Calcio

La Serie A nell'era del computer

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Il cosiddetto sorteggio elettronico dei calendari compie mezzo secolo di vita, dopo un inizio con macchine enormi e dai costi assurdi. Prima tutto veniva fatto a mano dal segretario della Lega, Molinari...

Tempo di calendari per la Serie A 2019-20, con tutti che ormai diamo per scontato che vengano stilati da un computer a cui vengono poste certe condizioni. Si potrebbe pensare che prima del computer i calendari venissero creati con un sorteggio, attraverso biglietti, palline e cose del genere ad alto rischio di tarocco (come del resto il computer, in maniera anche più discreta). E invece fino a mezzo secolo fa, quindi fino alla stagione 1969-70 compresa, i calendari della Serie A (e B, una volta unita alla sorella maggiore) venivano compilati a mano dalla segreteria della Lega Calcio senza nemmeno fingere che ci fosse un elemento di casualità. Un processo lungo venti giorni, con pressioni di ogni tipo delle solite grandi ma anche delle piccole, che non volevano incontrare club da scudetto nelle ultime giornate, e delle medie con le loro fissazioni: al presidente del Bologna Dall’Ara (scomparso nel 1964) piaceva avere il maggior numero di trasferte possibile nei mesi freddi, nessuno ha mai capito il perché ma comunque lui lo faceva presente a chi di dovere.

Ovviamente molti presidenti, il torinista Orfeo Pianelli su tutti, ritenevano di essere penalizzati a beneficio dei soliti club, che in effetti godevano quasi sempre di partenze morbidissime e di partite dure non troppo ravvicinate fra di loro, così Aldo Stacchi, l’allora presidente della Lega, diede il via libera al computer togliendo al mitico dottor Agostino Molinari, segretario della Lega stessa (in pratica i calendari li compilava lui, quella che abbiamo definito ‘segreteria’ coincideva in realtà con il segretario), questa prerogativa e questo potere. Niente di rivoluzionario, perché in Inghilterra il computer creava i calendari già da anni e nella stessa Italia, governata dal CONI, pallacanestro e rugby erano già nel futuro da qualche stagione.

Il CONI aveva infatti già da due anni noleggiato il computer, pagando un affitto di un milione di lire al mese. Come potere d’acquisto siamo sui 10.000 euro (al mese!) di oggi. Non esattamente un portatile, oltretutto, perché il GE-115 K 16 (dove GE sta per General Electric) occupava uno spazio di 6 metri per 6 e pesava circa 25 quintali. Quintali… Come quintali di carta si sprecarono nel fare paragoni con l’HAL 9000 di Kubrick e del suo 2001: Odissea nello spazio. Prove generali il 15 luglio per i primi turni di Coppa Italia, poi il 28 luglio la storia che cambia per sempre, passando dai venti giorni agostani di Molinari che cercava di non rispondere al telefono agli otto minuti del nuovo ‘cervellone’ (così fino agli anni Settanta veniva definito il computer).

La prima giornata di Serie A, prevista per domenica 27 settembre (!), scelta dal computer fu la seguente: Bologna-Lanerossi Vicenza, Cagliari-Sampdoria, Catania-Juventus, Milan-Lazio, Napoli-Varese, Roma-Fiorentina, Torino-Foggia, Verona-Inter. Rispettati tutti i parametri inseriti dai tecnici addetti al GE-115, in camice bianco come nei film di fantascienza di una volta, ma inevitabili gli insoddisfatti che già mezzo secolo fa parlavano di ‘campionato in salita’. Molinari si produsse in complimenti di circostanza per l’innovazione, che sarebbe confermata nel luglio 1971 e in quello 1972, prima della sua morte avvenuta nel febbraio 1973. Nel 1974 il cambio di computer, con passaggio ad un Honeywell G-130, con memoria di 64 K (la stessa, non resistiamo al confronto, del Commodore 64 che sarebbe stato un culto dei ragazzi anni Ottanta). E l’inizio dell’era della fiducia incondizionata nella tecnologia. Che però anche oggi è manovrata dagli esseri umani. Non c’è ovviamente da rimpiangere l’agosto del dottor Molinari, ma soltanto da stare attenti.