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Il dominio della Premier League

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Liverpool-Tottenham e Chelsea-Arsenal: le finaliste di Champions League ed Europa League tutte inglesi fanno riflettere su una situazione non inedita ma che ha radici molto più solide rispetto agli anni Settanta-Ottanta...

La Premier League è la lega calcistica più forte del mondo, adesso anche al di là dei soliti discorsi su diritti televisivi e merchandising: la finale di Champions League fra Liverpool e Tottenham e quella di Europa League fra Chelsea e Arsenal dicono già tutto, considerando che la non abbiamo citato il Manchester City che probabilmente vincerà il campionato e il Manchester United che è quella con il fatturato più alto, superato nel pianeta soltanto da Real Madrid e Barcellona.

Nel momento delle celebrazioni bisogna anche dire che stiamo parlando della stessa Premier League che da quando esiste, quindi dal 1992, ha vinto la Champions cinque volte (due con il Manchester United, una con il Liverpool, una con il Chelsea, quest’anno con Liverpool o Tottenham). Negli stessi 27 anni la Spagna c’è riuscita undici volte, la vituperata Italia cinque (tre Milan, una Juventus e Inter), la Germania tre, Francia, Olanda e Portogallo una. Senza contare gli incastri e le situazioni contingenti: senza andare alla presistoria del calcio due anni fa nei quarti di finale di Champions c’era una sola inglese, il Leicester City… E senza esagerare nel giochino dei ‘se’, le celebrate Liverpool e Tottenham hanno chiuso quest’anno il loro girone a pari punti (e la stessa differenza reti!) con le deluse Napoli e Inter. Lo stadio di proprietà, il merchandising, i diritti tivù esteri erano nello scorso dicembre gli stessi di adesso. Non stiamo dicendo che Napoli e Inter avrebbero potuto essere in finale di Champions League, ma solo che l'autoflagellazione deve avere un limite. 

Un confronto da fare è sicuramente quello con il dominio inglese nell’Europa dai primi anni Settanta fino alla tragedia dell’Heysel: un calcio ovviamente più britannico, per il passaporto dei giocatori anche se non per lo stile di gioco (delle grandi squadre dell’epoca soltanto l’Aston Villa della Coppa dei Campioni 1981-82 e l’Ipswich Town della Coppa Uefa 1980-81 rispondevano in parte al luogo comune), con allenatori britannici ma non meno geniali dei vari Klopp e Pochettino, a partire da Brian Clough. Squadre inglesi che in comune con quelle internazionalizzate di oggi avevano il ritmo, del tutto sconosciuto al calcio continentale, l’atteggiamento in trasferta che impressionava soprattutto in Italia, le poche proteste in campo (con qualche eccezione per arbitraggi scandalosi, come quello contro il Leeds nella finale contro il Bayern Monaco) e la varietà di protagonisti: non le solite due o tre 'grandi' delle altre nazioni sedicenti evolute.

Il resto si presta a ben pochi confronti, in un calcio per ricchi come quello di oggi: il Leicester City, che per certi aspetti ha ricordato la parabola di Nottingham Forest e Aston Villa, nel 2018 ha avuto un fatturato di poco superiore all’Inter e di moltissimo superiore a quelli di Napoli, Milan e Roma. Il vento dei risultati può cambiare già l’anno prossimo, ma il dominio inglese ha adesso radici più profonde rispetto a quarant’anni fa.