Formula 1

F1 Dossier: Ferrari e la ritrovata leadership iridata. Prima parte

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La Ferrari vista lo scorso weekend a Silverstone ha mostrato sul circuito che più volte negli ultimi anni l'aveva vista in seria difficoltà una superiorità non solo telaistica ma anche motoristica nei confronti della Mercedes. Proviamo a ricostruire gli elementi che hanno portato a questo risultato che ha emozionato non poco i tifosi della Rossa.

Un risultato a dir poco inatteso. Nel giorno in cui il pubblico di Silverstone aspettava di celebrare l'ennesimo record di Lewis Hamilton sul circuito britannico, alla fine a risplendere è stata la stella di Sebastian Vettel che, dopo la vittoria del 2009 nelle file della Red Bull e il secondo posto ottenuto nel 2011 porta il Cavallino a vincere nuovamente in terra inglese, sette anni dopo l'ultima affermazione targata Fernando Alonso.
La cosa che però ha lasciato veramente sorpresi gli inglesi più che la vittoria in se per se (risultato che dopo le qualifiche poteva anche starci viste le ottime simulazioni sul passo gara effettuate nelle libere del venerdì) è stata la netta supremazia della Rossa di Maranello su un circuito fino allo scorso anno a lei estremamente sfavorevole. Una supremazia non solo telaistica, ma anche e sopratutto motoristica. Un risultato, se vogliamo, quasi impossibile da immaginare due anni fa quando le Rosse erano dietro non solo al team tedesco campione del mondo, ma anche dietro alla Red Bull che vedeva in Max Verstappen un autentico punto di riferimento.
Cosa è successo in questi ultimi due anni (e in particolare negli ultimi mesi) per aver portato a questo ribaltamento della situazione? Quali elementi la Ferrari ha saputo sfruttare meglio degli avversari per un ribaltamento dei valori assolutamente impensabile fino a poco tempo fa? Ne proveremo a parlare in questo Focus, provando ad analizzare tutti gli elementi tecnici (e non solo) che a nostro giudizio possono aver fatto la differenza nel corso degli ultimi 24 mesi.

LA VALORIZZAZIONE DEI TALENTI MADE IN MARANELLO.

Un vero e proprio mantra della gestione Marchionne è sempre stato quello di puntare sui giovani talenti presenti all'interno della scuderia di Maranello anziché seguire i tecnici inglesi di grido. Sembra passato quasi un secolo rispetto a quando la Rossa sotto la gestione Montezemolo aveva cercato senza riuscirvi di ingaggiare dalla Red Bull quel grande genio chiamato Adrian Newey...
Una direzione, quella impressa dal Presidente FIAT, che ha il suo punto di svolta nell'estate 2016, dopo l'addio alla Ferrari di James Allison, passato poi nel Marzo 2017 ai rivali della Mercedes, dopo i consueti nove mesi di gardening leave. Con una monoposto tra le mani, la SF16-H (rivelatasi essere più deludente del previsto, e certamente non in grado di puntare al titolo iridato, com'era stato rilevato al Presidente dall'allora Dt Allison), viene deciso di affidare la Direzione Tecnica all'allora capo dei motoristi, Mattia Binotto, e, in seguito al contemporaneo addio del capo aerodinamico Dick De Beer la gestione della parte aerodinamica al duo costituito da Enrico Cardile e da David Sanchez.

Inizialmente i risultati sembrano essere piuttosto simili al recentissimo passato, e non mancano le polemiche, con l'allora capo della Formula 1, Bernie Ecclestone, il quale a inizio Gennaio 2017 (poche settimane prima di venir rimosso dal suo incarico in seguito all'acquisizione della FOM da parte di Liberty Media) sostiene in un'intervista rilasciata a Sport Bild che alla Ferrari la mancanza di vittorie sia da imputare alla eccessiva presenza di tecnici italiani all'interno della scuderia di Maranello, sottolineando come nel DNA degli italiani non sia presente la capacità di saper gestire un team di Formula 1 (alludendo alle difficoltà accusate dalla Rossa anche nei primissimi anni 90, che spinsero all'epoca l'allora Presidente Montezemolo ad ingaggiare nel 1993 Jean Todt) in modo tale da portarlo al successo. Dichiarazioni che, come vedremo, verranno nel corso della stagione 2017 smentite chiaramente dai fatti, con una monoposto, la SF70-H, che lotterà per il titolo iridato fino a due gare dal termine del Mondiale.

