Calcio

Le due carriere di Petr Cech

© Getty Images

Il portiere dell'Arsenal ha annunciato il ritiro dal calcio giocato, un po' perché Emery gli preferisce Leno e molto perché pensa di avere già dato tutto in una vita che si può dividere in due parti: prima e dopo il 14 ottobre 2006...

In un mondo in cui le carriere agonistiche si prolungano spesso oltre i limiti delle possibilità umane, o anche solo della decenza, fa impressione che un grande portiere decida di lasciare il calcio a nemmeno 37 anni (li compirà il prossimo 20 maggio) di età. Per questo il ritiro annunciato da Petr Cech è una notizia: ha sì perso il posto da titolare nell’Arsenal, visto che Emery da ottobre gli preferisce costantemente Leno, ma se volesse non avrebbe problemi a farsi qualche altro anno in Premier League, senza bisogno di intristirsi in qualche emirato o in Cina. Onore al portiere ceco, quindi, fenomenale da giovane e comunque di altissimo livello dopo il 14 ottobre 2006. Sì, perché la vita di Cech si divide in prima e dopo l’incidente.

Da due anni era una delle colonne del primo Chelsea di Mourinho, due Premier League su due tentativi, quando all’inizio della partita contro il Reading, al Madejski Stadium, l’impatto  della sua testa con il ginocchio destro di Stephen Hunt lo portò vicino alla morte. Interminabili minuti a terra, prima di essere portato via e sostituito da Carlo Cudicini in una partita davvero maledetta, perché poi si fece  male anche il portiere italiano e fra i pali fino al 90’ andò John Terry. Da ricordare un Mourinho furioso con Hunt (questi impatti potrebbero quasi sempre essere evitati da un comportamento corretto del giocatore di movimento), con l’arbitro Riley e anche con la lentezza del trasporto in ambulanza. Non aveva torto, perché salvare Cech si trasformò davvero in una questione di minuti. Fu operato per la frattura al cranio ed uscì dalla zona pericolo, ma avrebbe avuto problemi ben più seri del semplice mal di testa per molti anni.

Due settimane dopo quel tremendo incidente un Cech ancora in stato confusionale si presentò a sorpresa all’allenamento. Mourinho gli impedì di scendere in campo e i medici del Chelsea lo convinsero a rimanere a casa per altre settimane, con lui che nemmeno si ricordava dell’incidente. Lo avremmo rivisto in una partita soltanto il 20 gennaio del 2007, contro il Liverpool, indossando il celebre caschetto da rugbista che sarebbe diventato quasi una parte del suo corpo di sicuro della sua immagine. Una protezione soprattutto psicologica, che gli servì a tornare subito una buona copia del Cech di prima, protagonista in campionato e nella vittoriosa finale di FA Cup contro il Manchester United. Dal Chelsea se ne sarebbe andato soltanto nel 2015, ancora con Mourinho in panchina e chiudendo con un campionato vinto, sia pure da comprimario perché l’allenatore portoghese gli aveva preferito l’emergentissimo Courtois, che per diversi aspetti (non solo la statura) lo ricorda.

Cosa sarebbe diventato Cech senza quell’infortunio a 24 anni? Stiamo parlando di uno rimasto comunque ad alti livelli, con una costanza di rendimento notevole e una sola grande lacuna tecnica, quella nel gioco di piede: buono il suo sinistro spazzatutto, ma l’impostazione richiesta oggi non solo dai guardiolisti osservanti richiede altre doti. Non crediamo di esagerare dicendo che godrebbe della considerazione di Buffon e di Neuer, per parlare di campioni del presente. Ma è vivo, ha vinto tantissimo e sembra un uomo con tanti interessi: a molti è andata decisamente peggio.