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Guardiola e la regola della Premier

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Manchester City da record: diciotto vittorie consecutive (nuovo record), 58 punti in venti partite, sessantuno gol realizzati e dodici subiti

Howard Wilkinson è stato l’ultimo tecnico inglese a vincere la Premier League, quando il campionato più seguito e più ricco del mondo (cinque miliardi di fatturato) si chiamava ancora First Division: era il 1992 e allenava il Leeds United, che ora naviga in Championship (serie B) e ha avuto nel frattempo come presidente anche Massimo Cellino. Da allora, dal marchio messo da Wilkinson (che oggi è un pensionato di 74 anni), il titolo lo hanno conquistato solo tecnici stranieri: gli scozzesi Alex Ferguson e Kenny Dalglish, il francese Arséne Wenger, il portoghese José Mourinho, gli italiani Carlo Ancelotti, Roberto Mancini, Claudio Ranieri e Antonio Conte, il cileno Manuel Pellegrini.

Tradizione destinata a proseguire con lo spagnolo Pep Guardiola, che ha portato il suo maestoso tiki-taka anche in casa del Manchester City: diciotto vittorie consecutive (nuovo record della Premier), 58 punti (sedici in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) in venti partite, sessantuno gol realizzati e dodici subiti, +15 sul Manchester United e +16 sui campioni in carica del Chelsea. Una squadra da standing ovation: Ederson in porta, Walker e Delph sulle fasce, Otamendi e Stones al centro della difesa, Fernandinho nel ruolo di mediano, Sterling e Sané esterni, le invenzioni di De Bruyne e David Silva alle spalle di Aguero o del brasiliano Gabriel Jesus. Eccola la stagione perfetta di Guardiola, che ha scritto la storia con il Barcellona di Messi e ora si prepara a firmare un nuovo contratto da fantascienza con il Manchester City. Lo sceicco Mansour gli offre un ingaggio da 25 milioni di sterline per prolungare l’accordo in scadenza nel 2019. Ormai è lui, Pep, il principe della Premier.