Formula 1

Hamilton e la pole record di Abu Dhabi

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Lewis Hamilton (Mercedes) festeggia la 100° corsa dell'era turbo ibrida in Formula 1 conquistando la pole del Gp di Abu Dhabi con un tempo record (1'34"794) davanti al compagno di squadra Valtteri Bottas.

84 pole position in 100 Gp dell'era turbo ibrida. Sono i numeri più di tante parole ad evidenziare la netta superiorità della Mercedes sul giro secco dal 2014(anno in cui vennero introdotte le attuali power unit con turbocompressore a scapito dei motori aspirati) ad oggi. Una superiorità che anche oggi ad Abu Dhabi nel corso delle qualifiche dell'ultimo Gp stagionale si è vista, con Lewis Hamilton pronto a conquistare l'undicesima pole position stagionale davanti al compagno di squadra Valtteri Bottas, staccato di 162 millesimi, e con Ferrari e Red Bull rispettivamente in seconda e terza fila.

Una superiorità, quella Mercedes, che il team campione del mondo è andato a costruirsi sopratutto nel terzo settore, quello più guidato, con Hamilton capace ancor più di Bottas di fare la differenza in pista, interpretando come pochi le ultime due curve (la 20, caratterizzata da un dissuasore piuttosto alto introdotto per evitare che i piloti andassero troppo fuori pista per prendere un vantaggio nell'affrontare l'ultima curva e che nella giornata di ieri non ha mancato di generare non poche difficoltà agli stessi, e la 21) che portano le monoposto verso il traguardo. Non sappiamo quanto possa aver influito anche la scelta di tornare a usare (vista la conquista di entrambi i titoli) i mozzi e i cerchioni forati, ma, indipendentemente da tutto questo, bisogna dare atto al team campione del mondo di aver trovato per la W09 il giusto bilanciamento, il che fa pensare che quasi sicuramente il team tedesco abbia puntato su un carico aerodinamico alto, conquistando così per la quinta volta consecutiva (cosa mai successa prima in Formula 1) la prima fila di uno stesso Gp, in questo caso Abu Dhabi, e facendo peraltro segnare il record della pista (1'34”794).

Se in casa Mercedes si festeggia giustamente la prima fila conseguita a Yas Marina, in casa Ferrari c'è la consapevolezza di dover ancora lavorare, non tanto in ottica gara quanto sopratutto in ottica 2019. La monoposto, sia ben chiaro, c'è, e sotto il profilo power unit ha mostrato sul dritto di essere nettamente la più veloce, come dimostra il record conseguito sia da Sebastian Vettel (buon terzo, capace al termine del primo tentativo in Q3 di essere a soli 53 millesimi da Hamilton), che da Kimi Raikkonen (quarto in griglia dopo esser stato più volte nelle libere davanti al compagno di squadra, e al passo di addio con la Rossa). Le difficoltà, purtroppo, sono emerse nell'ultimo settore, caratterizzato da curve cieche a 90° simil Singapore, cambi di direzione e trazione, dove è importante avere un buon bilanciamento aerodinamico, che in questa fase finale di stagione la SF71-H ha dimostrato di non avere nei confronti della Mercedes. Se i tecnici di Maranello (abilissimi a presentare a inizio stagione una monoposto a dir poco impeccabile) riusciranno a risolvere questo problema, siamo pressochè certi che senza errori da parte dei piloti (Vettel in primis) la Rossa potrà sicuramente lottare anche il prossimo anno per il titolo.

Dietro ai due top team da segnalare l'intera terza fila conquistata dalla Red Bull con Daniel Ricciardo quinto davanti a Max Verstappen (che vede così svanire la possibilità di attaccare il record di poleman più giovane nella storia della Formula 1, conseguito da Vettel a bordo della Toro Rosso il 13 settembre 2008, a 21 anni e 72 giorni). Se in fase di qualifica la RB14 non è mai stata seriamente in grado di lottare per la pole rispetto a Mercedes e Ferrari (apparsi più competitivi), occhio al passo gara con il giovane pilota olandese che ha molto ben figurato nella FP2 (l'unica libera seriamente attendibile, essendosi disputata nella stessa fascia oraria di qualifiche e gara). L'unico svantaggio potrebbe essere quello di partire con gomme Hypersoft rispetto alle Ultrasoft dei cinque piloti davanti vista la scarsa durata della mescola nel corso della simulazione del passo gara, ma è altrettanto vero che non solo la Hypersoft garantisce un miglior scatto al via, ma con un'adeguata gestione della mescola (cosa possibile, visto il passo in avanti evidenziato dalla monoposto austriaca dal Gp degli Usa) è possibile allungare per qualche giro la vita della stessa mescola, per cui non è da escludere con Verstappen qualche sorpresa in gara, sebbene sul circuito di Yas Marina non sia molto semplice compiere dei sorpassi.


Scorrendo la classifica, positivo l'ottimo settimo posto di Romain Grosjean con la Haas, il quale riesce a tirare a fuori il massimo dalla monoposto americana, ma è da evidenziare ancor di più l'ottavo posto in griglia di Charles Leclerc con l'Alfa Romeo Sauber. Il giovane pilota monegasco ancora una volta ha mostrato tutto il suo valore riuscendo ad ottenere addirittura dei parziali record nei primi due settori (risultando perfino più veloce di Hamilton), salvo poi perdere circa un secondo nel terzo e ultimo settore. Una prestazione di assoluto livello, quella di Leclerc, che ha finito così con il farsi perdonare l'errore commesso in mattinata nella FP3 (toccata delle barriere con l'ala posteriore all'altezza della curva 19).
Nella top 10 anche la Racing Point Force India di Esteban Ocon (ufficializzato ieri terzo pilota Mercedes per il prossimo anno), e la Renault di Nico Hulkenberg.

Quindicesimo, infine, Fernando Alonso, il quale, pur venendo eliminato in Q2, ha dimostrato una volta di più in quella che al momento rappresenta la sua gara di addio dalla Formula 1 tutto il suo valore riuscendo a superare la Q1 a bordo di una McLaren apparsa anche in questa circostanza piuttosto deludente, come peraltro dimostra il 18° posto in griglia conquistato dal compagno di squadra Stoffel Vandoorne.

Un campione, Fernando Alonso, che in questa ennesima stagione sofferta in McLaren ha dimostrato una volta di più di essere un grandissimo pilota cercando di tirare fuori l'impossibile dalla propria monoposto, e che speriamo davvero di cuore di poter tornare a vedere in Formula 1 dal 2020, possibilmente al volante di una monoposto più competitiva.