Calcio

Dieci mesi senza Zidane

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Con una scelta in parte a sorpresa il Real Madrid ripropone l'allenatore delle ultime tre Champions vinte, al posto di Solari. Per Florentino Perez un usato sicuro, per l'ex campione francese una sfida coraggiosa...

A nemmeno dieci mesi dalle sue dimissioni, Zinedine Zidane è tornato sulla panchina del Real Madrid, sostituendo Santiago Solari e firmando con Florentino Perez un contratto fino al 2022. La degna conclusione di una stagione da buttare, dopo otto consecutive in cui come minimo i Blancos erano arrivati alle semifinali di Champions League. Una stagione iniziata con il folle, per le modalità, ingaggio di Lopetegui mentre da commissario tecnico si apprestava a guidare la Spagna al Mondiale, proseguita con Solari e adesso tornata al punto di partenza. Con l’allenatore delle ultime tre Champions League alzate e nella sostanza la stessa squadra, più vecchia di un anno e senza Cristiano Ronaldo. Solari saluta con un Mondiale per club (queste sono per il Real le stagioni da buttare...), ma probabilmente rimarrà in società visto che il suo stile a Perez è piaciuto molto e che avere un traghettatore in casa fa sempre comodo.

Ma venendo a Zidane, bisogna dire che la sua firma ha sorpreso anche la maggioranza degli osservatori del Real. Sia dal punto di vista societario, perché Perez non ha mai nascosto il suo debole per Mourinho e la voglia di vincere insieme a lui quella Champions sfuggita di poco tre volte su tre, sia da quello di Zidane perché l’ex campione del Bordeaux, della Juventus e dello stesso Real si era tirato fuori l’anno scorso ritenendo finito un ciclo, più per le tante vittorie che per problemi di età visto che gli unici davvero avanti con l’età erano CR7 e Modric. A parte Vinicius, non è che il Real abbia aggiunto in questa stagione talenti straordinari, quindi è chiaro che lo Zidane 2019 è uno Zidane ben diverso da quello che nel 2016 fu buttato nella mischia al posto di Rafa Benitez: uno Zidane che il 3 gennaio alla guida di un Castilla con punte di diamante Mariano Diaz e Odegaard faticava contro il La Roda, mentre già il 9 guidava il Real Madrid a un 5-0 contro il Deportivo la Coruna.

Di sicuro avrà una maggiore voce in capitolo sul mercato, anche se i colpi che fanno la storia (i Neymar o gli Mbappé della situazione) li gestirà come al solito direttamente il presidente. Non avrà di certo problemi tattici, visto che nei suoi due anni e mezzo di Real ha cambiato diversi schemi, terminando con il 4-3-1-2 che gli permetteva di valorizzare al massimo Isco. I problemi saranno le solite aspettative galattiche, aumentate anche dal palmares di Zidane allenatore che evidentemente a inizio 2016 non esisteva. Con il senno di poi scelta psicologicamente da Florentino, come a dire “Non è cambiato niente, siamo sempre il Real”, ma molto più coraggiosa dal punto di vista di Zidane che sembrava tagliato su misura per l’ennesimo inseguimento del Sacro Graal da parte del PSG.