Formula 1

F1: il bilancio del Mondiale 2018

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Valutazioni finali di una stagione vissuta nel segno di Lewis Hamilton e della Mercedes, e che ha visto la Ferrari degna antagonista sopratutto nella prima parte con Sebastian Vettel.

Un duello intenso conclusosi troppo presto. Il Mondiale 2018, che ha visto il suo ultimo atto ad Abu Dhabi con la vittoria di Lewis Hamilton (Mercedes) davanti a Sebastian Vettel (Ferrari) e a Max Verstappen (Red Bull) nel giorno in cui Fernando Alonso saluta il Circus dopo 17 stagioni, verrà sicuramente ricordato per la lotta al vertice tra Ferrari e Mercedes, mai così vicine tra loro. Una lotta conclusasi a due gare dal termine in Messico per il titolo Piloti (come lo scorso anno), e in Brasile per il titolo Costruttori, ma mai come quest'anno la Ferrari avrebbe potuto far suoi entrambi i titoli potendo contare per buona parte della stagione sulla miglior monoposto del lotto.

Un Mondiale, quello 2018, che dopo 10 gare e ben 4 vittorie (Australia, Bahrain, Canada e Gran Bretagna) sembrava essere nelle mani della Ferrari e di Sebastian Vettel, e che alla fine è stato perso dalla scuderia di Maranello per alcuni gravi errori commessi sia da parte del pilota di Heppenheim sopratutto nella seconda parte di campionato (errore sul bagnato in Germania che lo porta al ritiro quando era in testa, errori nelle prime fasi di gara in Italia, Giappone e Usa, con contatti, testacoda e ripartenza dal fondo del gruppo), sia dalla squadra (ai box con l'errore al pit stop in Ungheria che non ha consentito a Vettel di poter lottare per la vittoria; strategici come a Singapore per il pit stop troppo anticipato che ha fatto perdere la possibilità al campione di Heppenheim di effettuare l'undercut su Hamilton, regalando la seconda posizione a Verstappen, e in Giappone con la scelta errata di utilizzare le gomme Intermedie al posto delle Ultrasoft, che ha finito con il condizionare pesantemente la gara di Vettel). Errori, questi, che hanno fatto sì che nella seconda metà di campionato la scuderia di Maranello si aggiudicasse due sole gare (Belgio con Vettel e Usa con Kimi Raikkonen, alla sua ultima stagione in Rosso), ma a cui al contempo devono essere aggiunti anche alcuni interrogativi circa l'involuzione aerodinamica della monoposto, emersa in maniera piuttosto evidente a Singapore.  Se gli ultimi pacchetti hanno portato dei miglioramenti sull'avantreno, non altrettanto è avvenuto con il retrotreno, con il pacchetto introdotto a Singapore scartato due gare dopo a Suzuka a favore di quello precedentemente introdotto a Silverstone. Nonostante questo, però, restano delle problematiche ben emerse non solo nell'ultima gara di Abu Dhabi, ma in precedenza anche a Singapore e a Sochi (difficoltà di percorrenza dei tratti guidati con curve cieche a 90° e cambi di direzione in cui la trazione gioca un ruolo basilare), non presenti ad inizio stagione a Baku e che la Ferrari (a cui manca un punto di riferimento nella proprietà dopo la scomparsa del Presidente Marchionne) deve risolvere tassativamente se vuol seriamente puntare a un titolo mondiale.



Chi ha affrontato una stagione un po' più complicata del solito, ma è comunque riuscita a sbrogliare il bandolo dalla matassa è stata sicuramente la Mercedes, che in questa stagione ha potuto contare anche sul miglior Lewis Hamilton di sempre, capace come non mai di fare la differenza in pista.
In un mondiale che ha visto la W09 accusare un eccessivo surriscaldamento delle gomme posteriori sopratutto con le mescole più morbide fino a Monza, il pilota britannico  ha infatti avuto il grande merito di sfruttare al massimo il potenziale della sua monoposto evitando il benchè minimo errore, e capitalizzando così gli errori commessi dall'avversario (Vettel) in attesa di tempi migliori per la sua W09, puntualmente arrivati a partire da Singapore, con i problemi di surriscaldamento delle gomme posteriori risolti non solo con cerchioni e mozzi forati (in attesa di direttiva tecnica dalla FIA per il 2019), ma anche e sopratutto con una innovativa sospensione posteriore.

