Calcio Internazionale

Il DNA europeo del Liverpool

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La squadra di Klopp ha vinto la Champions League, inserendosi in una grande storia e in una mentalità che parte da Bill Shankly. Perché le statistiche possono essere un giochino, mezzo secolo di storia no...

Il Liverpool ha vinto la sua sesta Coppa dei Campioni-Champions League al termine di una brutta finale contro il Tottenham ma anche di una grande stagione, in cui ha perso una Premier League che alla fine del girone di andata aveva ampiamente in mano. Al di là della giusta celebrazione di Klopp, equilibrato nel momento del trionfo come in quelli delle finali perse che gli avevano fatto guadagnare l’etichetta di perdente (da parte di chi viene eliminato nei quarti o nemmeno partecipa, di solito), è interessante e persino divertente il discorso sul cosiddetto DNA internazionale che avrebbero alcuni club, il Liverpool ovviamente fra questi, rispetto ad altri di simile valore e ricchezza ma che in Europa vincono molto meno che in patria. Discorso che razionalmente è basato sul nulla, visto che il Liverpool di Paisley e Keegan in comune con quello di Klopp e Salah ha giusto la maglia (anzi, nemmeno quella), ma che ha un suo fascino statistico-storico.

Ovviamente sono discorsi che hanno una minima validità soltanto dal 1955-56, prima stagione con la Coppa dei Campioni. Le sei vittorie europee del Liverpool, senza contare le tre Coppe UEFA e le tre Supercoppe, dicono che i Reds hanno conquistato quasi mezza Champions League (chiamiamole tutte così, per comodità) ogni campionato inglese di massima divisione vinto dal 1955-56 ai giorni nostri. Tutti prima dell’era Premier League, fra l’altro, l’ultimo 29 anni fa…. 6 diviso 13 uguale 0,46.

La classifica è ovviamente dominata dal Nottingham Forest di Brian Clough, con 2 vittorie europee a fronte di una in patria, e quindi un incredibile rapporto di 2. Quasi la stessa storia per l’Aston Villa, una Coppa dei Campioni a fronte di un campionato vinto in tempi moderni, quindi con un rapporto di 1. Dietro, molto dietro, Milan (0,53, cioè 7 Champions divise per i 13 campionati vinti prima del 1955-56), Liverpool (0,46), Real Madrid (0,44, cioè 13 diviso 29), Inter (0,27, cioè 3 diviso 11), Barcellona e Amburgo (0,25), Chelsea (0,20), Bayern Monaco e Manchester United (0,17), Ajax (0,15), Olympique Marsiglia (0,14), Borussia Dortmund (0,12), Feyenoord (0,10), Porto (0,08), Juventus (0,07, cioè 2 diviso 26), Benfica (0,06), Steaua Bucarest e PSV Eindhoven, (0,04), Stella Rossa Belgrado (sommando campionati jugoslavi e serbi) e Celtic (0,03). Risultati ottenuti, ribadiamo, dividendo le Champions vinte per il numero di campionati nazionali conquistati dal 1955-56 ad oggi, senza tenere conto dei piazzamenti europei ma, se è per quello, nemmeno di quelli nazionali.

In altre parole, riferendoci ai club che sono da corsa per la Champions League attuale, il Liverpool è quello con il mitico DNA europeo superiore a tutte le concorrenti, anche al Real Madrid. È poco più di un gioco per celebrare il Liverpool, perché non è colpa del Celtic o delle altre in fondo alla classifica se ogni anno vincono campionati nazionali ridicoli, ma parametrato su 64 anni di storia il gioco permette anche considerazioni serie. La prima è che anche all’interno della stessa nazione il peso culturale dato alle coppe europee è differente. La mentalità internazionale del Liverpool deriva dalle idee di Bill Shankly, il primo grande allenatore inglese a considerare più importanti i risultati all’estero di quelli in patria: anche se la prima Coppa dei Campioni inglese l’avrebbe vinta Busby al Manchester United e la prima del Liverpool il successore di Shankly, Bob Paisley. Poi chiunque sa o dovrebbe sapere che le basi del Liverpool vincitutto in Europa furono messe da Shankly... La seconda considerazione è che i campionati nazionali hanno un peso specifico diverso fra di loro ma anche fra epoche diverse, vincere la Premier League di adesso è molto più difficile di quanto non fosse fino a una decina di anni fa, con tutto il rispetto per Alex Ferguson: avere cinque avversarie della stessa cilindrata è diverso che averne una o due (o zero).

Insomma, si vive nel presente ma ogni club ha una sua storia. Non c’è bisogno di essere milanisti o juventini per intuire la diversa importanza che i due club hanno dato all’Europa e all’Italia, anche se negli ultimi anni le parti si sono invertite. Bravo Liverpool, quindi, e bravo Klopp che le sue due precedenti finali di Champions, con il Borussia Dortmund e con il Liverpool l’anno scorso, non le aveva certo perse per una questione di DNA ma per via di Robben e Karius.