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La Champions League di Allegri

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Si chiude un quinquennio di scudetti e di grandi stagioni europee, tranne l'ultima. Di certo questo allenatore il mitico DNA internazionale ha dimostrato di averlo...

Massimiliano Allegri non è più l’allenatore della Juventus e di sicuro sarà ricordato come l’uomo dei cinque scudetti consecutivi, impresa che non riuscì nemmeno Carlo Carcano con lo squadrone della prima metà degli anni Trenta: quello squadrone vinse sì cinque scudetti, ma Carcano fu esonerato a metà dell’ultima stagione, anche se per motivi non sportivi. Certo è che l’ossessione della Juventus recente, quella proiettata in una dimensione europea, è la Champions League. E anche qui Allegri ha fatto bene, al di là dell’ovvia considerazione che il trofeo lo alza una squadra sola e che è difficile sostenere che la sua Juventus fosse superiore alle recenti versioni di Real Madrid e Barcellona.

Il buon cammino europeo di Allegri non è un caso, perché sia con il Milan (quattro volte su quattro) sia con la Juventus (cinque su cinque) si è sempre guadagnato la qualificazione agli ottavi. A volte superando gironi banali e a volte no, sempre tenendo presenti i fallimenti delle corazzate nel superare questo primo scoglio, dal Manchester City alla stessa Juventus di Conte. Ma restringendo il discorso al suo quinquennio juventino, come è stato l’Allegri da Champions League?

Nella prima stagione, la 2014-15, superato un girone facile la Juventus dominò negli ottavi il Borussia Dortmund di Klopp, nei quarti faticò contro il Monaco di Jardim e in semifinale piegò il Real Madrid di Ancelotti, con un decisivo gol di Morata al Bernabeu. La finale di Berlino, persa 3-1 con il Barcellona di Messi-Neymar-Suarez-Iniesta, allenato da Luis Enrique, la ricordano tutti: fino a quasi 20 minuti dalla fine era sull’1-1. Non è strampalato dire che la vera grande occasione di alzare la Champions Allegri l’abbia avuta subito.

La stagione successiva il girone fu molto più difficile, ma la Juventus lo superò bene, perdendo poi dal Bayern Monaco di Guardiola ai supplementari. Passaggio della prima fase in scioltezza anche nella terza stagione, con Porto battuto negli ottavi, Barcellona nei quarti e Monaco in semifinale, prima di schiantarsi sul Real Madrid di Zidane nella finale di Cardiff. La scorsa stagione altro girone relativamente tranquillo, prima di battere con fatica il Tottenham negli ottavi e quasi rimontare, in maniera clamorosa, il Real Madrid nel ritorno al Bernabeu dopo lo 0-3 dell’andata. I quarti di finale sono stati il capolinea anche nell’anno di Cristiano Ronaldo, ma più che il risultato ha impressionato il modo visto che già negli ottavi contro l’Atletico Madrid la Juventus era sembrata scarica e che contro l’Ajax si è vista forse la peggior versione internazionale della Juventus allegriana, che nelle altre quattro campagne europee anche quando era uscita prima della finale lo aveva fatto lottando fino in fondo e in circostanze sportivamente drammatiche. La Champions League è una, tutte le corazzate che ogni anno non la vincono (cioè tutte tranne una) fanno fatica ad accettarlo. Di certo Allegri è un allenatore di cilindrata europea e probabilmente lo dimostrerà anche da altre parti.