Calcio

Il valore dell'Italia Under 21

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Passata la delusione per l'Europeo di casa, è il momento di analizzare il valore della rosa di Di Biagio in relazione a quelle del passato... 

L’Europeo Under 21 dell’Italia di Di Biagio è finito già nel girone, complici un po’ di sfortuna contro la Polonia e il biscotto Francia-Romania, ed è inutile negare la delusione anche se ormai stiamo parlando del passato. Anche per quanto riguarda Di Biagio, la cui storia azzurra si conclude qui. Più interessante è il discorso sul livello del calcio italiano, giudicato sempre in base all’ultimo risultato: un anno e mezzo fa, nel dopo-Ventura, sembravamo morti e senza nemmeno un giocatore da tornei aziendali, poi è sembrato che stessimo vivendo un nuovo Rinascimento, con Mancini e Di Biagio a pescare fra centinaia di fuoriclasse del valore di 50 milioni l'uno… Ma al di là del risultato, quale era il livello della nostra Under 21?

Per effettuare confronti con il passato non è necessario andare alla preistoria, visto che il primo Europeo Under 21 è stato assegnato nel 1978 e che il suo antenato, quello Under 23, era comunque partito all’inizio degli anni Settanta. Nel ciclo 1976-1978, sotto la gestione di Azeglio Vicini, gli elementi dell’Under che poi avrebbero avuto una grande carriera erano Giovanni Galli, Cabrini, Collovati, Beppe Baresi, Manfredonia, Di Bartolomei, Bagni, Giordano e Paolo Rossi. Quello squadrone fu eliminato nei quarti dall’Inghilterra. Stesso risultato, fermati dall’Unione Sovietica, per gli azzurri del ciclo successivo: Franco Baresi, Tacconi, Tassotti, Ancelotti…. Ancora quarti di finale nel 1982, per la squadra di Bergomi, Nela, Battistini, Galderisi, Massaro, Mauro e Virdis. Passo in avanti nel biennio successivo grazie anche a Ferri, Righetti, Evani, Vialli e Roberto Mancini. Nel 1986 il decennio di Vicini si chiuse con la finale persa contro la Spagna: era la nazionale di alcuni dei cicli precedenti, com Vialli e Mancini, ma anche di Donadoni, Giannini, De Napoli, Borgonovo, che aveva in rosa i giovanissimi Berti e Maldini, oltre che Zenga e Matteoli fuoriquota. Probabilmente l’Under 21 più forte di sempre, anche delle cinque (tre con Cesare Maldini, una con Tardelli e una con Gentile) che poi l’Europeo l’avrebbero vinto.

Ricordiamo i giocatori migliori del 1988 (Costacurta, oltre a chi c’era dal biennio precedente), del 1990 (Peruzzi, Di Canio, Lentini, Casiraghi), del 1992 (Albertini, Dino Baggio), del 1994 (Toldo, Cannavaro, Negro, Panucci, Pippo Inzaghi) e del 1996 (Buffon, Nesta, Tommasi, Delvecchio, Totti), quest’ultima vincitrice del terzo titolo consecutivo con Maldini c.t. e senz’altro paragonabile come livello medio a quella del 1986. Dopo un ciclo disastroso, sotto la gestione Giampaglia, si ripertì con Tardelli e un altro trionfo, nel 2000: era l’Under 21 di Pirlo, Gattuso, Perrotta e Abbiati. Nel 2002, con Gentile in panchina, da segnalare solo Iaquinta, e nel 2004, ultimo titolo vinto, Amelia, Barzagli, Zaccardo, De Rossi e Gilardino. Da quella data in poi i migliori risultati sono stati le semifinali del 2009 (Sirigu, Ranocchia, Criscito, Marchisio, Giovinco, Candreva, Balotelli, nella squadra guidata da Casiraghi) e di due anni fa, con Di Biagio c.t.: Donnarumma, Rugani, Lorenzo Pellegrini, Bernardeschi, Chiesa. Insomma, l’unico grande talento italiano degli ultimi 40 anni a non essere passato dall’Under 21 si chiama Roberto Baggio. Anche Cassano, che pure la disprezzava, qualcosa ha fatto…

E quindi? Con tutto il rispetto per Barella e Zaniolo, e con l’avvertenza che tutti andranno giudicati fra qualche anno, non sembra con il senno di oggi che la rosa disposizione di Di Biagio fosse fra le migliori della nostra storia, pur essendo il suo livello medio molto buono. Certo non come quello di Vialli, Donadoni e Mancini, o di Totti, Buffon e Nesta, ricordando la considerazione di cui godevano anche da ventenni. Probabilmente questa Italia ha goduto anche di un clima mediatico favorevole ai giovani italiani, come reazione ai fallimenti della nazionale maggiore.