Formula 1

Floersch, Leclerc, Hulkenberg: quando la sicurezza ti salva la vita

Gli incidenti occorsi quest'anno a Sophia Floersch a Macao nell'ultima gara del campionato europeo di F3, a Charles Leclerc in Belgio e a Nico Hulkenberg ad Abu Dhabi in Formula 1 ci dimostrano una volta di più come la sicurezza tra telaio, Halo ed abitacolo abbia fatto un notevole passo in avanti rispetto a qualche anno fa.

Uscire dall'abitacolo della propria monoposto dopo un violento urto illesi o leggermente storditi, o, alla peggio, con un infortunio recuperabile in pochissime settimane o mesi, ma comunque vivi. Una cosa assolutamente impensabile fino a pochi anni fa, ma che per fortuna con il tempo è cominciato a diventare realtà sia grazie alla volontà della FIA (Federazione Internazionale dell'Automobile) di puntare ancora di più a 360 gradi sulla sicurezza del pilota al volante della propria monoposto, sia da parte dei costruttori che, in accordo con la stessa Federazione, hanno potuto determinare anche grazie a degli specifici crash test i migliori materiali possibili volti ad assicurare la massima solidità dell'abitacolo e della sua cella di sicurezza al pilota impegnato a guidare in pista.
Le storie che ci accingiamo a raccontare in questo articolo e relative ad alcuni incidenti piuttosto gravi occorsi quest'anno vedono protagonisti dei piloti sia in Formula 1 che in Formula 3 europea che con la tipologia di monoposto utilizzate fino a pochi anni fa avrebbero sicuramente rischiato la vita e che invece salvo un infortunio alla colonna vertebrale in uno dei casi, sono riusciti a uscire dalle proprie monoposto praticamente illesi. 

SOPHIA FLOERSCH: DALL'INCIDENTE DI MACAO AL SUO PROSSIMO RITORNO IN PISTA.

Uscire di pista a 200 Km/h, al pari di un proiettile. Tra gli incidenti più agghiaccianti del 2018 il primo posto spetta sicuramente a quello occorso lo scorso 19 Novembre alla 18enne pilota tedesca Sophia Floersch, impegnata a Macao nell'ultima gara del Campionato europeo di Formula 3. Siamo nel corso del 4° Giro con la gara che è appena ripartita dopo le primissime fasi che avevano visto la presenza in pista della safety car. Sophia fin da subito si avvicina piuttosto minacciosamente alla Carlin motorizzata Volkswagen del pilota indiano Jehan Deruvala, pronta a superarlo. Deruvala si accorge subito dell'attacco della 18enne pilota tedesca, e frena per evitare il sorpasso. Sophia però si accorge troppo tardi della frenata del suo avversario, non ha il tempo materiale di reagire, e così finisce per perdere il controllo della sua monoposto, andando a tutta velocità verso la Lisboa e centrando in pieno la monoposto guidata dal pilota nipponico Sho Tsuboi (telaio Dallara, motore Toyota). La monoposto della scuderia Van Amersfoort guidata dalla 18enne pilota tedesca (telaio Dallara, motore Mercedes) finisce così con il decollare, andando ad impattare a tutta velocità contro la torretta che ospita cameraman e fotografi, prima di cadere per terra. Gli spettatori sono agghiacciati sulle tribune, l'impatto è stato violentissimo, e c'è chi teme che per Sophia non ci sia più nulla da fare. Fortunatamente non sarà così: vero, la ragazza ha riportato una frattura spinale per cui è stata operata con la massima urgenza presso l'ospedale di Macao, ma per fortuna è cosciente. Insomma, è viva.

Fin dai giorni immediatamente successivi all'incidente la giovane Floersch non esita a tranquillizzare i suoi fan tramite i social network, ma una cosa emerge fin da subito: se Sophia è ancora viva, lo deve sopratutto alla compattezza del telaio. Un elemento, questo, che la 18enne pilota tedesca mette in chiaro anche su Instagram, con un riferimento ben preciso. “La Dallara ha costruito un telaio molto stabile”.


