Calcio Internazionale

La triste Cina di Hamsik

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Il livello del campionato in cui si è trasferito l'ex capitano del Napoli è calato drammaticamente. E i progetti sono ridiventati a lungo periodo...

Marek Hamsik rimpiange il Napoli ed è probabilmente vero anche il contrario. Di sicuro il centrocampista slovacco del Dalian Yifang è una delle poche vere stelle della Supelega cinese, che fino a un paio d’anni fa voleva fare concorrenza ai migliori campionati europei mentre adesso è stata riconvertita in spazio per far crescere i migliori talenti locali, integrandoli con al massimo tre stranieri e quasi mai tutti e tre di prima qualità. Un po’ quello che accadeva nella Serie A pre Bosman, insomma, con le dovute proporzioni. Ma oltre ad Hamsik chi gioca oggi in Cina, in un campionato iniziato da un paio di mesi e che finirà ad inizio dicembre?

Intanto bisogna ricordare le regole: massimo tre stranieri schierabili (ed in Cina il concetto di straniero si presta a pochi equivoci), massimo quattro tesserabili in contemporanea, massimo sei tesserabili lungo tutto l’arco della stagione. Un ulteriore posto è tenuto per giocatori, anzi per un giocatore a squadra, di Hong Kong, Macao e Taiwan a patto che non sia un portiere. La federazione cinese ritiene infatti di avere pochi portieri di buon livello e vuole favorire i prodotti locali. Chi è rimasto di forte, in definitiva?

Cominciamo dalla coppia d’attacco titolare della Nazionale di Conte a Euro 2016, Graziano Pellé nello Shandong Luneng ed Eder nello Jiangsu Suning. Degli altri stranieri, circa una cinquantina, degni di menzione sono Lavezzi e Mascherano (Hebei), Renato Augusto (Sinobo Guoan), Yannick Carrasco e appunto Hamsik al Dalian, Paulinho (Guangzhou Evergrande), Moussa Dembelé (Guangzhou), Ramires, Alex Teixeira e Paletta (compagni di Eder), Fellaini (compagno di Pellé), Fredy Guarin (Shangai Greenland), Hulk e Oscar (Shangai SIPG). Stiamo parlando di quindici giocatori, alcuni dei quali il meglio lo hanno già abbondantemente dato.

Drammaticamente calata anche la qualità degli allenatori: non è più il tempo di Lippi, Scolari, Eriksson, Capello, Antic, Pellegrini, Villas-Boas, Magath, eccetera, per quanto alcuni di loro abbiano in Cina fatto pena. Adesso i grandi nomi sono Cannavaro, Stielike, Stojkovic: grandi calciatori ma come tecnici quasi inesistenti nel calcio che conta. Di prima fascia soltanto Quique Sanchez Flores e Vitor Pereira. In altre parole, il tempo delle follie mascherate da investimenti è finito e la Cina punta, davvero alla cinese, ad uno sviluppo nel lungo periodo. Il fatto che si parli di grande nazionale ai Mondiali del 2030 significa quasi certamente che nel 2030 la Cina avrà una grande nazionale. Per adesso no. E nemmeno un grande campionato, visto che solo due volte una squadra cinese ha vinto la Champions League asiatica: sempre il Guangzhou Evergrande, una volta con Lippi e una con Scolari.