Calcio

Quando Totti alla Roma sembrava eterno

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Nei trent'anni in giallorosso le occasioni del campione per andare via sono state tante e convenienti, alcune anche molto concrete, ma alla fine la storia proseguiva sempre. Sembrava non dovesse mai finire...

Nessuno sa se le clamorose dimissioni di Francesco Totti siano state un addio alla Roma, dopo trent’anni esatti, o un arrivederci. È in ogni caso la prima volta che il giocatore più forte nella storia giallorossa davvero si allontana dal club che lo ha reso grande e che lui ha reso grande, in un rapporto che va molto al di là del fatto sportivo e delle statistiche. È quindi il momento giusto per ricordare alcune delle volte in cui il Totti giocatore è stato vicino a lasciare la Roma e poi non lo ha fatto. Sottolineando che quella di Totti, classe 1976, è stata la prima generazione a beneficiare per tutta la carriera della sentenza Bosman, che ha iniziato a sortire i suoi effetti dalla stagione sportiva 1996-97. È insomma da quella data che essere ‘bandiere’ è diventato più difficile ed in ogni caso molto più legato alla volontà del giocatore che della società.

Proprio nella stagione 1996-97 un Totti nemmeno ventunenne ma già alla quinta annata in serie A rischia di partire per la prima volta dalla capitale. Carlos Bianchi non lo ama e non lo considera un titolare fisso in un attacco in cui lui si gioca due posti con Balbo e Delvecchio (e anche Fonseca, però utilizzato meno), così Sensi pensa che potrebbe essere una buona idea farlo maturare altrove. Per l’anno successivo lo chiedono in prestito il Cagliari allenato da Mazzone, il Napoli e il Parma, ma con la squadra vicina alla retrocessione arriva prima l’esonero dell’allenatore argentino, con la stagione chiusa in qualche modo da un settantacinquenne Liedholm.

Al di là delle tante voci di calciomercato, quasi quotidiane, la seconda volta in cui in concreto Totti rischia di lasciare la Roma arriva due anni dopo. Estate 1999: la Roma sostituisce l’amato Zeman con Capello, ma soprattutto il Milan fresco dello scudetto di Zaccheroni inizia a corteggiare Totti per fare di lui il rinforzo, insieme a Shevchenko, di una squadra che nei piani di Berlusconi deve tornare in cima all’Europa. Questa volta il trasferimento sarebbe definitivo: Totti vacilla (lo ammetterà solo qualche anno dopo), Berlusconi lo contatta personalmente, ma Sensi dice no. E con il Milan anche nel futuro si rimarrà allo scambio di complimenti.

Nel gennaio 2004 Florentino Perez mette Totti in cima alla sua lista di acquisti per rinforzare un Real Madrid impantanato in una stagione deludente. Capello ha rotto con l’ambiente giallorosso, fra qualche mese andrà alla Juventus, mentre la situazione finanziaria della Roma e dei Sensi peggiora. Il contratto del ventottenne Totti scade nel 2006 e sarebbe, nel caso lo volesse, il momento giusto per partire. Fra l'altro darebbe anche un po’ di ossigeno finanziario alla Roma ed è per questo che Sensi pare non opporre la resistenza di qualche anno prima. Ma prima ancora che Totti decida arriva lo stop del direttore sportivo della Roma: “Francesco è il giocatore più rappresentativo di Roma e della Roma. Abbiamo detto di no anche a Chelsea e Milan, Totti non lascerà mai questo club”. Il nome di quel direttore sportivo? Franco Baldini. Nel 2005 Totti firma un contratto da 10,4 milioni lordi a stagione con scadenza 2010, quando avrà 34 anni. Di fatto è la parola fine alle voci sul futuro che sempre l’hanno seguito. Poi mezzo alle varie polemiche con Spalletti il pensiero di fare un anno negli Stati Uniti, subito rientrato. Una Roma senza Totti sembrava inconcepibile.