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Il ritorno del Brasile in bianco

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La Selecão di Tite ha iniziato la sua Coppa America contro la Bolivia, indossando una maglia che nell'immaginario dei suoi tifosi ha spesso portato sfortuna. Chi vincerà fra marketing e superstizione?

Il Brasile ha aperto la sua Coppa America battendo la Bolivia 3-0 al Morumbi di San Paolo, doppietta di Coutinho e terzo gol di Everton, ma la notizia non è stata tanto la partita (peraltro fischiata dai tifosi di casa, con atteggiamento assurdo) della nazionale di Tite, quanto il fatto che la Selecão abbia giocato con una maglia bianca simile a quella del 1950, quella del 16 luglio della sconfitta contro l’Uruguay di Schiaffino e Ghiggia che per sempre sarà ricordata come Maracanazo. Il ritorno della maglia bianca è in parte una sfida alla superstizione e in parte una scelta di marketing della Nike annunciata già da qualche mese, spiegata come un ritorno alla tradizione visto che siamo nel centenario della prima Coppa America vinta dal Brasile, proprio indossando la maglia bianca. Non sono osservazioni da maniaci, perché stiamo parlando della squadra e della maglia più famosi del mondo, che fanno battere il cuore in ogni angolo del pianeta anche a persone che con il Brasile non hanno niente da spartire. Ma qual è la ‘vera’ maglia del Brasile, in definitiva?

Non c’è dubbio alcuno che la maglia storica del Brasile sia proprio quella bianca, visto che nel 1914 il Brasile disputò proprio in bianco la sua prima partita, quando le allora otto federazioni calcistiche del paese si fusero per crearne una condivisa (la FBS). Bianche le maglie, bianchi i pantaloncini. Quando nel 1916 la FBS diventò CBD, iniziarono a comparire i colori della bandiera, che quindi non sono un’invenzione del post Maracanazo. Maglia a strisce verticali gialle e verdi, simile (per fare un esempio moderno) a quella da trasferta del West Bromwich Albion, con pantaloncini bianchi. L’innovazione non convinse e dopo vari esperimenti sempre a tema verdeoro si tornoò alla maglia bianca, questa volta con pantaloncini (e bordi delle maniche) blu, per la Coppa America (all’epoca denominata Campionato Sudamericano) del 1919 ospitata a Rio de Janeiro e vinta grazie ai gol di Friedenreich e Neco.

Non ci furono più cambiamenti sostanziali fino al 1942, quindi fino ai primi tre Mondiali disputati dal Brasile (eccezione nel 1938, quando contro la Polonia si giocò in blu in maniera abbastanza improvvisata visto che i polacchi avevano vinto il sorteggio per giocare in bianco), quando i pantaloncini da blu ridiventarono bianchi. Poi nel 1950 la madre di tutte le sconfitte, quella con l’Uruguay (anche se la semifinale 2014 contro la Germania non scherza), e la decisione di indire un bando per la nuova divisa, vinto dall’idea che poi sarebbe arrivata ai giorni nostri. La curiosità è che la maglia bianca non fu accantonata subito, come spesso si dice, ma negli anni Cinquanta sarebbe stata usata in vari tornei, primo fra tutti il Panamericano del 1952 in cui un Brasile molto simile a quello del 1950 diventò campione dopo avere battuto 2-0 un Uruguay molto simile a quello del 1950. Qualche anziano milanese ricorda l’uniforme bianca con cui il Brasile nel 1956 perse dall’Italia di Foni a San Siro in mezzo a un tour europeo e la maglia bianca si vide anche nel Sudamericano del 1957. Ma ormai la maglia del Brasile era diventata quella che nella nostra testa è la maglia del Brasile. Nel 1952 il concorso nazionale aveva visto a sorpresa vincere un diciottenne aspirante giornalista e disegnatore, cosa che poi sarebbe diventato, Aldyr Schlee.

Il trionfo in Svezia convinse la federazione a non andare al di là del verdeoro come prima e del blu come seconda maglia, con i risultati che tutti ricordano, i cinque Mondiali vinti su tutti. L’ultimo nel 2002, con Ronaldo trascinatore. Non lo diciamo a caso perché nel 2004 il Brasile fece un’eccezione alla regola disputando in bianco un’amichevole contro la Francia per i 100 anni della FIFA. È stata l’ultima volta in bianco fino all’altra sera al Morumbi, ma certo è che i Mondiali 2006, 2010, 2014 e 2018 il Brasile non li ha vinti e in qualche caso l’eliminazione è stata figlia anche di sfortuna. La superstizione sarà anche segno di debolezza, ma non essere superstiziosi a volte porta male.