Formula 1

F1 Giappone: Hamilton in pole davanti a Bottas, harakiri Ferrari

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Lewis Hamilton (Mercedes) conquista la pole position del Gp del Giappone davanti al compagno di squadra Valtteri Bottas e a Max Verstappen (Red Bull). Errore Ferrari nella scelta delle gomme a inizio Q3 con Raikkonen 4° e Vettel 8°.

Notte fonda in casa Ferrari. Nel weekend in cui Sebastian Vettel su una pista a lui favorevole doveva tentare l'ultimo disperato assalto al titolo iridato, alla fine un grave errore strategico nella scelta delle gomme favorisce una volta di più la Mercedes e Lewis Hamilton che va così a conquistare la pole position del Gp del Giappone (la sua 80° in carriera) davanti al compagno di squadra Valtteri Bottas e alla Red Bull di Max Verstappen.

Una scelta, quella di utilizzare le gomme Intermedie a inizio Q3 da parte della Ferrari, alla fine risultata eccessivamente aggressiva considerate le ottime condizioni dell'asfalto che aveva subito assorbito la pioggia leggera caduta sul finire della Q2, e che ha finito inevitabilmente con il condizionare le qualifiche delle due Rosse, con la pioggia arrivata in maniera copiosa proprio nel momento in cui Vettel e Raikkonen erano impegnati con le gomme Supersoft  a cercare disperatamente il giro veloce dopo esser rientrati in pit lane per cambiare le gomme sbagliate. Un errore fatto solo dalla scuderia di Maranello, ma non dalle altre squadre, scese opportunamente in pista con le gomme d'asciutto, con la possibilità alla fine di poter effettuare un giro veloce in condizioni di pista decisamente migliori.

Un errore di tempistica (definito grave e inaccettabile dal Team Principal Ferrari Maurizio Arrivabene), che a questo punto potrebbe aver messo davvero la parola Fine alle ultime speranze iridate di Sebastian Vettel, visto e considerato che dovrà partire dalla 9° posizione  (8° dopo la penalità di 3 posizioni inferta alla Force India di Ocon, reo di non aver rallentato in regime di bandiera rossa dopo l'incidente occorso alla Renault di Hulkenberg  in FP3) in griglia a causa anche di alcuni errori commessi all'altezza della Spoon Curve, su un circuito come quello di Suzuka dove sorpassare sulla carta non è per niente facile. Meglio, in tal senso, è andata a Kimi Raikkonen, che partirà in quarta posizione.

Non si può, però, non rilevare che mai come in questa stagione la pioggia sia stata sicuramente la miglior alleata di Lewis Hamilton per la conquista a questo punto del quinto titolo mondiale, con gli errori sul bagnato di Vettel sia nel Gp di Germania (con il pilota tedesco della Ferrari costretto al ritiro da un contatto con le barriere all'ingresso del Motodrom), e nelle qualifiche del Gp d'Ungheria, con il pilota inglese della Mercedes pronto in entrambi i casi a vincere la gara (e a conquistare la pole nel caso dell'Hungaroring).

La domanda che in molti si potrebbero porre è: se non ci fosse stata la pioggia, fino a che punto sarebbe potuta arrivare la Ferrari? Osservando con attenzione l'andamento delle prove libere, difficilmente avrebbe potuto conquistare la pole position, con un Lewis Hamilton e una Mercedes dimostratisi ancora una volta decisamente competitivi non appena le monoposto hanno cominciato a girare in pista. Se nella giornata di ieri Hamilton aveva un vantaggio di circa 4 decimi sul compagno di squadra Bottas e di 8 decimi sulla Rossa di Vettel, questa mattina in FP3 e con la power unit di gara montata da entrambi i contendenti il distacco era sceso a 116 millesimi. Un distacco però risalito nelle due fasi di qualifica a circa 3 decimi con Hamilton e Bottas davanti alle due Ferrari, e qualificati alla Q3 con una mescola più dura (la Soft rispetto alle Supersoft dei ferraristi), quasi a voler confermare non solo come il primo settore fosse il più indigesto per la SF71-H, più a suo agio sui rimanenti due, ma anche quella che al momento rappresenta una differenza di passo tra le due squadre.
Dunque, anche con la pista asciutta Hamilton sarebbe stato davanti, con Bottas piuttosto vicino e con le Ferrari quasi certamente in seconda fila.

Chi invece ha conquistato meritatamente la seconda fila oltre a Kimi Raikkonen è stato sicuramente Max Verstappen, che conferma ancora una volta di riuscire a fare la differenza nelle condizioni più estreme. Sarà da capire, però, il comportamento della sua Red Bull sul passo gara, visto che la simulazione di ieri vedeva la scuderia austriaca dietro a Mercedes e Ferrari.
Per un Verstappen terzo, c'è purtroppo un Ricciardo che partirà alla meglio 15° in griglia a causa dell'ennesimo problema alla power unit Renault. Comprensibile la delusione dell'australiano (costretto ancora una volta a una difficile rimonta per colpe non sue), ben espressa da un urlo in pitlane con ancora in testa il casco.

Chi ha saputo sfruttare al meglio le proprie capacità come anche gli errori strategici degli altri è stata la Haas che con gomme Soft è riuscita a piazzare in quinta posizione Romain Grosjean: la possibilità domani in gara (diretta esclusiva su SKY SPORT F1 HD e SKY SPORT UNO alle 7:10 con replica alle 10; differita in chiaro su TV8 alle 21:15) di poter portare a casa punti preziosi per la lotta al quarto posto in classifica costruttori è davvero alta.

Due parole, infine, su colei che qui a Suzuka è la padrona di casa: la Honda. Sul circuito che in passato veniva utilizzato per effettuare dei test, e che quest'anno festeggia la sua 30° presenza in Formula 1 (nonostante il circuito abbia debuttato nella massima serie automobilistica nel 1987, vale la pena ricordare che nel biennio 2007-2008 il Gp del Giappone si corse sul circuito del Fuji, per poi ritornare dal 2009 puntualmente a Suzuka), il motorista nipponico grazie all'ultima evoluzione della sua power unit riesce a piazzare le due Toro Rosso di Pierre Gasly e di Brendon Hartley rispettivamente al sesto e settimo posto in griglia.


Un evidente cambio di passo per la Honda, che può così guardare dall'alto verso il basso la McLaren, qualificatasi come possiamo vedere dal riepilogo diffuso dalla FOM, al 18° e al 19° posto con Alonso e Vandoorne.
Una vera e propria rivincita per il motorista nipponico, accusato più volte dalla scuderia di Woking di essere la causa delle sue difficoltà, e quindi della sua mancata competitività. Negli annali è rimasto quel “Gp 2 engine” pronunciato via radio da Alonso durante l'edizione 2015 della gara davanti agli attoniti vertici della Honda.
A vedere i deludenti risultati di quest'anno con una power unit più potente come quella Renault si capisce bene come i problemi in casa McLaren non fossero legati in passato solo al motore, quanto a delle carenze di telaio e di aerodinamica, puntualmente emerse nel corso della stagione, e su cui la scuderia di Zak Brown dovrà lavorare seriamente se vuole ritornare ad essere seriamente competitiva.