Calcio

Gli allenatori stranieri degli Agnelli

© Juventus FC via Getty Images

Nella storia della Juventus i tecnici provenienti dall'estero sono stati relativamente pochi, pochissimi quelli di nome. Chissà se nel 2019 ci sarà una soluzione di rottura...

Ancora non si sa chi sarà il prossimo allenatore della Juventus, dopo l'addio ad Allegri, mentre scriviamo queste righe. Ma è interessante il fatto che per la prima volta da tempo immemorabile metà dei candidati non sia italiana. Situazione dal punto di vista storico interessante, perché negli ultimi 45 anni la Juventus ha avuto soltanto un allenatore straniero, il passato (come giocatore) e futuro campione del mondo Didier Deschamps. Gli altri, da Parola ad Allegri, passando per Trapattoni, Marchesi, Zoff, Maifredi, Lippi, Ancelotti, Capello, Ranieri, Ferrara, Zaccheroni, Delneri e Conte, tutti italiani. In altre parole il mitico DNA di un club, spesso citato a sproposito (ma non in questo caso, con la stessa famiglia al comando), indicherebbe che la Juventus preferisce affidarsi a tecnici che conoscano già il calcio italiano, più che a guru internazionali.

Non è però sempre stato così, perché i primi tre considerabili allenatori della storia della Juventus erano tutti e tre stranieri. L’ungherese Jeno Karoly, che veniva da tre stagioni al Savona e morì di infarto poco prima della vittoria nel campionato 1925-26. L’altro ungherese Joszef Viola, che alla morte del connazionale si trasformò da giocatore della Juventus in allenatore. Lo scozzese William Aitken, che secondo qualcuno era stato allievo di Herbert Chapman e quindi importatore in Italia del suo Sistema: la prima cosa non è vera, mai incrociò Chapman in carriera, ma la seconda è possibile. Mediocre attaccante, Aitken conquistò con le sue idee Edoardo Agnelli (il nonno dell’attuale presidente Andrea) e passò direttamente dalle categorie minori inglesi alla panchina della Juventus: è quindi in senso calcistico il primo vero straniero.

Complice il fascismo, che comunque non impedì a tanti altri club di assumere allenatori stranieri, da lì in poi la Juventus assunse soltanto italiani o italianizzati (Monti e Cesarini) fino al Dopoguerra. Nel 1948 un altro scozzese, William Chalmers, anche lui di terza fascia, ma nel 1949 arrivò finalmente il primo grande allenatore straniero. Dall’Inghilterra, ai tempi guida tecnica del mondo (nella Premier League attuale il miglior allenatore inglese è stato il settantaduenne Roy Hodgson, dodicesimo con il Crystal Palace...), Jesse Carver, riportò la Juventus a vincere il campionato dopo 15 anni. Carver avrebbe poi allenato in Italia per oltre un decennio, con discreti risultati e spesso cattivi rapporti con i campioni della situazione.

Giorgio Sarosi, ingaggiato nel 1951 era per metà italiano anche se tutta la sua grande carriera di giocatore l’aveva vissuta nel Ferenvaros. Veniva comunque da altre esperienze italiane in panchina e in bianconero vinse anche lui uno scudetto. Un ottimo allenatore, prima, durante (dal 1957 al 1959) e dopo la sua esperienza alla Juventus, con scudetto, era lo jugoslavo Ljubisa Brocic. Fece epoca l’ingaggio di Paulo Amaral, nel 1962: preparatore atletico del Brasile campione del mondo 1958 e 1962, Amaral era stato anche un capo-allenatore in varie squadre brasiliane: il suo brasilianissimo 4-2-4 non ebbe fortuna, con una rosa juventina però senz’altro inferiore a quella degli anni precedenti.

Dopo Amaral arrivò il paraguayano Heriberto Herrera, anche lui un misto di allenatore tecnico-tattico e di preparatore atletico: per lui lo scudetto 1966-67, fra i tanti della Juventus forse quello conquistato con la squadra meno accreditata. Poco più che una meteora bianconera, ma veniva comunque da una ottima carriera italiana, l’argentino Luis Carniglia. Eccellenti invece i tre anni alla Juventus di Cestmir Vycpalek, iniziati nel 1971, con due scudetti e una finale di Coppa dei Campioni persa contro il grande Ajax di Cruijff: anche lo zio di Zeman era in Italia da tempo immemorabile ed era oltretutto già nella Juventus, nel settore giovanile. La sua promozione fu al tempo stesso triste, in quanto dovuta alla morte di Armando Picchi, e fortunata (in una vita a volte non fortunata, visto che era rimasto mesi in un campo di concentramento nazista). Ma pensare a ‘Cesto’ come a uno straniero viene davvero difficile. Quanto a Deschamps, tutti ricordano quanto e come ha giocato nella Juventus degli anni Novanta.

Ricapitolando, nei 122 anni di storia della Juventus, soltanto in sei casi (Aitken, Chalmers, Carver, Brocic, Amaral, Herrera) è stato fatto arrivare un allenatore dall’estero e soltanto in quattro si trattava di un allenatore da Juventus. Il Pochettino della situazione, tanto per fare un nome di moda, sarebbe quindi davvero una soluzione di rottura.