Calcio

Il discorso di Rivera

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Il 6 maggio del 1979 il Milan vinceva il suo decimo scudetto, con una partita che si giocò in gran parte per merito del suo storico capitano...

Il decimo scudetto del Milan è storia di 40 anni fa, del 6 maggio 1979, con il punto della sicurezza arrivato dopo uno 0-0 con il Bologna a San Siro. L’ultimo scudetto dell’era pre-Berlusconi, l’ultimo scudetto di Gianni Rivera, l’ultimo scudetto degli anni Settanta, l’ultimo scudetto prima che il calcio italiano perdesse l’innocenza con il calcioscommesse. Che fra le altre cose avrebbe portato il Milan e buona parte dei suoi campioni in Serie B.

Albertosi, Collovati, Maldera, De Vecchi, Bet, Baresi, Novellino, Morini, Antonelli, Rivera. Buriani. Questa la formazione che agli ordini di Liedholm affrontò un Bologna in lotta per la salvezza e così schierato da Cervellati: Zinetti, Cresci, Castronaro, Roversi, Bachlechner, Maselli, Mastalli, Juliano, Vincenzi, Paris, Colomba. Formazioni memorabili, almeno per noi, come memorabile fu il discorso di Rivera al pubblico che aveva invaso la parte inagibile di secondo anello (il terzo sarebbe arrivato per Italia ’90 ed in ogni caso i posti non erano numerati), mettendo a rischio la propria sicurezza, l’inizio della partita e addirittura lo scudetto del Milan, visto che in caso di ritardo di oltre 45 minuti sarebbe stato teoricamente possibile lo 0-2 a tavolino.

Vedendo la situazione, il questore Sciaraffa si presentò negli spogliatoi dell’arbitro Menicucci e ordinò di non iniziare la partita fino a quando la situazione non si fosse risolta. Non una grande idea, visto che in quell’era pre-steward e pre tutto (anche con poca polizia allo stadio, va detto, pur essendo già molto attivi gli ultras) liberare con la forza una parte dello stadio occuopata non era semplice. L’illuminazione venne a Paride Accetti, assessore allo Sport e Turismo di Milano, che consigliò a Rivera di parlare alla folla. Così il mito rossonero prese il microfono e fu molto convincente, soprattutto quando disse “Rischiamo di perdere la partita”. Nella leggenda, grazie alla televisione, entrò anche il tifoso milanista di Reggio Calabria che chissà come raggiunse Rivera in mezzo al campo. Cose oggi nemmeno immaginabili. 

I tifosi del Milan cominciarono a lasciare la zona vietata di quelli che allora si definivano 'popolari' e i più duri di comprendonio furono aiutati a farlo da alcune sberle tirate da esponenti dei Milan Club. Insomma, la partita iniziò con 26 minuti di ritardo e Menicucci nemmeno fece rientrare le squadre negli spogliatoi per l’intervallo (del resto non si erano stancate molto), preferendo tenere desta l’attenzione ed evitare altre invasioni. Il Milan vinse così lo scudetto della stella, con una squadra sulla carta molto inferiore alla Juventus e certo non superiore a Torino e Inter, per non dire dello splendido Perugia di Castagner che chiuse imbattuto quel campionato.