il ruolo decisivo di arbitro. Una cosa è certa: se l'innesto di Binotto sarà positivo o meno per la squadra in ottica titolo iridato sarà solo il tempo a dirlo.