Da sempre parlare di Dallara significa parlare di un gruppo che rappresenta un importantissimo biglietto di visita del Made in Italy in fatto di telai, con la fabbrica di Varano Melegari autentico punto di rifermento per numerose competizioni motoristiche (Formula 2, Formula 3, Formula E, Superformula giapponese, IndyCar tanto per citarne alcune).
Nel caso di Sophia decisiva è stata la scelta della Dallara di irrobustire ancora di più la parte anteriore della monoposto, salvando così le gambe della giovane Sophia, come sottolineato anche in un messaggio dell'ottantaduenne patron, l'ingegnere emiliano Giampaolo Dallara, arrivato poche ore dopo il ringraziamento pubblico da parte della giovane pilota tedesca. “Sono orgoglioso: il merito è dei nostri ragazzi in fabbrica e della capacità del Made in Italy; in particolare per gli accorgimenti nella parte anteriore della vettura che sono riusciti a preservare le gambe di Sophia. La chiamerò quando sta meglio”.

Un mese è passato da quel drammatico incidente, e, nonostante l'intervento sia stato piuttosto complesso (11 ore) per via anche della delicatezza della zona coinvolta, Sophia sta provando a tornare a una vita normale. Intervistata nei giorni scorsi da Sky Deutschland, la ragazza che dopo l'operazione è tornata a casa in Germania, ha dichiarato come stia progressivamente migliorando, di come abbia iniziato da pochi giorni la riabilitazione, e di come il suo sogno sia quello di ritornare a correre intorno ai primi di Marzo (come prospettatole dai medici) ispirandosi al suo mito, la sciatrice americana Lindsay Vonn. Di una cosa, però,Sophia è consapevole: è un miracolo esser ancora viva e potersi ancora muovere. Un miracolo che parla italiano. Un miracolo, insomma, di nome Dallara.

HALO, IL SALVAVITA DI LECLERC IN BELGIO.

Un errore che poteva costare molto caro. Nella stagione 2018 di Nico Hulkenberg uno degli episodi meno positivi (non l'unico, come vedremo successivamente) è rappresentato sicuramente dall'incidente innescato al via del Gp del Belgio che ha visto protagonista oltre al pilota tedesco della Renault anche la McLaren di Fernando Alonso e l'Alfa Romeo Sauber di Charles Leclerc.

Un incidente, quello occorso al via del Gp del Belgio, causato dalla cattiva frenata di Hulkenberg, il quale spiattellando eccessivamente le gomme anteriori, finisce con l'impattare piuttosto violentemente contro la McLaren di Fernando Alonso davanti a lui, la quale pizzicata sulle gomme posteriori decolla salendo sull'Halo dell'Alfa Romeo Sauber di Leclerc, prima di toccare terra, come possiamo anche vedere in questo tweet uscito pochi giorni fa. Un incidente, quello di Spa, che ricorda molto nella dinamica quanto occorse nel 2012 sulla stessa pista proprio ad Alonso, sfiorato al casco dalla Renault guidata da Grosjean, il quale aveva innescato quella carambola.
La sola differenza rispetto ad allora è stata la presenza dell'Halo che, come emerso sin dai primi momenti e confermato poi dalla relazione presentata dal FIA Global Institute lo scorso 7 Dicembre, ha di fatto salvato la vita a Leclerc impedendo all'ala anteriore della McLaren di colpirgli il casco. Leclerc alla fine pur essendo stato raggiunto da alcuni piccoli detriti di carbonio della macchina di Alonso mentre stava volando sopra il cockpit della sua Alfa Romeo Sauber è riuscito comunque ad evitare il contatto con l'ala anteriore della McLaren. Importante, infine, rilevare, come l'Halo della monoposto di Leclerc nonostante il forte impatto con la monoposto di Alonso sia rimasto strutturalmente intatto al punto da essere rimosso a Spa per poter consentire la fuoriuscita del pilota dalla sua monoposto  e da poter essere riutilizzato nelle gare successive.

HULKENBERG E L'INCIDENTE DI ABU DHABI.

Se in Belgio, come abbiamo visto, Nico Hulkenberg è stato autore di un errore che ha generato un bruttissimo incidente, nel corso dell'ultima gara ad Abu Dhabi è stato lui stesso involontario protagonista di un incidente altrettanto brutto, causato dalla Haas di Romain Grosjean, che, nel tentativo di superare la Renault numero 27 ha finito con il pizzicare con la sua gomma anteriore sinistra la gomma posteriore destra della monoposto di Hulkenberg facendo decollare la Renault, la quale si è capovolta più volte prima di finire contro le barriere.

Se è vero che l'Halo in questo caso ha finito con l'ostacolare il pilota tedesco, costretto ad aspettare che i commissari lo estraessero vista l'impossibilità ad uscire, è altrettanto vero come la stessa cellula di sicurezza all'interno dell'abitacolo abbia di fatto salvato la vita allo stesso Hulkenberg.