Formula 1

La Formula 1 e una leggenda di nome Schumacher

Nel giorno del suo 50° compleanno ripercorriamo le principali fasi della carriera del campione di Kerpen.

Un campione capace con le sue gesta di fare la storia della Formula 1. Per tutti i piloti del Circus Michael Schumacher rappresenta un autentico punto di riferimento per via dei suoi sette titoli iridati, delle sue 91 vittorie in carriera, delle sue 68 pole (record poi battuto da Hamilton, attualmente a quota  83, in occasione delle qualifiche del Gp d'Italia 2017), frutto di uno stile di guida e di una passione verso la sua squadra volte ad ottimizzare al massimo il rendimento che in quel momento è in grado di assicurare la propria monoposto. Un campione, che dal 29 Dicembre 2013 in seguito ai postumi di un gravissimo incidente occorso sulle nevi di Meribel che gli ha provato delle lesioni cerebrali, sta lottando duramente per tornare quanto meno a una vita regolare, e che la sua famiglia giustamente ha voluto proteggere mantenendo il più stretto riserbo sulle sue condizioni di salute grazie al prezioso supporto della sua portavoce, Sabine Kehm, divenuta sua manager negli ultimi anni di attività agonistica.

Una privacy a cui Michael teneva moltissimo quando correva e che noi vogliamo rispettare, dedicandogli questo amarcord relativo alla sua carriera motoristica, con l'auspicio quanto prima di poter apprendere dei nuovi importanti progressi di questo grande campione, che ancora oggi ha un posto speciale nel cuore dei tifosi non solo della Ferrari, ma dell'intera Formula 1, e che vede negli attuali sfidanti per il titolo iridato, Sebastian Vettel (cresciuto nel kartodromo di Kerpen della famiglia Schumacher, amico di Michael con cui ha corso e vinto numerosi edizioni della Race Of Champions per la Germania) e Lewis Hamilton (che per Schumacher ha sempre avuto una grande ammirazione) due piloti che lo amano e lo apprezzano molto.

DALLE PRIME VITTORIE SUI KART AL DEBUTTO IN FORMULA 1.

Nato a Huerth- Hermuehlheim il 3 Gennaio 1969, fin dall'età di quatto anni Michael mostra una grande passione per i motori, trasmessagli dal padre Rolf, meccanico e proprietario di un kartodromo a Kerpen, in cui il piccolo Schumacher comincia ad effettuare i primi giri in pista. Qui viene notato all'età di 15 anni da un imprenditore locale, Jürgen Dilk, il quale, impressionato dalle doti velocistiche di Michael ,decide di aiutarlo economicamente ad entrare nel mondo delle corse. Un aiuto che il giovane Schumacher ripagherà conquistando con i kart non solo il titolo juniores tedesco, ma anche quello europeo a Göteborg. Nel 1988 Michael passerà poi alla guida di una monoposto approdando nei campionati tedesco ed europeo di Formula Ford (in cui si classificherà rispettivamente sesto e secondo) grazie al supporto di Dilk, e in Formula König (di cui si aggiudicherà ben 9 gare su 10) grazie al supporto del proprietario di un concessionario Lamborghini, Gustav Hoecker.


Proprio in Formula König  Schumacher viene notato da Willi Weber (in seguito suo manager), proprietario del team di F3 tedesca West WTS Racing, che non esita ad ingaggiare per il biennio 1989/1990 il giovane pilota di Kerpen, il quale dopo essere arrivato secondo nel 1989 staccato di un punto dal campione Wendlinger, nel 1990 non solo conquista il titolo della F3 tedesca ma addirittura grazie all'interesse da parte di Peter Sauber riceve la possibilità di poter disputare il Campionato Mondiale Sport-Prototipi con uno junior team Sauber Mercedes (guidato dallo stesso Sauber e di cui fanno parte i suoi rivali in F3 tedesca Karl Wendlinger e Heinz Harald Frentzen). Schumacher vincerà in questa categoria la 480 Km di Città del Messico il 7 Ottobre 1990 in coppia con il più esperto Jochen Mass (approfittando della squalifica  della monoposto gemella guidata dal duo Schlesser-Baldi per rifornimento illegale), e la 430 Km dell'Autopolis il 28 Ottobre 1991 in coppia con Wendlinger.

