Calcio Internazionale

De Boer e l'Inghilterra di oggi

L'esonero di Frank De Boer dalla panchina del Crystal Palace sembra fatto apposta per farci scrivere di nuovo che non esiste più il calcio inglese di una volta, fra le altre cose quello in cui agli allenatori veniva lasciato tempo per lavorare e di passare anche attraverso stagioni fallimentari. In realtà spesso non c'era un vero progetto tecnico, ma semplicemente non era nella cultura inglese il cambiare tanto per cambiare disorientando un pubblico che era fidelizzato senza bisogno di tante strategie di marketing o della terza maglia con le righe un millimetro più piccole rispetto alla stagione prima. E del resto non ci voleva (e non ci vuole) un master ad Harvard per intuire che solo se le persone rimangono possono diventare parte di qualcosa... Certo è che l'esonero dell'allenatore olandese è arrivato dopo quella che è la peggiore partenza di una squadra nella storia della Premier League: quattro sconfitte con zero gol segnati, nelle prime quattro partite, non le avevano subite nemmeno squadre sulla carta più modeste del Palace. E parlando di massimo campionato inglese, quindi del (bellissimo) mondo prima del 1992, bisogna risalire al Preston 1924-25. Questo non toglie che la cacciata dopo quattro partite e 77 giorni di lavoro (all'Inter l'anno scorso era durato una settimana di più) di un allenatore con un contratto triennale sia senza senso, a maggior ragione se il sostituto è un Roy Hodgson, con tutto il rispetto per il lato romantico (l'ex c.t. inglese ha vissuto lì i migliori giorni da calciatore nel settore giovanile, senza però mai esordire in prima squadra) della vicenda. Al di là dei luoghi comuni sulla rigidità di questo allenatore (ma al Crystal Palace, per quel poco che si è visto, mai ha giocato con il suo 4-3-3)  e della sfortuna, in particolare contro il Burnley, non stiamo comunque dicendo che De Boer sia un genio incompreso, perché il grande calcio internazionale è pieno di uomini Ajax che fuori da quel contesto hanno fallito, ma soltanto che 4 partite sono poche anche per gli standard da mangia-allenatori, 10 negli ultimi 7 anni, degli Eagles. Attilio Lombardo come player-manager era durato di più.