Se Hamilton è stato capace di fare la differenza, non altrettanto possiamo dire di Valtteri Bottas: se lo scorso anno fino all'ultimo era stato in lotta per il secondo posto nella classifica piloti, quest'anno il pilota finlandese è sembrato essere meno brillante, scottato forse dalla mancata vittoria a Baku a fine Aprile. Con il prosequio del Mondiale Bottas ha finito così con il diventare il “valletto” di Hamilton, compito al quale si è prestato con la massima attenzione, rallentando le Ferrari ad esempio in Ungheria (Vettel), Italia (Raikkonen) e in Brasile (entrambe le Rosse), e rinunciando forzatamente alla vittoria del Gp di Russia a Sochi a favore di Hamilton, diventando suo malgrado il primo pilota Mercedes in era power unit ad non essersi aggiudicato un Gp.

La Red Bull chiude al terzo posto dopo una stagione condizionata nella prima parte dai problemi di affidabilità e potenza della power unit Renault rispetto a Mercedes e Ferrari con Verstappen e Ricciardo limitati nelle loro prestazioni nonostante le due vittorie conseguite dall'australiano in Cina e a Monaco, e conclusasi in netta crescita, con una monoposto, la RB14, che, grazie all'ottimo telaio e alla bontà degli ultimi pacchetti aerodinamici messi a punto da Adrian Newey, è riuscita ad utilizzare al meglio negli ultimi Gp le gomme Pirelli rispetto alla concorrenza. Un finale di stagione, quello della Red Bull, che rappresenterà sicuramente una buona base da cui partire il prossimo anno, che si presenta con una grande incognita legata al passaggio alla power unit Honda.
Per quanto riguarda i piloti, Max Verstappen dopo l'errore commesso nella FP3 di Monaco ha evidenziato una buona maturità nello stile di guida che lo porterà sicuramente a lottare per il titolo, forse già dal 2019. Bene anche Ricciardo, vincitore come detto in Cina e a Montecarlo, e costretto suo malgrado a dover accusare 8 ritiri stagionali (lo stesso numero di ritiri accusato da Hamilton nelle ultime 5 stagioni con Mercedes) dopo la decisione di lasciare la Red Bull a favore di Renault (scelta, questa, legata agli screzi personali con Helmut Marko, mentre con il patron Mateschitz il rapporto rimane positivo).

Il Mondiale 2018 ha evidenziato come non mai l'eccessivo gap prestazionale tra le prime tre scuderie (Mercedes, Ferrari e Red Bull) e gli altri team, tra cui figura la Renault, classificatasi quarta nel Mondiale Costruttori. La scuderia francese ha disputato una stagione piuttosto regolare, con Hulkenberg che una volta di più ha mostrato tutto il suo valore battendo un pilota come Sainz che alla vigilia veniva dato come favorito su di lui. Per la prossima stagione, però, è necessario un cambio di passo da parte del team francese, per consentire a Ricciardo di poter lottare per il titolo, magari dal 2020.

Buona la stagione della Haas, in crescita rispetto al biennio 2016-2017 da un punto di vista tecnico, con la conquista del quinto posto in Classifica Costruttori. Un risultato prevedibile già dai test pre-campionato di Barcellona, dove la VF-18 aveva ben impressionato, anche se, a voler essere pignoli, il team americano avrebbe potuto addirittura puntare al quarto posto se Romain Grosjean (autore di un biennio 2016-2017 piuttosto positivo) non fosse incappato in un'annata negativa che ha finito per condizionare in negativo la prima parte di stagione (basti considerare che il primo piazzamento a punti è arrivato alla nona gara stagionale in Austria con il quarto posto). Non esaltante il rendimento di Kevin Magnussen, ma non possiamo non rilevare come nella prima parte di stagione sia stato sicuramente il più costante, garantendo ben due quinti posti in Bahrain e in Austria, e conquistando più punti del francese (56 vs 37).

Capitolo a parte per la Force India, che nel corso del Mondiale ha cambiato denominazione (passando da Sahara Force India a Racing Point Force India) e proprietari (passando da Vj Mallya alla cordata guidata da Lawrence Stroll dopo un breve periodo intermedio di amministrazione controllata). Sebbene le prestazioni della VJM11 siano state inevitabilmente in calo rispetto alle due stagioni precedenti con una monoposto che ha inevitabilmente sofferto a inizio stagione delle minori disponibilità economiche della vecchia proprietà, bisogna dare atto al team guidato da Otmar Szafnauer di non essersi mai arreso anche davanti alle difficoltà più grandi (con il rischio del licenziamento per oltre 500 dipendenti), riuscendo comunque a portare a casa 59 punti nelle prime dodici gare, e ben 52 dal Belgio in poi con il nuovo asset della scuderia. Dimostrazione, questa, di una grande forza e di una grande coesione all'interno della squadra, che, con i risultati in pista ha cercato di non pensare a quanto stesse succedendo fuori. Tra i risultati migliori della stagione, il terzo posto di Perez a Baku, e, soffermandoci alla gestione Stroll, il quinto e il sesto in Belgio, che hanno permesso alla squadra, una volta ripartita da zero in classifica costruttori per via del cambio di denominazione, di poter subito riacquisire i primi punti iridati.  Per quanto riguarda i piloti, Perez ha fatto contare la sua maggiore esperienza conquistando 62 punti, con Ocon che ha chiuso a quota 49, condizionato sopratutto nel finale di campionato dall'impossibilità di poter trovare un posto per la prossima stagione. Il contatto con Verstappen in Brasile resta volendo l'unico errore pesante di una stagione fino a quel momento piuttosto positiva.

