Calcio Internazionale

Il Chelsea all'inglese di Lampard

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Al posto di Sarri sulla panchina del club di Abramovich è arrivata una vecchia gloria dei Blues, che ha da poco iniziato la sua carriera di allenatore e vorrebbe invertire una tendenza...

L’arrivo di Frank Lampard sulla panchina del Chelsea non è una notizia come tutte le altre, perché potrebbe segnare per il calcio inglese ed in particolare per la Premier League un’inversione di tendenza. Non è banale ricordare che nell’ultima stagione il miglior allenatore inglese in Premier League era stato il settantaduenne Roy Hodgson, dodicesimo con il Crystal Palace, e che nella storia della Premier League, che ormai ha raggiunto i 27 anni, mai il titolo è stato vinto da un allenatore inglese. Ferguson (Manchester United) e Dalglish (Blackburn Rovers) sono scozzesi e comunque stiamo parlando di personaggi che non allenano più da anni. Insomma, il rinascimento del calcio inglese è passato dai settori giovanili, ha toccato anche la nazionale maggiore, ma non era ancora arrivato alle panchine dei club più prestigiosi, per i quali di solito l’appartenenza è qualcosa imparentata con il marketing, qualcosa di utile per far acquistare la terza maglia.

Significativo che Lampard arrivi nel club al quale ha legato quasi tutta la sua carriera di calciatore, vincendo tutto (anche la Champions League più insperata, quella con Di Matteo in panchina), dopo un solo anno di esperienza manageriale, al Derby County in Championship. Sesto posto nella stagione regolare e accesso ai playoff, superando il Leeds United e perdendo con l’Aston Villa quella che potremmo definire una finale per la Premier League. Poi l’addio del Chelsea a Sarri, che nessuno ha cercato di trattenere nonostante la buona stagione, ed il fatto che i Blues siano sul mercato hanno fatto sì che il sempre più distaccato Abramovich scegliesse una soluzione molto gradita ai tifosi, che scaldasse un minimo i cuori, invece del solito guru europeo che nella Premier League globalizzata sembrava obbligatorio.

Da questo nasce la grande chance per Lampard, che come allenatore è ancora da scoprire ma le cui 649 presenze con il Chelsea valgono più di qualsiasi lavagna tattica. Il quarantunenne ex centrocampista d’assalto avrà meno aspettative rispetto ai suoi predecessori, visto che la partenza di Hazard e il mercato bloccato per due finestre impediscono già in partenza certi sogni. Di sicuro è il primo allenatore dell’era Abramovich, esclusi ovviamente i traghettatori (categoria di cui ha fatto parte Di Matteo, sia pure con la gemma più luminosa), a guidare un Chelsea senza obbiettivi chiari: Mourinho, Scolari, Ancelotti, Villas Boas, Benitez, Conte e Sarri avevano prospettive ed obblighi ben diversi. Ma al di là di operazioni costosissime e tutte da verificare sul campo, come l’acquisto di Pulisic a gennaio e il recente riscatto di Kovacic, il Chelsea rimane una squadra con una rosa non inferiore a quella del Tottenham finalista di Champions, del Manchester United e ovviamente dell’Arsenal, mentre Manchester City e Liverpool hanno qualcosa in più come cilindrata.

Ma tornando a Lampard, la cui squadra del cuore è ovviamente il West Ham dove giocò suo padre e dove lui stesso è cresciuto, la sua grande chance al Chelsea potrebbe diventare la storia della stagione e un passo verso la riacquisizione di un’identità che troppi club, in tutta Europa, hanno perso. Il Chelsea ha già qualche calciatore inglese decente in più rispetto alla concorrenza: Barkley, Loftus-Cheek, Drinkwater, e i giovani ma già pronti Hudson-Odoi, Chalobah, James e Ugbo. Da notare che quattro ragazzi, ma anche Loftus-Cheek, hanno fatto le giovanili nel Chelsea. Tutte considerazioni che scompaiono di fronte alla figura di Lampard. Perché di solito i proprietari, non solo in Inghilterra, hanno un cattivo rapporto con le cosiddette bandiere. Ma ci sono momenti in cui le bandiere vanno esposte ed il Chelsea ne sta vivendo appunto uno di questi.