Formula 1

Amarcord Ferrari: storia del Cavallino Rampante

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La storia del logo della scuderia di Maranello: da Francesco Baracca ad Enzo Ferrari.

Un simbolo del Made in Italy, amato ed apprezzato dagli appassionati e dai collezionisti di tutto il mondo. Quando pensiamo al logo della Ferrari, non possiamo non pensare a quello che gli inglesi chiamano “Prancing Horse”, il Cavallino Rampante. Un logo, quello della scuderia di Maranello, il quale racchiude una storia veramente affascinante che si snoda attraverso due personaggi che hanno fatto ognuno nel proprio campo la storia del nostro Paese: Francesco Baracca ed Enzo Ferrari.

BARACCA E LA SCELTA DEL CAVALLINO RAMPANTE.

Medaglia d'oro al valore militare per le 34 vittorie aeree conseguite nel corso della prima guerra mondiale, Francesco Baracca rappresenta il primo tassello fondamentale per poter raccontare la grande storia del Cavallino Rampante. Nato a Lugo il 9 Maggio 1888 da Enrico Baracca (uomo d'affari e proprietario terriero) e dalla contessa Paolina Biancoli, Francesco dopo aver studiato prima nella sua città natale, e poi a Firenze, decide a 19 anni di seguire la vita militare iscrivendosi presso l'Accademia militare di Modena, da cui uscirà due anni dopo promosso con il grado di Sottotenente dell'Arma di Cavalleria del Regio Esercito. Di stanza a Pinerolo dal 1909 al 1910 quando frequenta la Scuola di cavalleria presso il 2° Reggimento “Piemonte Reale” fondato  nel 1692 dal Duca Vittorio Amedeo II di Savoia, Francesco per via del suo grande amore per i cavalli viene subito colpito dallo stemma araldico del Reggimento cui presta servizio: un Cavallino Rampante argenteo su sfondo rosso,con sguardo rivolto a sinistra e con la coda abbassata.
Da qui la decisione di adottarlo come simbolo sul suo Nieuport 17 con cui combatterà nel corso della Prima Guerra Mondiale a partire dal 1917 in occasione del suo trasferimento alla 91° Squadriglia: l'unica differenza rispetto al logo del 2° Reggimento è il colore del Cavallino Rampante, nero invece di argentato per farlo risaltare maggiormente rispetto al colore della fusoliera.
Con la 91° Squadriglia Baracca conseguirà 26 delle sue 34 vittorie prima di perdere la vita, il 19 Giugno 1918, colpito in battaglia da un biplano austro-ungarico sul Montello, in località Nervesa della Battaglia.

FERRARI E L'ADOZIONE DEL CAVALLINO RAMPANTE.

Ravenna, 16 Giugno 1923. Si corre la prima edizione del Circuito Del Savio, che viene vinta da Enzo Ferrari con il meccanico Giulio Ramponi a bordo di una Alfa Romeo RL-Targa Florio 3000 cc 6 cavalli numero 28. Per il 25enne pilota modenese non è la prima vittoria in una gara automobilistica: dopo aver esordito il 5 Ottobre 1919 per la CMN nella Parma-Poggio di Berceto con un promettente quarto posto ed esser passato l'anno successivo al volante dell'Alfa Romeo, il giovane Enzo si era aggiudicato il 24 Ottobre 1920 l'XI Targa Florio a bordo di una Alfa Romeo 20-40, a cui era seguito il trionfo nel Chilometro lanciato di Gallarate il 14 Novembre 1920 a bordo di una Alfa Romeo 40-40 HP, la vittoria del Circuito Del Mugello il 14 Luglio 1921 a bordo di un'Alfa Romeo Sport, e infine il 28 Agosto dello stesso anno la vittoria nell'Aosta-Gran San Bernardo.

In occasione, dunque, della prima edizione appena vinta del Circuito Del Savio, Enzo Ferrari incontra il padre di Francesco Baracca, Enrico, che il pilota modenese aveva già conosciuto qualche tempo prima a Bologna presso la Concessionaria Alfa Romeo che all'epoca gestiva, ed è in quel frangente che nasce la possibilità di poter incontrare la madre dell'aviatore scomparso, la contessa Paolina Biancoli, la quale, colpita (secondo alcune fonti) dall'amore del giovane pilota modenese per le poesie di Pascoli, ma ancor più dalla sincera ammirazione nata nel corso dell'adolescenza che Enzo provava per le gesta di suo figlio, decide in seguito di affidargli  il leggendario Cavallino Rampante che Francesco era solito far dipingere sul suo aereo, con l'invito ad apporlo sulle sue macchine.

In una lettera inviata il 3 Luglio 1985 allo storico lughese Giovanni Manzoni, Enzo Ferrari ricostruisce questo momento così significativo.

“Quando vinsi nel 1923 il primo circuito del Savio, che si correva a Ravenna, conobbi il conte Enrico Baracca padre dell'eroe; da quell'incontro nacque il successivo con la madre, Contessa Paolina. Fu essa a dirmi un giorno “Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna”.
Conservo ancora la fotografia di Baracca, con la dedica dei genitori, in cui mi affidano l'emblema. Il cavallino era ed è rimasto nero; io aggiunsi il fondo giallo canarino che è il colore di Modena”.

Un debutto, quello del logo del Cavallino Rampante, che avverrà sulle Alfa Romeo della neonata Scuderia Ferrari (fondata da Enzo Ferrari nel 1929) in occasione della 24 Ore di Spa il 9 Luglio 1932: nella fattispecie le prime macchine a presentare il logo del Cavallino Rampante (dopo che nei due anni precedenti il logo delle monoposto del team Ferrari era il quadrifoglio dell'Alfa Romeo) sono le due Alfa Romeo 8C 2300 Mille Miglia Zagato Spider progettate da Vittorio Jano e guidate dagli equipaggi costituiti dal duo Antonio Brivio-Eugenio Siena per la prima vettura, e dal duo Piero Taruffi-Guido D'Ippolito per la seconda vettura. La gara sarà un autentico trionfo per la Scuderia Ferrari, che riuscirà a piazzare le sue due vetture davanti a tutti (con l'equipaggio Brivio-Siena davanti a quello formato da Taruffi e D'Ippolito).

Da quel giorno il logo del Cavallino Rampante resterà fisso e indelebile sulle monoposto della scuderia di Maranello, subendo semmai un restyling nel 1945, affidato al giovane incisore milanese Eligio Gerosa, il quale su indicazione di Ferrari ridisegnerà il Cavallino Rampante con la coda rivolta verso l'alto (e non verso il basso ) rendendolo più snello e proporzionato rispetto alla versione originale del 1932, oltre ad aggiungere lo sfondo giallo canarino in onore della città di Modena.
Nel 2011 pur rimanendo il logo del Cavallino Rampante, viene cambiata la scritta Scuderia Ferrari, che presenta lo stesso font dello sponsor Marlboro. A inizio 2018, infine, la scelta dell'ex Presidente, Sergio Marchionne, di ritornare allo storico stemma, capace di mantenere ancora intatto oggi il suo fascino e prestigio.