Calcio

L'età di Kean e Nicolé

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Con il gol alla Finlandia l'attaccante della Nazionale ha superato come precocità Gianni Rivera ed è secondo nella classifica di tutti i tempi, dietro a un altro giocatore della Juventus. Un ragazzo precoce in tutto, anche nel ritiro...

Moise Kean con il gol alla Finlandia è diventato il secondo più giovane marcatore nella storia della Nazionale, a poco più di 19 anni, superando un mito, anche di precocità, come Gianni Rivera e avendo davanti soltanto un calciatore dimenticato dai più come Bruno Nicolé. Che segnò il suo primo, anzi i suoi primi (doppietta) gol in azzurro il 9 novembre 1958 a Parigi, in un’amichevole contro la Francia, all’età di 18 anni e 8 mesi, essendo nato il 24 febbraio 1940.

Era un’Italia paragonabile a quella di oggi, nel senso che veniva da una mancata qualificazione mondiale, e la FIGC stava provando ad impostare una squadra che avesse un futuro. Diciamo federazione e non citiamo allenatori perché erano gli anni delle famigerate commissioni, cioè tre o più dirigenti, più o meno competenti in materia calcistica, che decidevano la formazione. In quell’occasione di Parigi la commissione del momento aveva come uomo forte Gipo Viani, che credeva nel diciottenne juventino che un anno prima era stato lanciato da Rocco nel Padova. Un Nicolé che proprio come Kean faceva fatica a trovare il suo spazio perché davanti aveva compagni più forti: Boniperti, Charles, Sivori…

Nicolé nasceva come ala, ma la sua struttura fisica era per l’epoca imponente e non a caso dopo l'impresa di Parigi (colpì anche un palo) Gianni Brera lo paragonò a Silvio Piola. Forse non tutti sanno che Nicolé andò vicinissimo ad eseordire in Nazionale addirittura quasi un anno prima, il 15 gennaio 1958, nella famosa partita di Belfast che avrebbe decretato la nostra esclusione dal Mondiale svedese, ma all’ultimo momento Alfredo Foni decise di non rischiare un ragazzino in una partita che si preannunciava molto fisica. Nicolé esordì quindi a Parigi e quella doppietta gli diede una popolarità incredibile in tutta Europa, in un’epoca in cui le occasioni per mettersi in mostra all’estero erano pochissime. Addirittura Nicolé fu votato come diciannovesimo nella classifica del Pallone ‘Oro di quell’anno, primo degli italiani (l’unico altro votato fu Boniperti, venticinquesimo).

In Nazionale non avrebbe giocato tante altre volte, ma in una di queste stabilì un altro record di precocità difficilmente battibile, come più giovane capitano azzurro, a 21 anni e 61 giorni. Per qualche anno fece una buona carriera nella Juventus conquistando tre scudetti prima di avere problemi per una serie di infortuni muscolari, in parte dovuti al peso eccessivo. Iniziò così un rapido declino, con quattro stagioni divise fra Mantova, Roma, Sampdoria e Alessandria, prima di un incredibile ritiro nel 1967, a soli 27 anni. Con 57 gol in serie A, 2 in nazionale (i 2 di Parigi e basta) e tanti rimpianti. Degli altri, più che suoi (stando alle rare interviste), che avendo studiato all’ISEF poi è diventato insegnante di educazione fisica e con il calcio non ha più avuto nulla a che fare. Un personaggio affascinante, uno dei primi calciatori pensanti e forse per questo poco adatto a un calcio che molto più di oggi pretendeva soldatini obbedienti.