Stagione positiva anche per l'Alfa Romeo Sauber, capace di passare dall'ultimo posto del 2017 (dovuto anche alla scelta di utilizzare la power unit 2016 Ferrari a causa delle difficoltà economiche, poi superate in seguito all'acquisizione della scuderia da parte del fondo d'investimento svizzero Longbow Finance) all'ottavo attuale. Merito sopratutto di Charles Leclerc, autore di un'ottima stagione di esordio in Formula 1, dopo aver ben figurato sia in GP3 che in Formula 2. Non sono mancati alcuni errori, ma in linea di massima il pilota monegasco dopo le prime gare di adattamento, ha finito con il mostrare tutto il suo potenziale, conquistando buona parte dei punti della scuderia in classifica costruttori (39 su 48), con Marcus Ericsson apparso ancora una volta piuttosto opaco (9 punti al termine della stagione). Il suo miglior risultato è stato in qualifica il sesto posto in Brasile davanti a Leclerc, salvo poi ritirarsi in gara.

Stagione potremmo dire interlocutoria per la Toro Rosso: in attesa che nel 2019 la power unit Honda debutti con la Red Bull, quest'anno la scuderia di Faenza, junior team della scuderia austriaca, si è trasformata in una sorta di laboratorio viaggiante per la Honda, in vista del debutto con il team guidato da Chris Horner. Si spiega così il penultimo posto in Classifica Costruttori, con Gasly che è riuscito a portare a casa 29 dei 33 punti. Deludente l'apporto fornito da Brendon Hartley (4 punti), svegliatosi tardi a poche gare dal termine del Mondiale, quando ormai il suo posto era stato promesso ad Alexander Albon (liberato dal contratto pluriennale firmato con la Nissan solo lunedì, ed ufficializzato in Toro Rosso in tale data).

Concludiamo analizzando la stagione 2018 di McLaren e Williams, due team storici che hanno rappresentato senza ombra di dubbio le più grandi delusioni della stagione. Se la scuderia di Woking fino allo scorso anno aveva sostenuto come buona parte dei problemi tecnici e delle prestazioni così deludenti fossero da imputare alla power unit Honda, la realtà dei fatti ha fornito una versione differente, con la MCL33 risultata la più lenta tra le monoposto motorizzate Renault a causa di un telaio rivelatosi essere estremamente deludente, e che alla fine ha portato Alonso e Vandoorne a disputare delle gare nettamente al di sotto del loro potenziale. Nel caso di Alonso (capace di surclassare il compagno di squadra battendolo in qualifica 21-0) bisogna dare atto al pilota asturiano di aver disputato una delle sue migliori stagioni in Formula 1. Non ci sono state né vittorie, né punti, questo è vero, ma bisogna dargli atto di essere riuscito a portare la sua monoposto a punti laddove era impossibile, a tal punto da far sembrare un ingresso a punti come una emozionante vittoria, vista la scarsità dei mezzi a disposizione. Chi esce con la ossa rotte è quindi Vandoorne: non riconfermato dal team per il prossimo anno, il campione 2015 della GP2 proverà a rilanciarsi in Formula E guidando per il team HWA Racelab, restando però alla finestra con la Formula 1 grazie alla collaborazione con Mercedes al simulatore del team campione del mondo.

Ancora più deludente la stagione della Williams, conclusa con soli 7 punti in Classifica Costruttori, frutto di un ottavo posto di Stroll a Baku, e di un nono e decimo posto in Belgio ad opera del pilota canadese e di Sirotkin. Risultati purtroppo prevedibili se a un progetto tecnico completamente sbagliato vengono associati due piloti giovani, magari promettenti (come dimostra il buon terzo posto di Stroll nei test Pirelli di ieri di Abu Dhabi con la Force India), ma di fatto privi di esperienza. A Robert Kubica e al giovane George Russell il compito di cancellare la più brutta stagione in Formula 1 del team di Grove.