Calcio

Marek Hamsik, la storia del Napoli

© SSC NAPOLI via Getty Images

La partenza verso la Cina del campione slovacco è il pretesto per riflettere sulla storia recente di un club che all'inizio degli anni Duemila era praticamente scomparso...

Dopo 12 anni Marek Hamsik lascia il Napoli o il Napoli lascia Marek Hamsik, è la stessa cosa, per 20 milioni di euro (al club di De Laurentiis) e 27 (netti) al centrocampista slovacco spalmati su tre stagioni. Un’operazione figlia della situazione ormai accettata da tutti in serie A: se non puoi vincere lo scudetto e non puoi fare peggio del quarto posto nemmeno facendo apposta, come nel caso della squadra di Ancelotti, tanto vale lavorare per il futuro già a metà stagione. E nel futuro del Napoli il trentaduenne Hamsik non rientrava. Al di là del grande amore di Napoli nei suoi confronti, adesso che sta per andare al Dalian Yifang è interessante ricordare che cos’era il Napoli nell’estate 2007.

Prima di tutto era già di De Laurentiis, da tre anni: il produttore cinematografico l’aveva rilevato in tribunale e senza titolo sportivo. Il club era infatti rimasto a fatica in Serie B, ma dovette ripartire dalla categoria inferiore, con Ventura allenatore, riuscendo a tornare in B solo al secondo tentativo quando sulla panchina c’era ormai da un pezzo Reja. Promozione in A sempre con Reja alla guida ed eccoci all’estate 2007, quella del ritorno nel massimo campionato dopo sei lunghi anni. È il Napoli di Paolo Cannavaro. Bogliacino, Maldonado, Calaiò, De Zerbi, Domizzi, Dalla Bona, Grava, Iezzo, Savini, Sosa, Trotta, per citare i giocatori più rappresentativi. Già sulla carta una squadra in grado di salvarsi senza problemi, che in estate De Laurentiis rinforzò con acquisti a relativamente basso costo, nessuno superiore ai 5 milioni di euro di esborso: dal San Lorenzo il ventiduenne Lavezzi che nella prima esperienza italiana (al Genoa) aveva fallito, dal Danubio Walter Gargano che di Hamsik diventerà cognato sposando sua sorella Michaela, dal Parma Contini, all’epoca difensore molto promettente, più in comproprietà dalla Juventus Blasi e Zalayeta. 

In quell’estate il ventenne Hamsik era abbastanza ricercato, dopo tre buone stagioni al Brescia, ma certo non era l’uomo mercato e il Napoli riuscì a prenderlo per un quarto della cifra che incasserà per lui a fine carriera dai cinesi. Giusto riproporre la formazione del Napoli al ritorno in Serie A, al San Paolo contro il Cagliari. Reja schierò il suo 3-5-2 con Iezzo in porta, Cupi, Maldonado e Contini in difesa, Garics, Blasi, Gargano, Hamsik e Savini a centrocampo, Lavezzi e Calaiò in avanti. Davanti a 39.026 spettatori, il doppio dei presenti sabato scorso per l'ultima di Hamsik, il Cagliari di Giampaolo vinse 2-0, ma la storia ripartì fino alle (quasi) vette attuali, con il secondo posto in serie A dato quasi per scontato dall'ambiente. E nella sua versione moderna questa storia Hamsik l’ha percorsa tutta, per molti anni (definitivamente da quando è stato ceduto Cannavaro, nel 2014) da capitano e in tanti ruoli diversi. Per questo al di là dei tanti record, più volte elencati, si può dire che sia stato il terzo più importante giocatore nella storia del Napoli, dopo Maradona e Antonio Juliano.