Calcio

Mihajlovic e un Bologna da dimenticare

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L'allenatore serbo, tornato sulla panchina rossoblu dopo dieci anni, ha una rivincita da prendersi. Senza quell'esonero probabilmente avrebbe avuto una grande occasione...

Quella del Bologna è la decima metaforica panchina su cui si siede Sinisa Mihajlovic, tenendo nel conteggio anche gli anni da vice di mancini all’Inter e la sua prima esperienza bolognese, che poi fu la prima da capo-allenatore. Stiamo parlando soltanto di dieci anni fa, eppure sembra trascorso un secolo. Di certo l’allenatore serbo non si è dimenticato di quel campionato salendo su treno in relativa corsa, a novembre 2008 sostituendo Daniele Arrigoni, e finito prematuramente con un esonero, nell’aprile successivo, per far posto a Giuseppe Papadopulo.

Dopo essere stato contattato dalla famiglia Menarini, cioè i proprietari del club, delusa per il penultimo posto in classifica nonostante il Bologna fosse solo una neopromossa, Mihajlovic risolse il contratto con l’Inter dove comunque era in stand-by (Mourinho aveva i suoi collaboratori) e si presentò a Casteldebole, con Angelo Antenucci come secondo e con le idee chiare: 4-5-1 in attesa di passare al’amato 4-4-2, tanta grinta e spazio ai giocatori più motivati. Buona la prima, un pareggio casalingo contro la Roma, con una formazione che a parte qualche nome dice tutto del matariale umano a disposizione del tecnico: Antonioli – Zenoni, Terzi, Moras, Lanna – Adailton, Marchini, Carrus, Mudingayi, Valiani - Di Vaio. Con questa squadra Mihajlovic provò ovviamente a non prenderle, prima di tutto: cinque pareggi di fila prima del 5-2 sul Torino del 13 dicembre, tripletta di Di Vaio e testa messa fuori dalla zona retrocessione.

Amara l’uscita negli ottavi di Coppa Italia contro la Roma, ambiente che non ha mai amato (ricambiato) il Mihajlovic giocatore ed ha tenuto la stessa linea con l’allenatore, ma in campionato a forza di pareggi il Bologna rimase a galla. Con il club che fece a Mihajlovic un grosso regalo nel mercato di gennaio, prendendo Osvaldo dalla Fiorentina per 7 milioni di euro. L’attaccante argentino si fece però male quasi subito, chiudendo il campionato con zero gol e lasciando il peso offensivo tutto sulle spalle di Di Vaio. Il 21 febbraio la sfida tanto attesa, contro l’Inter di Mourinho: nonostante il divario tecnico il Bologna se la giocò benissimo, piegato solo nel finale da un gol di Balotelli.

Il Bologna rimase fino a fine marzo sopra la zona retrocessione, ma non riuscì a vincere quasi più anche se dava sempre l’impressione di essere una squadra organizzata. Al punto che Mihajlovic era uno degli emergenti del momento, favorito per la successione di Delio Rossi sulla panchina della Lazio e con la mezza promessa di Moratti di allenare l'Inter del dopo-Mourinho. Ma nel calcio tutto cambia in pochi giorni e l’11 aprile il Siena dominò al Dall’Ara, rispedendo il Bologna fra le condannate, nonostante avesse il secondo miglior cannoniere del campionato dietro Ibrahimovic, cioè Di Vaio. In un confronto con i tifosi volarono parole grosse e con la salvezza da conquistare i Menarini decisero per l’esonero: Mihajlovic chiuse con 17 punti in 20 partite, 3 vittorie, 8 pareggi e 9 sconfitte (fra cui le quattro consecutive nelle ultime quattro partite). Il Bologna di Papadopulo strappò la salvezza all’ultima giornata, battendo il Catania, e Mihajlovic ripartì qualche mese dopo proprio da Catania. In dieci anni, quelli dai 40 ai 50, è passato dall’essere uno degli allenatori del futuro ad essere un solido allenatore per il presente: di solito non è un complimento, ma a Bologna Mihajlovic ha molte rivincite da prendersi. Anche se la motivazione è sempre stato l'ultimo dei suoi problemi.