Calcio

L'Italia-Finlandia di Bettega

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La più famosa fra le sfide incrociate con in campo gli azzurri e la squadra scandinava fu giocata il 15 ottobre 1977 a Torino, per le selettive qualificazioni mondiali di allora...

La Nazionale gioca con la Finlandia per la quattordicesima volta nella sua storia, una storia che dice che contro la squadra scandinava l’Italia ha perso soltanto in un'occasione, la prima e ai tempi supplementari, ai Giochi Olimpici di Stoccolma 1912. In panchina c’era Vittorio Pozzo, che dopo quella Olimpiade si dimise per diventare direttore tecnico del Torino: gli anni della vera gloria sarebbero arrivati più avanti… Poi l’Italia ha sempre vinto, in partite ufficiali e amichevoli, con l’eccezione di un pareggio nelle qualificazioni europee del 1975, quando la Nazionale era guidata da Fulvio Bernardini, con Bearzot assistente. Ma la partita più importante di tutte è l’Italia-Finlandia del 15 ottobre 1977 a Torino, per le qualificazioni al Mondiale argentino.

Bisogna sempre ricordare che era un Mondiale a 16 squadre, con qualificazioni (di 14 squadre, perché Argentina e Germania Ovest erano qualificate di diritto) difficili, che non perdonavano singoli passi falsi. L’Italia nel suo girone di qualificazione aveva l’Inghilterra, il Lussemburgo e appunto la Finlandia. Detta così, sembra poca cosa... La difficoltà era che passava soltanto la prima, quindi una fra Italia e Inghilterra. E a pari punti valeva la differenza reti complessiva, quindi fare goleade contro le squadre più deboli diventava vitale. Prima di quel 15 ottobre 1977 l’Inghilterra aveva battuto la Finlandia in trasferta 4-1 e in casa 2-1, mentre l’Italia la sua trasferta l’aveva vinta 3-0. Quanto al Lussemburgo, gli inglesi nelle due vittorie gli avevano rifilato un 7-0 complessivo mentre l’Italia ci aveva giocato soltanto in trasferta, vincendo 4-1. Nello scontro diretto di Roma l’Italia era riuscita a prevalere 2-0 sulla squadra ancora allenata da Don Revie, con gol di Antognoni e Bettega. Rimanevano quindi da giocare Italia-Finlandia, Inghilterra-Italia e Italia-Lussemburgo. E la differenza reti diceva più 9 per l’Inghilterra e più 8 per l’Italia. In altre parole, vincendo di goleada l’Italia sarebbe potuta anche andare a Wembley e perdere dignitosamente 2-0, per andare al Mondiale sarebbe nastato il minimo indispensabile con il Lussemburgo.

Gli inglesi dopo le clamorose dimissioni di Don Revie in luglio sembravano essersi riorganizzati e facevano paura, anche per i risultati nelle coppe dei loro club. È difficile spiegarlo oggi, ma si dava per scontato che la squadra di Bearzot avrebbe perso di sicuro a Wembley. Così la partita con la Finlandia si caricò di una tensione pazzesca, nonostante sulla carta la formazione fosse abbastanza scontata. L’unico dubbio era fra il mezzo infortunato Cauisio e Claudio Sala, ma alla fine Bearzot decise per il blocco Juventus, ma sarebbe meglio dire torinese, perché su 16 giocatori fra titolari e panchina soltanto tre (Facchetti, Antognoni e Capello) non giocavano in Juventus o Torino.

Ovviamente si giocava al Comunale di Torino e il dettaglio non era di poco conto perché quella Nazionale veniva spesso fischiata in stadi diversi da Torino (soprattutto a Milano e Roma) e così sarebbe stato fino al 1982. Così alle tre del pomeriggio l’Italia schierò Zoff in porta, Gentile e Tardelli terzini, Mozzini stopper, Facchetti libero, Benetti, Zaccarelli e Antognoni a centrocampo, Causio sulla fascia, Graziani e Bettega di punta. In uno stadio esaurito e fischiante (i granata contro i giocatori juventini e viceversa) l’Italia dominò anche oltre le previsioni, vincendo 6-1 grazie a quattro gol, tre di testa, di uno straordinario Bettega (da vedere e rivedere il suo terzo gol, un gesto tecnico quasi alla Pelé 1958) e a quelli di Graziani e Zaccarelli. Un risultato che avrebbe permesso di perdere in scioltezza 2-0 a Wembley, bastando poi l’1-0 con il Lussemburgo. In altre parole, soltanto in caso di tracolllo in Inghilterra, nell’ordine del 5-0, la situazione avrebbe potuto farsi preoccupante. Insomma, eravamo già in Argentina anche se non si poteva dire. In tribuna il c.t. inglese Ron Greenwood, che aveva sperato in una Finlandia almeno decente, la prese con stile. E in serata andò addirittura a cena con Bearzot…

Quasi superfluo ricordare che l’Italia a Wembley avrebbe perso proprio 2-0, per poi staccare il biglietto mondiale contro il Lussemburgo. Di certo l’Italia-Finlandia di Mancini non è una partita quasi senza domani come era quella, ma la Nazionale arriva da un periodo paragonabile a quello di metà anni Settanta.