Calcio

Conte e gli allenatori juventini dell'Inter

© Inter via Getty Images

Il nuovo allenatore neroazzurro è il nono nella storia ad avere un significativo passato sulla panchina bianconera. Tranne in parte Trapattoni, nessuno è stato rimpianto...

Antonio Conte è il nuovo allenatore dell'Inter, dopo mesi di voci e settimane di certezze adesso la notizia è ufficiale. Un’operazione che sta facendo discutere molto, non per il valore del tecnico ma per motivi strettamente tifosi. Conte all’Inter non piace, per motivi evidentemente diversi, a una considerevole parte di juventini e di interisti. Ma questo è il presente, nessuno di quelli che contesta è dirigente di Juventus o Inter. Certo è che il passato di un allenatore, e spesso anche di un giocatore, è importantissimo per l’ambientamento in un nuovo contesto e quindi i tre anni di Conte da allenatore della Juventus, per non parlare di quelli da giocatore, possono essere giudicati anche in una prospettiva storica.

Il primo ex allenatore della Juventus sulla panchina dell’Inter fu una leggenda del calcio italiano come Giovanni Ferrari, stella della Juventus dei cinque scudetti degli anni Trenta e della Nazionale di Pozzo due volte campione del mondo. Un ex juventino atipico, perché è vero che Ferrari aveva iniziato la carriera da allenatore nella Juventus (con scarso successo, peraltro), ma è anche vero che prima aveva giocato cinque anni nell’Inter riformando in neroazzrro la coppia dei sogni con Meazza, incamminandosi verso il declino insieme al compagno di tante battaglie. L’Ambrosiana lo ingaggiò come allenatore per la stagione 1942-43, in una situazione non esattamente tranquilla per l’Italia in generale: per Ferrari un buon quarto posto, con una squadra modesta, nel campionato vinto dal Torino appena rinforzato da Loik e Valentino Mazzola.

Finita la guerra l’Inter nel 1945 ingaggiò un altro ex allenatore juventino, proprio quello dei cinque scudetti (anche se l’ultima stagione l’aveva vissuta a metà). Dopo la fine della sua esperienza in bianconero Carlo Carcano aveva allenato poco ed era praticamente scomparso. Con una squadra senza stelle Carcano ottenne un ottimo secondo posto dietro al Grande Torino, Nella stagione successiva, quella famosa dell’arrivo dei cinque sudamericani scarsi (dei quali tre scapparono subito), Carcano si dimise e non si sarebbero più visti su quella panchina ex allenatori della Juventus fino al 1957, quando Angelo Moratti fece firmare l’inglese Jesse Carver, che nel 1949-50 aveva riportato lo scudetto ai bianconeri dopo 15 anni di digiuno, con la squadra di Carlo Parola, John Hansen, Praest e di un giovanissimo Boniperti. Carver fece oggettivamente male, con una squadra di buon livello rinforzata dall’arrivo di Angelillo, che giocò discretamente ma sarebbe davvero esploso solo l’anno dopo. Per quell’Inter undicesimo posto e saluti a Carver.

Il quarto della serie è del 1969, un Heriberto Herrera che due anni prima sulla panchina proprio della Juventus aveva soffiato lo scudetto all’ultima giornata all’Inter dell’altro Herrera, Helenio. La squadra era di buonissimo livello, con i resti della Grande Inter (Facchetti, Mazzola, Corso, Suarez, Burgnich, eccetera) ancora giovani e con il rinforzo di Boninsegna: il risultato fu un secondo posto un po' amaro dietro al Cagliari di Gigi Riva. L’anno dopo Fraizzoli ovviamente lo riconfermò, ma l’inizio fu così negativo che Fraizzoli lo esonerò e mise al suo posto Gianni Invernizzi, direttamente dal settore giovanile, che a sorpresa vinse lo scudetto con una clamorosa rimonta sul Milan.

Nel 1986 non destò scalpore, nonostante dieci anni di successi sulla panchina della Juventus, il passaggio di Giovanni Trapattoni a quella dell’Inter di Pellegrini. Un'altra Italia, o forse un addio annunciato da tempo. Già una buona squadra, quell'Inter, che in cinque anni Trapattoni portò a risultati importanti (lo scudetto dei record nel 1988-89, la Coppa UEFA 1990-91) ma anche a stagioni al di sotto delle possibilità, pur in un calcio italiano (va sempre ricordato) in cui erano in tanti a lottare per lo scudetto. Di sicuro a Trapattoni il passato juventino non venne mai rinfacciato, semmai le critiche riguardavano il suo gioco.

Con più freddezza (eufemismo) i tifosi interisti accolsero Marcello Lippi nel 1999, ritenendolo simbolo non solo della Juventus ma soprattutto della Juventus di Moggi e Giraudo. Lippi arrivò in una squadra già buonissima, con in più il miglior giocatore al mondo. A Ronaldo si aggiunsero Vieri e tanti altri acquisti di alto livello, ma gli infortuni permisero di vedere la coppia d'attacco molto poco. Fra una polemica e l’altra (soprattutto con Baggio), Lippi strappò la qualificazione ai preliminari di Champions in uno spareggio con il Parma, per poi essere esonerato, ma in pratica farsi cacciare, all’inizio della stagione seguente e tornare alla Juventus.

Nel 2011 quasi nessun tifoso interista considerò Gian Piero Gasperini un ex juventino, nonostante l’attuale allenatore dell’Atalanta avesse allenato per quasi un decennio nelle giovanili della Juventus di Moggi e fosse (sia) più juventino di Lippi. Gasperini veniva del Genoa e fece malissimo, venendo cacciato quasi subito per far posto a Claudio Ranieri, che combinò qualcosa in più ma non riuscì nemmeno a chiudere la stagione, visto che fu sostituito da Stramaccioni.

Ferrari, Carcano, Carver, Heriberto Herrera, Trapattoni, Lippi, Gasperini (con l’asterisco, perché la Juventus vera non l’ha mai allenata), Ranieri e adesso Conte. Tutti grandi personaggi e ottimi allenatori, nella peggiore delle ipotesi (Ferrarri, Carver) bravi insegnanti. Aspettando Conte, con la parziale eccezione di Trapattoni non si può però dire che qualcuno di loro abbia all’Inter lasciato grandissime tracce.