Calcio

L'Argentina amara di Higuain

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L'attaccante ha dato l'addio all'Albilceleste dopo 10 anni di alti e bassi, in cui come Messi è stato criticato al di là delle sue colpe. Ma se nel 2014 avessero vinto il loro Mondiale...

Gonzalo Higuain ha detto addio all’Argentina, ma è vero anche il contrario visto che dopo il Mondiale non era più stato convocato. L’attaccante del Chelsea, che fra tre mesi tornerà ad essere un problema finanziario della Juventus, in un’intervista a Fox Sports ha dato l’annuncio con parole piene di amarezza per ciò che sarebbe potuto essere e non è stato: “Con l’Argentina ho fatto cose buone, non sento di avere fallito. Ho giocato ai Mondiali e perso finali: poi si parla più dei gol che ho sbagliato che di quelli che ho fatto, ma io mi sento a posto con la coscienza. Per l’Argentina ho dato tutto”. La partenza non proprio voluta dalla Juventus, la delusione nel Milan, la discontinuità nel Chelsea e adesso l’addio all’Albiceleste, dopo un colloquio con Scaloni: probabilmente la peggior stagione nella carriera del Pipita.

Ma restringendo il discorso alla nazionale, davvero la carriera di Higuain è stata deludente così come viene percepita? Il primo a chiamarlo nell’Albiceleste fu Diego Maradona, nel 2009, quando Higuain già da un paio di stagioni giocava nel Real Madrid. Stima confermata inserendolo nei 23 per il Mondiale sudafricano e facendolo giocare quasi sempre da titolare in coppia con Tevez, e il Messi di 23 anni dietro di loro, più Di Maria sulla linea dei centrocampisti… come abbia fatto quella squadra a non vincere il torneo, o comunque ad uscire malissimo (0-4) contro la Germania nei quarti, rimane un mistero al di là della scarsezza di Maradona come allenatore. Di certo, partita con la Germania a parte, Higuain disputò un ottimo Mondiale segnando 4 reti e alzando di molto il suo status.

La prima vera delusione arrivò l’anno seguente, quando nella Coppa America ospitata proprio dall’Argentina fu considerato da Sergio Batista la riserva di Tevez. Il successore di Maradona si ricredette però nel quarto di finale contro l’Uruguay, mettendo in panchina Tevez e facendo partire Higuain. Che non deluse, segnando il gol dell’1-1 e realizzando il suo rigore nella serie finale, che avrebbe mandato avanti la squadra di Tabarez (decisivo l’errore di Tevez, nel frattempo entrato).

Con Alejandro Sabella in panchina Higuain disputò ottime qualificazioni per Brasile 2014 e al termine della sua prima stagione nel Napoli si presentò al suo secondo Mondiale con la coscienza che quello sarebbe dovuto essere il Mondiale della sua generazione, cioè di quella di Messi. E lo fu, perché l’Albiceleste arrivò fino alla finale, pur facendo molta fatica: 1-0 alla Svizzera ai supplementari, 1-0 al Belgio nei quarti (unico gol di Higuain nel torneo), vittoria ai rigori con l’Olanda in semifinale. Nella partita della vita Higuain fu schierato in pratica a fianco di Messi, con Lavezzi ed Enzo Perez sulle fasce: non giocò affatto male, ma nella memoria rimarrà soprattutto la clamorosa occasione sbagliata a tu per tu con Neuer. Anche se il gol della leggenda lo sbagliarono anche altri, primi fra tutti Messi e Palacio.

Nella Coppa America del 2015 Gerardo Martino lo considerò la riserva di Aguero, ma Higuain accettò la situazione giocando discretamente quei pochi minuti concessigli e segnando anche 2 gol. Peccato che nella finale contro il Cile di Sampaoli, padrone di casa, si mangiò il gol della vittoria e poi fu uno dei due (l’altro Banega) a sbagliare il suo rigore. Nel 2016 altra Coppa America, quella del Centenario, Argentina ancora guidata da Martino e Higuain finalmente titolare nel torneo che si disputò negli Stati Uniti. 4 gol e un’attesa spasmodica per un’altra finale, ancora contro il Cile, questa volta allenato da Pizzi. Qui Higuain giocò malino e fu sostuituito al 70’ da Aguero. Non potè quindi tirare i rigori finali, che ancora una vgolta dissero male all’Albiceleste (sbagliarono Messi e Biglia). La pubblicistica sull’Higuian perdente, seconda soltanto a quella sul Messi perdente, toccò i suoi livelli massimi.

Da lì in poi iniziò il suo distacco psicologico dalla Nazionale, con cui dopo il passaggio alla Juventus giocò senza entusiasmare le qualificazioni al Mondiale 2018 per poi essere convocato da Sampaoli in Russia. Praticamente storia di oggi, con Higuain emotivamente staccato dalla quadra: titolare solo contro la Nigeria, senza segnare, e spettatore nella sconfitta con la Francia negli ottavi che con il senno di poi è stata una delle tante occasioni perse del calcio argentino. Adesso il rititiro, a poco più di 31 anni e dopo 31 gol in 75 apparizioni. Come tutti gli esseri umani avrebbe potuto fare di più. Ma ogni ragionamento negativo sarebbe scomparso se l’Argentina avesse vinto la finale del 2014. Che non fu persa solo a causa di Higuain.