Il 1991 rappresenta anche l'anno del debutto di Michael in Formula 1 che avviene il 24 Agosto sul circuito belga di Spa-Francorschamps al volante della Jordan 191 motorizzata Ford  in sostituzione del belga Bertrand Gachot, arrestato per aver spruzzato dello spray urticante negli occhi di un tassista inglese. Schumacher fin da subito mostra tutto il suo potenziale, qualificandosi al settimo posto seppur staccato di due secondi da Senna, e conquistando il terzo tempo nel warm-up della domenica, ma purtroppo la sua gara dura solo pochi metri a causa dell'ennesimo problema tecnico della Jordan 191 progettata da Gary Anderson.

Le prestazioni di Schumacher nel weekend belga, però, non sono sfuggite agli addetti ai lavori, tra cui il team principal della Benetton, Flavio Briatore, il quale intuendo perfettamente le potenzialità del giovane pilota tedesco, decide di ingaggiarlo subito al posto del brasiliano Roberto Moreno, approfittando anche del fatto che Eddie Jordan aveva ingaggiato Michael solo per il Gp del Belgio. Con il quinto posto di Monza 1991 inizia così un lungo sodalizio tecnico che porterà Schumacher a correre con la Benetton, con cui non solo vincerà giusto un anno dopo in Belgio (30 Agosto 1992) la sua prima gara in Formula 1, oltre che in Portogallo il 26 Settembre 1993, ma che lo porterà addirittura a conquistare nel biennio 1994-1995 ben due titoli iridati, grazie alla definitiva esplosione del talento del pilota tedesco, capace di fare la differenza in pista nel 1994 con una monoposto tecnicamente inferiore (per via della motorizzazione Ford) rispetto alla concorrenza (nel 1995 potrà invece contare sulla più potente motorizzazione Renault, usata dalla Williams del rivale Damon Hill).

Se il Mondiale 1995 si trasformerà in una cavalcata trionfale per il campione di Kerpen con ben 9 vittorie, più combattuto è sicuramente il Mondiale 1994 che, nell'anno della tragica scomparsa di Ayrton Senna ad Imola, vede Michael approdare all'ultimo Gp in programma ad Adelaide in Australia con un solo punto di vantaggio sulla Williams di Damon Hill. La gara vedrà il suo momento saliente nel corso del 35° degli 81 giri in programma, quando un contatto porterà al ritiro di entrambi e alla vittoria del titolo iridato da parte di Michael.

Nell'agosto 1995 Schumacher decide di accettare la proposta della Ferrari che, in un momento di ricostruzione del team dopo l'approdo nel 1993 come Team Principal del francese Jean Todt, sotto la Presidenza di Luca Cordero di Montezemolo era decisamente intenzionata a tornare a vincere il titolo mondiale, che mancava alla scuderia di Maranello dal 1979 con il sudafricano Jody Scheckter.

IL CICLO VINCENTE IN FERRARI E IL PRIMO RITIRO.

La stagione 1996 vede dunque al via Michael Schumacher al volante della Ferrari con l'obiettivo di riportare quanto prima la Rossa a vincere il titolo iridato. Un rapporto, speciale, quello con la scuderia di Maranello lungo ben 11 anni (1996-2006) che con il tempo diventerà per Schumi una sorta di seconda famiglia, grazie al rapporto di amicizia che si verrà a creare con il tempo proprio con Montezemolo e con Todt, ma anche con gli stessi meccanici della Rossa.

Se il primo anno la F310 progettata dall'inglese John Barnard nonostante alcuni problemi di affidabilità e con un telaio tecnicamente inferiore alla concorrenza riuscirà a vincere tre gare (il Gp di Spagna sotto un autentico diluvio, il Gp del Belgio e il Gp d'Italia) grazie sopratutto all'estro di Schumi,è dal 1997 con l'approdo a Maranello di Ross Brawn e Rory Byrne (che Michael aveva conosciuto in Benetton, e voluto poi fortemente in Ferrari) che la Rossa può seriamente puntare al titolo iridato, sfiorandolo con il pilota di Kerpen nel 1997 e nel 1998, e con Eddie Irvine nel 1999 (dopo che Michael a causa dell'incidente occorsogli in Inghilterra a Silverstone con frattura di tibia e perone era stato costretto a saltare alcune gare) arrivando in tutte e tre gli anni secondi, ma conquistando nel 1999 con la F399 il titolo costruttori. 

