Formula 1

F1, Red Bull e il passaggio ai motori Honda

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Dopo dodici anni ed otto titoli mondiali vinti tra piloti e costruttori la Red Bull divorzia dalla Renault e passa per le prossime due stagioni alle power unit Honda

Un rapporto ormai sfilacciato, arrivato ai titoli di coda. Dopo che per mesi la notizia aveva cominciato a girare per il paddock, questa mattina è arrivato il comunicato ufficiale: per le prossime due stagioni (2019 e 2020) la Red Bull monterà le power unit Honda. Finisce così dopo dodici anni il rapporto con Renault: un rapporto che se da una parte ha portato la bellezza di otto titoli mondiali tra il 2010 e il 2013 (quattro Mondiali piloti consecutivi con Sebastian Vettel, e altrettanti Mondiali costruttori consecutivi con Red Bull), dall'altra ha visto progressivamente deteriorarsi il rapporto tra le due parti.

Alla fine, è dunque prevalsa la soluzione Honda, anche se tra gli appassionati non mancano i dubbi in merito alla scelta ufficializzata oggi: se andiamo infatti a comparare le due power unit in oggetto, è evidente come Renault nel corso di queste prime sette gare sia stata in grado di fornire a Red Bull una power unit sicuramente meno potente rispetto a Mercedes e Ferrari, ma decisamente più performante rispetto a quella nipponica. Questa ha sicuramente fatto un deciso passo avanti rispetto alla scorsa stagione sul fronte dell'affidabilità, ma in quanto a prestazioni rimane ancora inferiore a quelle fornite da Renault, come si evince dai risultati finora raccolti dalla Toro Rosso (squadra satellite Red Bull, e unico team supportato dal motorista nipponico quest'anno)

Per questi motivi la scelta della power unit Honda da parte della Red Bull (la quale riceverà la stessa specifica di motore messa a disposizione di Toro Rosso) sembra quasi una scommessa, o meglio, una scelta interlocutoria, in attesa poi di passare nel 2021 con l'avvento delle nuove power unit più semplificate alla motorizzazione Aston Martin, spettatrice neanche troppo disinteressata ai tavoli tecnici che stanno definendo le caratteristiche dei motori del futuro.

Una cosa comunque è certa: se il rapporto tra Red Bull e Honda sarà capace o meno di portare la scuderia austriaca a lottare per il titolo iridato sarà solo il tempo a dirlo.