Calcio

I numeri di Gattuso

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Il campione del mondo 2006 è stato il miglior allenatore del Milan nel dopo Allegri e lascia la panchina rossonera con grande stile. Ha l'età e le prospettive per tornarci fra qualche anno, con una dirigenza diversa...

Gennaro Gattuso ha lasciato il Milan con grandissimo stile, rinunciando a due anni di contratto (quindi a quattro milioni e mezzo netti di euro) ma pretendendo che fossero pagate subito le spettanze dei suoi collaboratori. Gesto non scontato, nemmeno per chi come Gattuso ha guadagnato in carriera almeno 30 milioni. Non è detto che la sua storia come allenatore del Milan sia finita per sempre: ha soltanto 41 anni, ha l’amore dei tifosi nonostante un gioco inferiore spesso anche al valore della rosa, può rilanciarsi da altre parti, ma soprattutto questa proprietà del Milan non sembra eterna ed un Gattuso cinquantenne di successo che torni in rossonero non è fantacalcio. Adesso però Gattuso può già considerarsi passato, quindi è possibile un bilancio della sue quasi due stagioni sulla panchina rossonera.

Da ricordare il contesto in cui Gattuso torna al Milan nel maggio 2017, dopo un inizio da allenatore piuttosto difficile, anche se la promozione in B con il Pisa, dove suo vice era già Riccio (uno dei beneficiati del recente beau geste), rimane una gemma. Il Milan è da poco più di un mese finito nella mani del misterioso Yonghong Li, non vogliamo dire ‘comprato’ perché nessuno può essere così pazzo da perdere per una trentina di milioni un’azienda in cui ne ha buttati 500. Da qualche settimana direttore sportivo è Massimiliano Mirabelli, di Gattuso corregionale, amico e fan. Viene ingaggiato per guidare la Primavera, ma chiunque sa che al primo passo falso di Montella sarà buttato nell’arena proprio Gattuso. E così avviene, a dicembre, contro il Benevento in una partita che sarà ricordata più che altro per il pareggio segnato dal portiere dei campani, Brignoli, al 95’. L’inizio è negativo, la squadra sembra giù atleticamente (o così si dice, per giustificare l’esonero di Montella), ma Gattuso porta a casa il derby di Coppa Italia e in questa manifestazione arriverà anche alla finale, perdendola 4-0 contro la Juventus. Nel girone di ritorno il Milan cambia però passo e arriva al sesto posto, qualificandosi di nuovo per l’Europa League che nella stagione è finita agli ottavi contro l’Arsenal.

Nell’estate 2018 altro ribaltone societario, con l’arrivo di Elliott, unito al potere nelle mani di Leonardo e Maldini (Gazidis arriverà a dicembre). Troppo tardi per impostare un buon mercato, ma qualche colpo (Higuain in prestito, Caldara, Bajayoko) sembra avere potenziale. Il vero problema, fin dall’inizio, è che Leonardo non è un simpatizzante di Gattuso, nemmeno sotto l’aspetto tecnico, e Maldini pur non essendogli contro non è nemmeno fra i suoi migliori amici. A gennaio Piatek e Paquetà sembrano poter dare una svolta, ma la Champions League viene alla fine mancata di un punto. Con le amarezze per la finale di Supercoppa persa con la Juventus, la Coppa Italia finita in semifinale con la Lazio e un’Europa League con uscita già nella fase a gironi.

Confrontare stagioni differenti non è mai facile, ma certo è che il Milan post Allegri, quindi quello degli ultimi cinque anni, non ha mai avuto una rosa degna delle aspettative dei suoi tifosi e quindi gli allenatori sono confrontabili. Seedorf, Pippo Inzaghi, Mihajlovic, Brocchi, Montella e appunto Gattuso. Che nelle 61 partite di Serie A sulla panchina del Milan ha ottenuto 1,79 punti a partita. Contro gli 1,84 di Seedorf in quelle poche partite gli 1,37 di Inzaghi, gli 1,53 di Mihajlovic, gli 1,33 di Brocchi e gli 1,60 di Montella. Insomma, oltre all’affetto dei tifosi del Milan ci sono anche i numeri.