Solo nel 2000 Michael Schumacher riuscirà a conquistare il titolo piloti con la scuderia di Maranello, forte di una Ferrari F1-2000 dimostratasi una monoposto ancora più competitiva della precedente, e che lo porterà non solo a vincere 9 delle 17 gare in programma (le prime tre in Australia, Brasile e San Marino, il Gp d'Europa a Nurburgring, il Gp del Canada e le quattro finali in Italia, Usa, Giappone e Malesia) battendo così la McLaren di Mika Hakkinen (vincitore dei Mondiali 1998 e1999), ma a dar il via a un ciclo che lo porterà a vincere 5 titoli piloti consecutivi e ulteriori 5 titoli costruttori dal 2000 al 2004.

Dopo una deludente stagione 2005 per via del mutato cambio regolamentare che aveva imposto l'abolizione del cambio gomme con le coperture Bridgestone (usate da Ferrari, Jordan e Minardi) più in difficoltà a durare tutta la gara rispetto alle Michelin montate dalle rimanenti squadre (l'unica vittoria stagionale della Ferrari sarà il Gp degli Usa a Indianapolis, passato alla storia per il boicottaggio in gara delle squadre gommate Michelin dopo l'incidente occorso nelle prove libere alla Toyota di Ralf Schumacher per via di un cedimento dei pneumatici francesi all'uscita dell'ultima curva, la sopraelevata), nel 2006 Schumacher torna a lottare per il titolo iridato sfidando il campione del mondo uscente, l'asturiano Fernando Alonso, e la Renault guidata da Flavio Briatore, perdendo il Mondiale nelle ultime gare.

Il 2006, però, è anche l'anno del primo ritiro di Schumacher dal mondo della Formula 1. Una scelta, pensata presumibilmente per non togliere il sedile all'allora compagno di squadra Felipe Massa (a cui Michael era molto legato) visto l'approdo in Rosso di Kimi Raikkonen, ma che con il senno di poi ci ha quasi sicuramente privato del miglior Schumacher di sempre.

Tra gli episodi che ci rimarranno più nel cuore l'abbraccio di Michael ai meccanici Ferrari, disperati in Giappone quando  il campione di Kerpen per un guasto al motore era stato costretto al ritiro spegnendo definitivamente ogni speranza per il titolo iridato. Un abbraccio che, una volta di più, attesta il grande affetto che Schumi provava per gli uomini in Rosso.
Come non dimenticare, poi, l'ultima corsa in Brasile, con una gara in rimonta determinata da un problema tecnico ad inizio della Q3 che costringerà Michael a partire dalla decima posizione, e un contatto con la Renault di Fisichella nelle prime fasi di gara che lo riporterà nelle retrovie. Schumacher non si arrende, e così inizia una nuova rimonta, che concluderà al quarto posto, con tanto di sorpasso ai danni del suo successore in Ferrari, Kimi Raikkonen, a tre giri dal termine.

LE CORSE IN MOTO, IL RITORNO IN FORMULA 1 E L'ADDIO DEFINITIVO.

Nel biennio 2007-2008 Schumacher resta in Ferrari come consulente, ma al campione di Kerpen manca la pista, e così nel Febbraio 2009 decide di allenarsi con una Honda 1000 CBR in vista di un possibile approdo nel Campionato tedesco di Superbike, ma a Cartagena cade in maniera piuttosto violenta battendo la testa, e lamentando dolori al collo e alla spalla destra. Proprio il persistere di questo dolore al collo gli impedirà di sostituire Felipe Massa in Ferrari nonostante un paio di test affrontati con la Ferrari al Mugello.

Proprio questi test con la Ferrari fanno capire a Schumacher che la voglia di correre in Formula 1 non è mai passata, e così, una volta effettuata una corretta riabilitazione, nel Dicembre 2009 annuncia di voler ritornare al volante di una monoposto di Formula 1, e in particolare della Mercedes, che ha acquistato da Ross Brawn le quote della Brawn Gp, squadra campione del mondo.
La Formula 1 però è cambiata molto negli anni, non è più quella dei tempi d'oro in Ferrari, e così Michael finisce per risentirne, diventando di fatto un comprimario del suo compagno di squadra, il connazionale Nico Rosberg. In tre anni oltre a una pole position a Monaco 2012 (assegnata poi alla Red Bull di Mark Webber a causa della sostituzione del cambio) il miglior risultato sarà il terzo posto di Valencia 2012, in una gara vinta da Fernando Alonso (all'epoca in Ferrari), seguito da Kimi Raikkonen, e dal Kaiser di Kerpen. Sarà quella l'ultima grande gioia in Formula 1, prima di ritirarsi definitivamente il 25 Novembre 2012 a Interlagos, per lasciare spazio a Lewis Hamilton, già messo un mese prima sotto contratto dagli uomini del team di Stoccarda.