Calcio Giovanile

Euro U.19 - Spagna, "fenomeno" da 3 milioni

Dopo due settimane di riposo con la famiglia, riprendo Spring tornando sulla vittoria della Spagna nell'Europeo Under 19 per sottolineare il vero successo del calcio iberico. Che non è aver portato per l'ennesima volta sul gradino più alto del podio una propria rappresentativa. Che non è aver ribadito la bontà di una Scuola che prepara i suoi tronfi dal basso, investendo in tecnici e strutture di livello superiore per offrire già ai calciatori in erba una formazione accurata e qualificata. Che non è aver proposto alla platea una nuova generazione di talenti da favola, dal bomber madridista Jesé Rodriguez (autore del gol che ha deciso la finale con la Grecia e capocannoniere del torneo con 5 reti) all'eclettico Deulofeu, freccia pungente della cantera blaugrana. No, l'autentica prodezza della Spagna è aver radunato davanti ai teleschermi più di 3 milioni di tifosi, 10% in più di quanto è riuscito a fare Jorge Lorenzo, eroe nazionale, pur vincendo il Gran Premio del Mugello. Cifra inimmaginabile in Italia. Dove il calcio giovanile, a livello di pubblico, resta una nicchia di dimensioni ridotte. A fine maggio ero a Misano Adriatico per assistere alla sfida fra l'Italia allenata da Evani e appunto la Spagna, decisiva per l'accesso alla fase finale dell'Europeo. Tolti il pletorico apparato federale, il consueto contorno di dirigenti, procuratori e allenatori (i cosiddetti "addetti ai lavori"), l'ovvio sostegno di papà, mamme e fidanzatine e uno stuolo di ragazzini che festeggiavano l'imminente fine dell'anno scolastico, nella tribuna del "Santamonica" il tifo latitava. Un disinteresse tutt'altro che casuale. Specchio fedele di un vivaio (mal) "sopportato", vissuto molto spesso solo come passaggio obbligato per scremare e arrivare (non importa come: e questo è il guaio) al giocatore fatto. Conta il prodotto finito, il risultato, lo sbarco nel professionismo, l'aggancio giusto di questo o quel procuratore. Non interessa dare visibilità (e quindi "qualificare" attraverso una forma di controllo) al percorso di crescita del talento. Il campionato Primavera resta ai margini delle cronache e dei pensieri, salvo qualche impennata d'interesse quando le finali-scudetto o la Coppa Italia coinvolgono club di primo piano. Diversa la cultura calcistica spagnola. Dove il talento viene cullato, nutrito e forgiato sotto gli occhi di tutti, grazie anche alla presenza delle squadre B nei campionati di seconda e terza fascia. Si crea così affezione per il movimento, curiosità per il nuovo che avanza, che puoi vedere all'opera in contesti e ribalte tecnicamente e agonisticamente rilevanti. Del giovane misuri da subito il carattere, la qualità, le prospettive. E viene naturale proiettarlo in prima squadra, consapevoli come si è della qualità della cantera. Jesé Rodriguez erede di Cristiano Ronaldo, in fondo perché no? Una certezza che giustifica quei tre milioni che si sono seduti davanti ai teleschermi. Gianluca Grassi