Calcio

Piatek e altri giochi Preziosi

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La cessione dell'attaccante polacco al Milan sarebbe la più grande plusvalenza realizzata dal Genoa negli ultimi 15 anni. Pieni di buone intuizioni di mercato, ma con un tetto alle ambizioni ben preciso...

La vendita di Krzysztof Piatek al Milan per 40 milioni di euro o giù di lì è l’ennesimo colpo di mercato di Enrico Preziosi da quando è proprietario del Genoa, cioè da più di 15 anni. Colpo in uscita, ovviamente, perché raramente, diciamo pure mai, i tifosi rossoblu hanno festeggiato l’arrivo di un giocatore al massimo della sua parabola e quindi del suo valore. Bisogna ricordare che Piatek nell’estate 2016, quando aveva già 21 anni, fu valutato 700.000 euro dal Cracovia che lo prese dallo Zaglebie Lubin, e che sei mesi fa il Genoa lo portò in Italia per poco meno di 5 milioni. Insomma, al di là delle modalità di pagamento il valore di Piatek si è decuplicato nel giro di sei mesi e non ci ricordiamo nella storia del calcio una progressione analoga in così poco tempo, nemmeno per giocatori lanciati da un Mondiale. Di sicuro l’operazione Piatek non è stata un caso, anche se gestire un club in questo modo è possibile soltanto quando c’è un tetto alle ambizioni e i tifosi non ambiscono a nulla di più di una tranquilla salvezza. Nessuno è così vecchio per avere vissuto gli scudetti del Genoa: questa banale considerazione anagrafico-temporale è per Preziosi fonte di ricchezza e relativa tranquillità. A volte la mancanza di ambizioni è un vantaggio. 

L’industriale del giocattolo ha comprato il Genoa nell’ormai lontano 2003, con il club appena retrocesso in C1. Fra colpi di fortuna come l’allargamento della B dovuto al caso Catania e tragedie (meritate) come la vicenda di Genoa-Venezia che portò in pochi giorni dalla A alla C1, Preziosi non si è quasi mai fatto mancare grandi incassi dal mercato e nell'ultimo decennio questa sua politica è diventata una scienza. Nel terribile 2004-2005 vende (prestito con un diritto di riscatto che sarà esercitato) Diego Milito al Saragozza, la metà di Behrami alla Lazio e addirittura Lavezzi (per pochissimo) al San Lorenzo. Nel 2007 Criscito alla Juventus, nel 2008 Borriello al Milan. Nel 2009 Milito (l’anno prima riacquistato) e Thiago Motta all’Inter, più Bonucci al Bari. Nel 2010-11 Ranocchia all’Inter e Bocchetti al Rubin Kazan, più il prestito di Boateng al Milan che diventerà cessione. Poi Rafinha al Bayern, El Shaarawy al Milan, Criscito (anche lui riacquistato) allo Zenit, Destro alla Roma, Palacio all’Inter, e via fino ai giorni nostri con le partenze a vario titolo di Immobile, Sturaro, Vrsaljko, Bertolacci, Iago Falque, Pavoletti, Ansaldi, Perotti, Rincon, Pellegri, Simeone, Perin e tanti altri.

Guardando le entrate e le uscite di mercato, più che ai bilanci, si nota che nell’era Preziosi il Genoa è sempre stato in larghissimo attivo (soprattutto nell'ultimo decennio) o in sostanziale pareggio di mercato, con una presenza costante nelle partiti basse della classifica di serie A e due sole stagioni memorabili, quella del quinto posto 2008-09, in cui sfiorò la Champions League con la squadra dei Milito, dei Thiago Motta e dei Criscito, allenata da Gasperini, e quella del sesto posto 2014-15 ancora con Gasperini in panchina. Con 21.569 spettatori di media a partita il Genoa è l'ottavo pubblico della Serie A dietro a Inter, Milan, Juventus, Roma, Lazio, Napoli, Fiorentina, con numeri dello stesso ordine di grandezza di Bologna, Udinese, Torino, Atalanta e diciamolo, Sampdoria. In altre parole, stiamo parlando di un club che allo stadio è l’ottavo d’Italia, ma potrebbe anche essere il dodicesimo, e che come bacino d’utenza (diciamo pure pubblico televisivo e acquirenti di merchandising) non potrà mai essere Milano, Roma, Torino, Napoli… In altre parole, Preziosi fa i suoi interessi ma nel calcio di oggi sovvertire i valori sarebbe quasi impossibile anche per lo sceicco della situazione. Senza contare il fatto che i giocatori con grande potenziale sono poi i primi a vedere il Genoa come trampolino di lancio e non come punto di arrivo: tanto vale cederli al momento giusto, al massimo del loro valore.