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Kalinic, da Sheva al grande flop

«Il numero di Shevchenko? Un grande giocatore, io devo imparare e giocare. Sheva è un idolo»

Proveniva da un biennio molto positivo alla Fiorentina, sembrava pertanto il centravanti perfetto per risollevare le sorti dell’attacco rossonero, proseguendo il suo percorso di crescita, fortemente caldeggiato da Montella che lo aveva allenato proprio a Firenze. Non a caso i 25 milioni di Euro versati nelle casse viola sembravano un buon investimento. Ma già la scelta del numero 7, appartenuto ad un certo Shevchenko, non è stata di buon auspicio. Dopo alcune buone prove e una splendida doppietta rifilata all’Udinese, entra in crisi, si estranea completamente dal gioco e l’emergente Cutrone lo surclassa in men che non si dica, grazie anche alle sue pessime prove con Benevento, Juventus e Napoli. Realizza la miseria di 6 reti; seppur sia giusto riconoscere che non è una prima punta da 20 gol a stagione, bensì un attaccante capace di proteggere la palla e far salire la squadra, purtroppo in rossonero non è riuscito neppure in questo, diventando quasi un peso morto. Ciliegina sulla torta? Nella finale di Coppa Italia (stra)persa contro la Juventus, contraddistinta da due papere di Donnarumma, chiude la gara regalando la rete del 4-0 rendendosi protagonista di una goffa autorete: da un cross dei bianconeri rende vana l’uscita di Gigio deviandolo di testa nella propria porta. Una scena emblematica, simbolo della sua pessima stagione, condizionata anche da un Campionato del Mondo da dimenticare (visto che fu cacciato dal C.T. della Croazia per essersi rifiutato di entrare in campo nella gara di esordio contro la Nigeria). Finisce all’Atletico Madrid, dove non disdegna lanciare frecciate ai rossoneri. Ingrato.

Cristian Vitali @Stracult

Calciobidoni.it @Calciobidoni

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