VETTEL E LA CORRETTA INTERPRETAZIONE DELLE GOMME PIRELLI.

Un altro elemento che ha determinato la ritrovata competitività nel corso delle ultime due stagioni è stato sicuramente il maggior feeling con le gomme Pirelli, divenute più larghe dal 2016 al 2017 a causa della rivoluzione regolamentare introdotta nel corso della passata stagione. Nella fattispecie, la larghezza delle gomme anteriori aumenta di 60mm (passando da 245 a 305 mm) e quella delle posteriori aumenta di 80 mm (passando da 325 a 405 mm). Gomme, quelle introdotte lo scorso anno ed attualmente in uso, che, se da una parte garantiscono una maggiore impronta a terra rispetto a quelle usate fino al 2016, dall'altra sono maggiormente soggette a sollecitazioni da un punto di vista prettamente aerodinamico.

Per poter avere maggiori indicazioni rispetto allo sviluppo da dare alle gomme 2017 e al contempo consentire alle squadre di poter prendere confidenza con la nuova tipologia di gomma, la Pirelli nel corso del 2016 chiede alle varie squadre iscritte al Mondiale la possibilità di poter contare su una vera e propria mule-car ottenuta mettendo a disposizione una monoposto delle passate stagioni (nel caso della Ferrari una SF15-T del 2015) che potesse simulare le condizioni di carico aerodinamico con cui le monoposto 2017 avrebbero avuto poi a che fare. Richiesta che verrà preso in carico solamente da Mercedes, Red Bull e Ferrari. Mentre le prime due squadre decidono di lasciare l'incombenza dei test ai collaudatori (Wehrlein per il team tedesco; Gasly e Buemi per la scuderia di Milton Keynes) dando ai piloti titolari la possibilità di provare le nuove gomme 2017 nell'ultimo test in programma ad Abu Dhabi una volta finito il Mondiale 2016, in casa Ferrari la scelta è decisamente differente con Sebastian Vettel che affronterà una buona parte delle sessioni di test, affiancato dal compagno di squadra Kimi Raikkonen e dal collaudatore Esteban Gutierrez.
Proprio il pilota di Heppenheim alla fine sarà quello ad aver effettuato il maggior numero di chilometri (2.294) tra i piloti titolari, seguito dal compagno di squadra Kimi Raikkonen a quota 1.094 e da Lewis Hamilton con soli 50 Km.

Inutile dire come la scelta di Sebastian Vettel di sostenere direttamente i test sulle attuali gomme Pirelli (che nei più nostalgici ha ricordato non poco il modus operandi del grande Michael Schumacher) alla fine sia stata decisiva nel determinare in fase di progettazione il corretto approccio del team di Maranello con le nuove gomme. Da sempre, infatti, a Vettel, viene riconosciuta la grande capacità di saper fornire ai propri tecnici delle indicazioni sempre molto precise nel determinare le corrette regolazioni sulla propria monoposto, che il pilota di Heppenheim di solito appunta su un apposito quadernino. Logico ipotizzare, quindi, che anche con le gomme, sia stato fatto un lavoro di questo genere, con le indicazioni date dal pilota tedesco tenute in seria considerazione sia dal progettista, Simone Resta, che dagli aerodinamici, il duo Cardile-Sanchez, nel mettere a punto la monoposto dello scorso anno, la SF70-H.

Situazione, questa, ripetutasi poi lo scorso mese di Maggio quando dopo il Gp di Spagna che aveva visto la Ferrari soffrire non poco con le gomme Pirelli con battistrada ridotto di 0.4 mm portate dal gommista milanese per evitare l'eccessivo blistering emerso nei test invernali in seguito alla nuova riasfaltatura del circuito catalano, ancora una volta è stato utile il preziosissimo contributo offerto da Sebastian Vettel nel corso dei test in itinere post Gp per poter finalmente comprendere correttamente le mescole utilizzate poi anche in Francia sul circuito di Le Castellet  a fine Giugno e nel vittorioso Gp di Gran Bretagna corso domenica scorsa a Silverstone.

1/CONTINUA.