Calcio Internazionale

La prima Coppa dei Campioni di Sacchi

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Trent'anni fa Milan-Steaua Bucarest, partita simbolo di un ciclo rossonero e forse anche di tutto quello di Berlusconi. Inevitabili i paragoni con la Champions moderna...

Sono passati trent’anni dalla notte di Barcellona, quella finale di Coppa dei Campioni fra Milan e Steaua Bucarest che ha rappresentato nell’immaginario collettivo la partita simbolo dello squadrone di Berlusconi, di Sacchi, dei tre olandesi, di Maldini, Baresi, Donadoni, Ancelotti… Insomma, non c’è bisogno di essere nostalgici dei tempi che furono per sostenere che quella squadra potrebbe alzare la Champions League anche nel 2019. Partita simbolo, quel Milan-Steaua 4-0 con doppiette di Gullit e Van Basten, me nel ciclo di Sacchi ce ne vengono in mente almeno dieci di migliori, a partire dalla semifinale di andata con il Real Madrid al Bernabeu, proprio quell’anno: un 1-1 con una dimostrazione di superiorità forse superiore anche a quella del 5-0 di San Siro, sembra strano dirlo ma chiunque abbia assistito a quelle partite sa che è così.

Il Milan in quell’edizione della Coppa dei Campioni fece molta più fatica negli ottavi di finale contro la Stella Rossa Belgrado, salvato dalla nebbia e passato ai rigori (uno di quelli degli jugoslavi fu sbagliato da Savicevic), e nei quarti con il Werder Brema (giocò qualche minuto anche il quarantenne e per noi semi-leggendario Burgsmuller, scomparso pochi giorni fa), che nei due turni finali. Sono passati trent’anni, ma sembrano trecento perché al potere in Romania c’era ancora Ceusescu (ancora per poco) e la Steaua era ovviamente tutta rumena, mentre il Milan, al primo anno con possibilità del terzo straniero, aveva otto italiani fra i titolari. La domanda storica vale non solo per quel Milan ma per tutte le edizioni della ‘vecchia’ Coppa dei Campioni, quella totalmente ad eliminazione diretta che sarebbe durata fino all’edizione 1990-91, quella vinta proprio dalla Stella Rossa, a Bari: valevano quanto l’attuale Champions League?

Bisogna ricordare che all’epoca nella Coppa delle Coppe giocavano le vincitrici delle coppa nazionali e nella Coppa UEFA le migliori piazzate in campionato (per l’Italia quattro posti), quindi le migliori squadre erano distribuite in tre coppe che spesso avevano un valore molto vicino fra di loro. In quella stessa stagione la Coppa UEFA fu vinta dal Napoli di Maradona e Careca, che prima della finale dovette eliminare Juventus e Bayern Monaco. E sempre nella stessa stagione la Sampdoria di Vialli e Mancini perse la Coppa delle Coppe solo in finale, contro il Barcellona di Cruijff…. Per fare paragoni solo milanisti, molto più alto il peso specifico della Champions League 1993-1994, con Capello in panchina, o di quelle 2002-2003 e 2006-2007 con Ancelotti alla guida. Certo Sacchi non poteva costruirsi una formula su misura per dismotrare qualcosa in più dei suoi successori, quindi sono discorsi puramente da bar. Ma teoria per teoria, pensiamo con le regole post 1992, a partire proprio dal ‘nuovo’ passaggio al portiere, il Milan del 1989 sarebbe stato ancora più forte.